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Lamezia Terme  - Anche il Sindaco di Lamezia Terme ha sottoscritto la lettera promossa dall'Anci Nazionale e indirizzata, tra gli altri, anche al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi per manifestare la preoccupazione dei Sindaci italiani per quanto riguarda le difficoltà dei Comuni. Ecco la lettera indirizzata al presidente del Consiglio Renzi, a Maria Elena Boschi Ministro per le Riforme Costituzionali e Rapporti con il Parlamento, a Pietro Carlo Padoan Ministro dell'Economia e delle Finanze, a Graziano Delrio Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, a Pier Paolo Baretta Sottosegretario ministero dell'Economia e delle Finanze, a Gianclaudio Bressa Sottosegretario Ministero per gli Affari Regionali e Autonomie.

“Caro  Presidente, ci rivolgiamo a Te  per  manifestare la  grande preoccupazione nostra e dei Sindaci italiani per alcune rilevanti criticità che investono la vita dei nostri Comuni. Non ci sfuggono le difficoltà per ricondurre il  nostro Paese su un sentiero di sviluppo e crescita. E per  questo  guardiamo con speranza ai  primi segnali positivi· di possibile ripresa. Risultati a cui non è certo estraneo l’impegno dei  Comuni, che hanno contributo  al risanamento  dei conti pubblici in modo   molto significativo e oneroso devolvendo allo  Stato, dal  2010 al  2014, oltre 17 miliardi di euro a cui aggiungere nel 2015 un ulteriore sforzo di 1 miliardo e  mezzo da spending review e 1.8 da Patto di stabilità. Ne’ sottovalutiamo le innovazioni acquisite per i Comuni in questi mesi - sia  nella legge di stabilità, sia nel decreto milleproroghe e in  altri  provvedimenti legislativi – sulla base di un  positivo rapporto negoziale tra  ANCI e Governo. Quel che oggi ci spinge a rivolgerei  alla  Tua  personale attenzione è la urgente necessità di dare  soluzione a questioni che,   avrebbero dovuto trovare accoglimento nella Legge di stabilità e invece sono state stralciate rimanendo a tutt’oggi irrisolte. Proprio per favorire l’adozione di  soluzioni, l’ANCI, con  spirito pragmatico, in  queste settimane ha proseguito il confronto con  il Governo, registrando - con  i Ministeri dell’Economia e delle Autonomie e tecnici della  Presidenza del  Consiglio dei  Ministri - soluzioni condivise che tuttavia, per  ragioni che   davvero ci  risultano incomprensibili, non  si  sono tradotte  in provvedimenti del Governo e del Parlamento. Ci  riferiamo in  primo luogo alla  urgenza di  tradurre in  atto   di  legge  l’Intesa  - sottoscritta in  Conferenza Unificata nella  scorsa settimana  - che  consente  maggiore sostenibilità  della   armonizzazione  contabile,  nonché  offre soluzioni  ragionevoli  alle sanzioni di  Patto per  annualità  pregresse ed  irregolarità  formali, e  soprattutto  misure indispensabili per   il  decollo   delle  Città Metropolitane (alleggerimento sanzioni, differenziazione del carico della  manovra rispetto alle  Province).Una   questione  particolare  critica  che   richiede una  soluzione a  breve  - per l’evidente incidenza sulla redazione dei  bilanci  - è  la  materia di IMU /TASI . A tutt’oggi non  è stato ricostituito il Fondo compensativo di  625 milioni riconosciuti come indispensabili nel  2014 a 1800 Comuni (pari  a 30  milioni   di  abitanti) per  evitare che subissero  una  perdita di   gettito  nel   passaggio  dal   regime  IMU  alle   aliquote  Tasi.

L’assenza di queste risorse rappresenta per  quei  Comuni, già gravati pro quota del  taglio di  l  miliardo e  mezzo,  un   raddoppio del  taglio   e  l’oggettiva impossibilità di  chiudere i bilanci.Permane altresì critica  la  condizione dei  Comuni montani a cui  il nuovo regime fiscale sui  terreni agricoli impone una devoluzione allo Stato del gettito stimato quale che sia   il  gettito   realmente  percepito. Trattandosi  per  la  più  parte di  piccoli  Comuni  con bilanci minimi, qualsiasi scostamento  nel  rapporto entrate/uscite  risulta insostenibile, con  il rischio di tradursi in un  taglio  aggiuntivo.Infine  e’  con  vero  allarme che  richiamiamo l’attenzione  Tua  e  del  Governo sulla condizione di assoluta criticità in  cui  versano le  nuove Città  metropolitane,  che  sono gravate di un  taglio  particolarmente oneroso -  l miliardo nel  2015 e altri  2 nel  biennio 2016-17 -  dovendo peraltro  onorare tutti  gli  impegni dei  precedenti enti.  Peraltro la complessa materia delle  funzioni delegate dalle  Regioni  stenta a trovare regolazione - e però  la  legge  obbliga    Città metropolitane a assicurare  continuità nella  erogazione di servizi  - e i percorsi di mobilità verso  altre amministrazioni del 30% del personale - da cui dovrebbero derivare risparmi  di  spesa - non  sono   per  ora  attivati per  incompletezza di norme e  procedure e il  personale, con  tutti i relativi oneri diretti e indiretti, continua a essere interamente a carico delle  Città  metropolitane e degli   enti  provinciali di secondo grado.Vale  la  pena di  ricordare che  Città   metropolitane -  come  gli  enti   provinciali  di secondo grado  -  hanno l’inderogabile dovere  di  assicurare servizi  essenziali, tra cui  la manutenzione di edifici scolastici, reti  stradali, assistenza ai disabili, che  se non  garantiti espongono i cittadini a gravi  rischi e le strutture amministrative a responsabilità’ civili e penali.  E  dunque  garantire  le   risorse  necessarie   è   una   urgenza  assolutamente ineludibile. Senza poi  sottacere che  le Città  metropolitane sono  enti  peculiari e  distinti dalle  province di  secondo grado, con  funzioni fondamentali  proprie che  richiedono una differenziazione nell’applicazione  della  manovra fra  Città metropolitane e Province. Città metropolitane   che  dovrebbero - rappresentare, come   negli  altri   Paesi  avanzati, i motori veri dell’innovazione e dello  sviluppo, nonché avere  poteri, regole  e risorse per  presentare il volto dell’Italia nel mondo.

E  infine vi  è  l’urgenza di   adottare misure di  semplificazione  ordinamentale concordate tra ANCI e Governo, ma non incluse nella Legge  di stabilità. Siamo  naturalmente   consapevoli  che    dare  soluzione  alle    questioni  indicate richiede la disponibilità di  risorse. Riteniamo che ciò  non sia impossibile tenuto conto di maggiori introiti fiscali derivanti da   ripresa di  consumi e di  produzione e  dal recente accordo itala-svizzero sul rientro dei  capitali  depositati all’estero (oggi contabilizzati nel bilancio dello Stato  per  1euro). Di fronte a tutto ciò  - con il consenso unanime del  Comitato Direttivo della nostra Associazione - chiediamo con forza al  Governo  di emanare un “decreto legge Enti  locali “che includa le misure normative, amministrative e finanziarie, di immediata ed  urgente applicazione   che consentano  di   ottemperare  agli   obblighi  di  legge   ed   istituzionali  e soprattutto alle  nostre responsabilità verso i cittadini.Così la emanazione di  un DPCM  che  dia  attuazione - anche solo  parziale   -   all’ art. 24  del  decreto legislativo   68 /2011  sul Federalismo fiscale (già  oggi  legge   dello Stato)  consentirebbe  di   garantire  alle  Città  metropolitane  le   risorse  necessarie  alla gestione delle funzioni a loro  attribuite dalla legge Delrio. E  Ti  chiediamo un  incontro urgente per   definire le  questioni qui   richiamate  e aprire  cosi   davvero una  nuova  fase  di  riassetto della finanza locale che affermi l’ autonomia, la centralità e  la responsabilità dei  Comuni e  delle Città metropolitane  nel nuovo quadro istituzionale, che consenta a noi   Sindaci di  partecipare  attivamente ed accompagnare con  spirito di  innovazione e di  coesione istituzionale le riforme strutturali e di sistema indispensabili per  il cambiamento dell’Italia”.

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