
Lamezia Terme - A poche settimane del ritorno in Aula del Piano di riequilibrio per avere il varo definitivo, e in attesa nei prossimi giorni del Consiglio comunale sul Consolidato, i cittadini si interrogano sul futuro di Lamezia Terme. Da un lato un'Amministrazione che proporrà la "sua" soluzione in parte già conosciuta con la proposta di un Piano di riequilibrio probabilmente spalmato in dieci anni, finalizzato a far fronte al disavanzo pari a 50mln di euro, contestato da più parti e più volte "giustificato" dall'attuale sindaco Mario Murone che andrà per la sua strada ottemperando, come più volte dichiarato, a quelli che sono i "suggerimenti" della Corte dei conti. Il momento è atteso anche per conoscere le determinazioni dei consiglieri comunali. Alcuni dei quali, anche all'interno della maggioranza, non sembrano pienamente convinti della scelta decisa. Ma tant'è! Vedremo cosa accadrà.
Dall'altro lato, si pongono molti quesiti fin da ora su come sarà gestito il lasso di tempo che va da oggi alle elezioni Politiche del 2027 e se questa Amministrazione reggerà. Il centrodestra, nonostante le apparenze, le critiche e gli attacchi subiti, cercherà di "resistere". Si sa che dalle postazioni di "comando" si gestisce meglio la campagna elettorale e le ambizioni di chi tenterà la scalata a Montecitorio o Palazzo Madama. A meno di grosse sorprese, come la bocciatura da parte della Corte dei conti del Piano di riequilibrio, il centrodestra cercherà dunque di far quadrato, pur sapendo che "senza soldi non si cantano messe", ovvero un'Amministrazione di un Comune senza disponibilità economica, può promettere ben poco. Poi c'è il triste dato di un centrosinistra che a Lamezia è "poca cosa". Manca un leader carismatico e che, piaccia o non piaccia, ancora per qualche anno poteva essere la candidata a sindaco, Doris Lo Moro ma così non è stato per varie responsabilità anche interne alla coalizione stessa che la candidava.
Assistiamo invece al perpetrarsi di personalismi finalizzati già alla corsa verso la candidatura alla Camera, trampolino di lancio magari poi per rivendicare quella a sindaco. Il centrosinistra in questi anni, e il Pd in particolare, ha smesso di lavorare per il collettivo. Singoli esponenti si propongono con iniziative "personalizzate" facendo circolare manifesti con solo i loro volti. Insomma, nel Pd ognuno bada al "proprio orticello", e appena può si fa paladino di qualcosa. Ci sta, in alcuni casi che il consigliere comunale possa legittimante rendere conto ai propri elettori e comunicare il proprio operato, altra cosa è far diventare l'impegno politico, non come frutto di un lavoro condiviso con il partito o la coalizione, ma attività personale da mostrare a tutti i costi in modo anche stucchevole e chiaramente strumentale, per poi, ipocritamente, avere altri atteggiamenti nei luoghi istituzionali preposti con ammiccamenti all’operato di chi governa. Insomma, scarsa coerenza e difficoltà a costruire un’alternativa credibile, non proprio un segnale positivo che, se sommato alle posizioni nazionali del Pd, per esempio in ordine al riarmo e ai continui esborsi per finanziare l'Ucraina, fanno allontanare simpatizzanti e fanno perdere consensi.
A.C.
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