
Lamezia Terme - “Da metà febbraio gli open data, e i comuni, sono entrati nell’era dell’illegalità - scrive in una nota Emilio Mastroianni (Smart Mediterranean Laboratory smedlab). Sono scaduti i termini previsti dal decreto legge 90/2014, convertito dalla Legge 114 dell’11 agosto, secondo cui le pubbliche amministrazioni erano obbligati a fornire i dati in formato aperto a partire da 180 giorni dall'entrata in vigore della legge. Con tanto di sanzioni per gli inadempienti.Nonostante la velocità di Renzi open data è la Cenerentola dell’ Agenda Digitale. Infatti non si merita l’attenzione del governo e si conente così alle pubbliche amministrazioni una tanto sfrontata inadempienza della legge.In compenso fiumi di parole e di ipocrisie sulla lotta alla corruzione e alla illegalità.Ma se la fonte di tutte e due è la P.A. di cosa discutiamo nei convegni. Tutti sanno cosa fare per limitare ed eliminare corruzione e illegalità ma nessuno vuole attuare una P.A. trasparente. Nella opacità si annida l’illegalità e la corruzione.Sarebbe bello sentire i sindaci ed i governatori su quanto impegno e in quanto tempo vogliono rendere trasparenti le amministrazioni che governano".
"Provate ad andare a cercare informazione su molti siti della P.A. ed avrete la conferma che nessuno deve sapere. Da un recente studio del Politecnico di Milano risulta che solo il 41 per cento dei Comuni pubblica i dati. Di questi, il 66 per cento nega di volerlo fare in futuro e solo uno su tre rispetta le Linee guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale sulle modalità di pubblicazione dei dati. Non solo: i dati pubblicati servono a poco, dato che le amministrazioni non mettono a disposizione quelli davvero significativi, Solo il 16 per cento li aggiorna e solo il 30 per cento permette un’interazioni Le giustificazioni : il 60 per cento dei Comuni dice di non avere personale interno da dedicare e il 43 per cento lamenta risorse economiche insufficienti. Il 25 per cento rileva “scarso interesse da parte della componente politica”, si legge nel rapporto del Politecnico.In un Paese che lotta da sempre contro la corruzione pubblica e che avrebbe bisogno di rilanciare le proprie Pmi, non sfruttare la miniera di dati pubblici è un delitto. La trasparenza è arma fondamentale e l'ultima conferma si è avuta in Grecia: Syriza, all’indomani della vittoria, ha lanciato una piattaforma digitale (“Diavgeia”, “Trasparenza”) dove le amministrazioni devono pubblicare leggi e decisioni prima che queste entrino in vigore. In Italia invece tutto fermo, e l'ultimo Open Data Barometer (della World Wide Web Foundation) ci fa perdere due posizioni (ora siamo 22esimi) nel 2014. Gli open data toccano il nervo più debole della cultura digitale (e non solo digitale) italiana. E' ciò che ci costringe ad andare contro un'atavica tradizione di burocrazia: di poteri chiusi nel proprio piccolo o grande recinto. Gli stessi problemi che rallentano tutto l'impianto dell'Agenda e hanno ostacolato l'Agenzia per l'Italia Digitale si manifestano in piena luce con la questione degli open data. Perché è proprio qui la prima linea per combattere quei retaggi. Ecco perché è la battaglia più difficile da vincere. Ma, per lo stesso motivo, è anche la più importante da fare , per cambiare l'Italia e poi la Calabria e anche Lamezia”.
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