
Lamezia Terme - "È veramente calato il sipario su una vicenda già definita kafkiana, ma che, accettata con un immobilismo originato forse da convenienze di compromesso tra diverse forze politiche, ha portato al nichilismo del sistema carcerario a Lamezia Terme". E' quanto dichiara in una nota il Comitato Riapriamo il Carcere. "In una città definita da uno degli ultimi rapporti della DDA come ad alta densità mafiosa, ci si permette il lusso di chiudere un presidio di legalità che operava da oltre un secolo in un comprensorio vastissimo, con una popolazione di oltre 140 mila abitanti e con cosche mafiose attive, con un’economia minata dal pizzo e dalle estorsioni, con negozianti messi puntualmente in ginocchio da lotte per la conquista del territorio dove perpetrare crimini e violenze. Se è vero che il rullo compressore della politica nazionale sta tagliando tutto è anche vero che un governo sano e lungimirante non può “risparmiare” sulla sicurezza dei cittadini e sullo stato di legalità di un’intera città, perché laddove nulla osta al ridimensionamento di determinati presidi vi deve essere il contrappeso del mantenimento e del relativo potenziamento di strutture, come quella penitenziaria della città di Lamezia Terme, che garantiscano la presenza dello Stato e la vicinanza delle istituzioni nella lotta al malcostume."
"Assurdo e inaccettabile quindi il silenzio che è calato dopo il 14 luglio 2015, allorquando è stato messo il lucchetto esterno all’ingresso del carcere lametino e una ditta privata ha provveduto a svuotarlo di tutti i suoi arredi con la velocità di chi sa di compiere una forzatura mostruosa nei confronti della città e dei suoi abitanti. Ma la responsabilità non è di chi fa il colpo grosso ma di chi, come in questo caso, lo permette!! Infatti è pur vero che l’amministrazione comunale precedente ha cercato in tutti i modi un incontro diretto col Ministro della Giustizia, che ha contattato Sottosegretari e Capo del Dipartimento Penitenziario ottenendo promesse o di passaggio del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria da Catanzaro nella città di Lamezia Terme o di riapertura del carcere, ma è anche vero che la risposta finale è stata la firma del Decreto di chiusura del carcere avvenuta il 22 aprile 2015. Questo dopo oltre un anno di silenzio e di interrogazioni parlamentari, nonché di interventi a favore della riapertura del carcere da parte del Consiglio Regionale della Calabria, di varie promesse d’impegno fatte da politici del calibro dell’onorevole Ernesto Magorno che si sarebbe dovuto attivare per sollecitare il Ministro, del Consigliere regionale di Forza Italia Nazzareno Salerno secondo il quale si sarebbe dovuto riparare all’errore compiuto con la chiusura del carcere, senza tralasciare il grande fervore profuso in questa triste vicenda dal Consigliere Regionale, tutt’ora in carica, Arturo Bova. Viene da pensare che tutti gli impegni presi e le dimostrazioni di solidarietà siano stati esclusivamente di facciata e della solita propaganda politica che hanno solo fatto perdere tempo portando all’inevitabile conclusione della chiusura del carcere e all’amara constatazione che negli esponenti politici non c’è mai corrispondenza tra il dire e il fare".
"Ora l’ultimo baluardo per il carcere di Lamezia Terme è rappresentato dal ricorso che l’amministrazione Speranza ha presentato con deliberazione del 28 maggio 2015 dando mandato allo staff legale de Comune di avviare ogni azione opportuna, sia in via amministrativa e/o giudiziale, avverso il Decreto del Ministro della Giustizia di chiusura del carcere. Infatti l’allora sindaco Gianni Speranza nell’apprendere dalla stampa la sua “condivisione” per tale chiusura, messa nera su bianco su un atto ufficiale, ha immediatamente dichiarato che “ l'affermazione contenuta nel decreto di chiusura è falsa ed assurda e quindi il decreto è per noi irricevibile e deve essere annullato”. Purtroppo ad oggi lo staff legale del Comune non ha ancora presentato il ricorso e tra pochi giorni ne scadranno anche i termini. Chiediamo quindi all’attuale Sindaco Paolo Mascaro come mai non si è portata avanti un’iniziativa così importante considerato anche che in sede di campagna elettorale mettere mani alla situazione del carcere sarebbe stata una delle priorità della nuova amministrazione comunale. La stessa domanda la poniamo al consigliere Rosario Piccioni che in qualità di assessore nell’allora Giunta Comunale che ha votato all’unanimità per il ricorso, ad oggi non ha sollecitato lo studio legale, stante l’urgenza, per la celere presentazione di tale ricorso. Nella falsità di tutti i grandi contesti politici se la città perde anche l’impegno e la determinazione di chi la deve amministrare e tutelare ci si chiede - conclude il Comitato - come noi lametini possiamo ancora credere nelle promesse di rilancio economico di questa città se non si sanno battere i pugni e credere veramente che il carcere ci deve essere necessariamente ridato e che la legalità e la giustizia devono continuare ad essere i promotori e i garanti di questa grande Piana, sempre usata e bistrattata per interessi personali e di poltrone".
Ricorso Comune Lamezia Terme.pdf
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