
Lamezia Terme- Il movimento Città reattiva ha organizzato un incontro con il fine di ottenere una sana e sinergica collaborazione fra l’amministrazione comunale, scuole e associazioni per andare verso i bisogni di insegnanti, studenti e famiglie. Il dibattito è stato introdotto da Loredana Arcieri che, dopo avere mostrato alcune diapositive sulla vecchia Nicastro con le sue bellezze e tradizioni che hanno incantato antichi scrittori, “bellezze territoriali che vanno promosse”, spiega lo scenario che sta vivendo attualmente tutta la scuola italiana: “Oggi la scuola vive momenti difficili che sono deleteri per essa, la scuola è però il motore trainante della società per questo bisogna promuoverla e valorizzarla sempre di più; pertanto la nuova amministrazione comunale deve provvedere a questo; serve inoltre, tema più volte ribadito durante l’incontro, una profonda sinergia fra istituzioni e scuole”. Durante l’incontro è stata affrontata la principale tematica del dibattito: ‘Le scuole di Lamezia: una risorsa da valorizzare’. A discuterne Giacinto Gaetano, che sottolinea il fondamentale valore della cultura: “La cultura è il futuro della nostra società perché può crearne il senso di appartenenza, ma è fondamentale che sia pubblica, alla portata di tutti”.
Gaetano condanna poi il ‘disprezzo’ dei beni pubblici: “Questi vanno rispettati, tutelati, perché sennò, al contrario, sono soldi buttati al vento, ognuno deve vivere un bene pubblico come se fosse suo”. Gaetano introduce poi delle innovazioni a favore della scuola, fra cui una Smart-city (città intelligente), con smart inteso non solo come un innovativo apparecchio tecnologico ma anche come: “Qualcosa che riguardi tutte le istituzioni, le persone e il rispetto fra esse”. Tra le proposte anche l’istituzione di un luogo, un bibliopoint, per incentivare la cultura e la lettura, una smart school”. “Ma - continua Gaetano – per realizzare tutto questo è importane la sinergia fra amministrazione e scuole, i musei devono essere sempre più funzionali e le scuole devono portare i loro allievi a visitarli, le biblioteche devono essere di incentivo alla cultura in quanto è fondamentale riappropriarsi della propria identità storica. “Bisogna - ribadisce - diventare cittadini critici”.

“Le minori risorse alle scuole, alle biblioteche - prosegue - non fanno altro che danneggiarle. Nel 2013 è stata abolita la figura del bibliotecario, un fatto molto grave”. “In sostanza - conclude Gaetano - proponiamo un patto fra scuola e territorio e vogliamo stimolare le associazioni culturali”. Teresa Bevilacqua dice: “La scuola è il mio mondo e ora sta vivendo momenti difficili e aspettiamo buone notizia per la sua riforma”. Parlando del panorama scolastico lametino La Bevilacqua afferma: “Lamezia ha 8 istituti comprensivi e tutti possono offrire una adeguata formazione, bisogna poi dire, in una consulta della scuola, le cose che non vanno, bisogna promuovere l’educazione alla cittadinanza (l’ex educazione civica) che è un’attitudine al rispetto delle regole, bisogna poi rafforzare i rapporti fra scuole e comunità locale. “La cultura - conclude Bevilacqua - è fare del bene comune e l’istruzione è una priorità del nostro Paese”.
A moderare e concludere l’incontro Tommaso Sonni (candidato sindaco alle prossime elezioni comunali) il quale dice che: “Questo nostro ‘spazio aperto’ vuole accogliere tutti e mi auguro che le idee espresse siano condivise, il comune deve dimostrare che si può creare un legame fra scuole e Amministrazione comunale, una simbiosi che deve ‘mettere in rete’ le cose buone che ci sono a Lamezia (Scuole associazioni culturali…) A seguire gli interventi e le testimonianze di cittadini e professionisti sollecitati dallo stesso Sonni nelle quali sono espresse contrarietà ai depotenziamenti scolastici, alla fatiscenza e la non agibilità di alcune scuole…
Francesco Ielà
Sonni sulla vicenda Pediatria e sul sistema sanitario calabrese
"Avrei voluto continuare a tacere sul disastro sanitario del Lametino, ma l'approssimarsi della campagna elettorale mi obbliga a dichiarare il mio pensiero su questa vicenda che non mi affascina affatto: il ridimensionamento del reparto di Pediatria dell'ospedale di Lamezia che chiuderebbe ai ricoveri fornendo solo assistenza alle urgenze /emergenze.
Parto dalla considerazione che il reparto non chiude perché qualcuno vuole affossare Lamezia e la sua Pediatria. La Pediatria è un buon reparto e rischia di chiudere per carenza di organico. Alcuni medici sono andati in pensione, altri possono ammalarsi come capita ai comuni mortali (il medico non è immune! Magari!), e il reparto, che offre servizi a un comprensorio molto vasto (assistendo anche pazienti che prima si rivolgevano alle strutture, ora chiuse, di Soveria, Paola e Soverato) si ritrova a fare i conti con le scelte di politica sanitaria degli ultimi anni.
Il suo primario ha dichiarato il default operativo forse come ultima ratio. Ha fatto l'ultima delle scelte possibili per smuovere le cose: ha chiamato in campo la politica. E le cose si sono smosse, infatti, ma nel modo peggiore possibile. La politica (cioè la responsabile di questo stato di cose!) ha preso in mano lo scettro e ha iniziato il balletto delle circostanze: la colpa è di Renzi che non nomina il commissario, ma anche del Sindaco e del Consiglio comunale che non si sono accorti prima del problema. E giù con sit in, occupazioni, conferenze stampa e comunicati, dimentichi che sono appena di ieri le responsabilità dei loro stessi amici e sostenitori regionali e nazionali.
Il problema, che si presenta a pochi giorni dallo sciopero di Cosenza, riesce a smuovere lo stesso presidente della Regione che, pur avendo fra i suoi pochissimi assessori anche l’attuale presidente dell’ordine dei medici di Catanzaro, decide che solo ora, dopo tre mesi di inerzia sulla sanità (cosa avrebbe impedito di organizzare un piccolo nucleo di intelligenze per ridisegnare la sanità in Calabria? Per farlo c'era proprio bisogno di attendere la nomina del commissario?) è arrivato il momento “di cominciare” a rispondere alle attese dei suoi conterranei.
Con un colpo di mano decide di riunire la giunta e deliberare provocatoriamente 100 nuove assunzioni (così riportano i giornali), in barba al patto di stabilità, al tavolo Massicci, e soprattutto in barba alla stessa situazione finanziaria dell'Ente regione che lo stesso Oliverio dichiara d'essere in disavanzo per oltre due miliardi di euro. Non sappiamo se gli sarà consentito farlo, ma riteniamo che l’assunzione di 100 nuove figure professionali non possa da sola risolvere i problemi che vanno affrontati studiando e indicando soluzioni finalmente virtuose che valorizzino le cose buone già esistenti (e sono tante!) inserendole in una programmazione che parli di Salute, e non solo di Sanità.
E’ necessario avviare una vera integrazione fra ospedali e territorio, ridefinire le competenze delle varie strutture, riprendere in esame l'organizzazione del territorio (dove va collocata la vera assistenza alla salute) per riorganizzarlo e potenziarlo. Il ricorso al Pronto Soccorso (sempre oberato di richieste) o al ricovero deve accadere solamente per fatti acuti e non gestibili altrimenti. Il mantenere invece (ancora impropriamente) un’organizzazione che vede l’Ospedale al centro del processo di riorganizzazione della sanità significa appunto tenerlo in vita come fosse “un grande ambulatorio, un grande supermercato della sanità” aperto h24, a cui rivolgersi per motivazioni non sempre “appropriate”. Le conseguenze? Quelle che tutti conosciamo e che abbiamo sotto gli occhi.
Dopo cinque anni di commissariamento di questa sanità esclusivamente ospedalo-centrica e fallimentare vogliamo continuare a essere incapaci di ragionare e programmare? Cui prodest? A quando una ricognizione vera di quanti siano gli operatori della Sanità, di quanti continuano a lavorare presso Unità Operative chiuse, di quali siano le mansioni e con quali risultati di quelli dislocati sul territorio? Concordiamo con il Governatore che bisogna offrire buoni servizi se si vuole arginare l’emigrazione sanitaria che pesa pesantemente, oltre che sulle finanze di chi deve spostarsi per essere curato, anche sulle già povere risorse economiche della Calabria. Ma per farlo bisogna avere il coraggio di ridisegnare la sanità calabrese. Ci vuole sacrificio e libertà dagli interessi, c’è ancora la possibilità di farlo".
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