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Lamezia Terme – “Il mare...la condizione che emerge dalla classificazione predisposta per l’inizio stagione balneare, come già accaduto in passato, appare più ottimistica rispetto a quella dei mesi di maggiore affluenza sui litorali e percepita dai bagnanti”. E’ quanto afferma in una nota Giuseppe Gigliotti, presidente di Italia Nostra Lamezia, sulla condizione del mare calabrese.

“Si continua a sottovalutare la necessità della tempestiva informazione da fornire ai cittadini – aggiunge - con la divulgazione in luoghi facilmente accessibili e nelle immediate vicinanze delle aree di balneazione tutti i dati sulla qualità e classificazione delle acque marine, dei profili e delle criticità ambientali di ogni tratto di costa come indicato dalle norme e direttive nazionali ed europee, per evitare i gravi rischi per la salute individuati e segnalati dal Ministero della Salute. In Calabria e, in particolare, a Lamezia Terme si continua a trascurare la necessità della ‘tempestiva informazione da fornire ai cittadini con la divulgazione in luoghi facilmente accessibili e nelle immediate vicinanze delle aree di balneazione’ i dati sulla qualità e classificazione delle acque marine, dei profili e delle criticità ambientali di ogni tratto di costa come indicato dalle norme e direttive nazionali ed europee”.

“Si continua ad ignorare sia la straordinaria biodiversità e specificità degli ecosistemi rilevati nel Tirreno calabrese – dice - e, in particolare nel Golfo di Sant’Eufemia, sia  la grande varietà e specificità degli assetti geo-strutturali e idro-geomorfologici del nostro Territorio e che costituiscono un patrimonio unico in tutta la Penisola del Bel Paese

L’insieme della classe dirigente continua a sottovalutare le importanti scoperte delle due specie che vivono tra i 70 ed  90 metri di profondità nelle acque del mare lametino e alle quali è stato assegnato il nome di Topsentiacalabrisellae e  Halicona fimbriata. Le stesse due specie megabentoniche e specificità delcontestoidrogeomorfologicodel golfo lametino sono invece oggetto d’interesse e di studio in molti centri di ricerca e dell’Università di Cambridge”.

“Anche in considerazione del fatto che lo stesso contesto – conclude - tra l’altro, rende possibile in una superficie di pochi chilometri quadrati la presenza di varie oasi di Coralli finora non rilevata in nessun altra area dell’intero Mediterraneo. Peccato che la classe politica sottovaluti in maniera incomprensibile il mare come patrimonio calabrese e lametino”.

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