
Lamezia Terme - Ha toccato Sambiase, S. Eufemia e infine Nicastro la cerimonia per le celebrazioni del 4 novembre, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, che ricorre nell’anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale. Una cerimonia ufficiale che come ogni anno ha visto la partecipazione delle massime autorità civili, religiose e militari - rappresentate rispettivamente dal sindaco Mascaro, dal vescovo Cantafora, dal comandante del II Reggimento d’Aviazione dell’Esercito “Sirio” con sede a Lamezia Terme – in un corteo aperto dal gonfalone della città, che partendo da piazza Ardito si è portato di fronte alla stele dei caduti per la tradizionale deposizione delle corone d’alloro. Hanno aperto la cerimonia l’ingresso degli stendardi delle associazioni combattentistiche e d’arma, l’alzabandiera e la lettura dei discorsi inviati dal Capo dello Stato e dal Ministro della Difesa, seguite da un breve e toccante intervento del presidente regionale delle associazioni combattentistiche Colloca.
Incentrato sul concetto di patria e sull’importanza della memoria storica il discorso di Mascaro. Non può esistere futuro per un popolo e per un territorio se il suo presente non sa ricordare ciò che è il suo passato e la sua storia” ha esordito. Quindi il riferimento ai tanti uomini e alle tante donne “eroiche” che con il sangue o con il lavoro hanno permesso di creare il substrato della nazione. Uomini del passato ma anche del presente, perché significativo per Mascaro è l’apporto quotidiano delle Forze dell’Ordine a favore di “legalità, pace, prospettive di benessere dei popoli, solidarietà”. Anche Cantafora, dopo aver fatto riferimento al debito di sangue che la guerra porta con se, sottolinea come sia necessario “ricercare nella pace il bene comune” e dunque invita la città ad uscire dai particolarismi nella prospettiva di “giorni sereni”.
Giulia De Sensi






© RIPRODUZIONE RISERVATA