
Lamezia Terme – I consiglieri regionali del PD, del M5S e del Gruppo Misto presentano un’interrogazione, con richiesta di risposta scritta, “sull'allarme per i danni economici, sociali ed ambientali suscitato dal piano strutturale comunale (PSC) proposto dal Comune di Lamezia Terme”. I consiglieri regionali, si legge nella premessa, in riferimento al complesso procedimento amministrativo per l’approvazione del Piano Strutturale Comunale, hanno chiesto alle diverse Amministrazioni interessate e, tra queste, alla Regione Calabria “una attenta valutazione di conformità e coerenza urbanistica e ambientale del PSC di Lamezia Terme rispetto al Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico (art. 22, co. 5; art. 20, punto 1, lett. c), al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e ai principi, assunti con leggi regionali, ai fini di perseguire la corretta e piena legittimità della pianificazione urbanistica dell’intero territorio calabrese”. Da tale comunicazione emergerebbe “la netta non conformità di quel PSC rispetto ai dettami e ai principi della legge regionale 19/2002 e smi, in essa specificatamente indicati, nonché alla L.R. n. 25/2022”.
Nel documento, si denuncia inoltre che, “in violazione del dovere di decostruzione di cui all’art. 8, della legge regionale 25/2022, quel PSC prevede il trasferimento da aree urbanizzate ad aree urbanizzabili (ex agricole) di volumetrie derivanti da misure premiali in esso previste”. E che, essendo stato quel Piano strutturale “elaborato prima dell’entrata in vigore del QTRP e facendo perno su ‘“manifestazioni di interesse’ (art. 70 del REU) finalizzate soprattutto all’utilizzazione diretta ed immediata delle aree urbanizzabili sulla base di accordi preliminari con i privati, esso sia in netto contrasto col sopravvenuto strumento regionale che, all’art. 20, lett. A, punto 1, delle Disposizioni normative, prevede che i nuovi PSC diventino operativi solo «dopo avere raggiunto gli obiettivi principali di sostenibilità riferiti agli ambiti urbanizzati»”. Con la stessa comunicazione si denuncia altresì che il Piano adottato dal Comune di Lamezia “sulla base di un Documento preliminare approvato nel 2010, sia ovviamente ispirato da un quadro economico, sociale, culturale, demografico (nello specifico da una assai fuorviante «buona tenuta demografica») e normativo datato e che non rispecchia l’attualità, nel frattempo del tutto cambiata per effetto di ‘bonus’ edilizi, crisi economiche, una pandemia e una guerra che hanno stravolto la realtà e, quel che è più grave, comunque non in linea con le dinamiche demografiche in atto (decremento dell’8% della popolazione) e potenziali (c. 1, art. 3, lr 19/2002 e smi)”.
Infine con la richiesta si rileva, tra le altre cose: “come il PSC e il relativo iter amministrativo siano viziati dal mancato rispetto di tali numerose norme di legge o regolamenti, denunciano anche “come tutte le norme citate siano cogenti e che per di più nella loro attuazione non venga lasciata all’interprete alcuna discrezionalità…”. Pertanto, i Consiglieri regionali Raffaele Mammoliti, Domenico Bevacqua, Ernesto Francesco Alecci, Francesco Antonio Iacucci, Antonio Billari, Amalia Bruni, Antonio Maria Lo Schiavo, Francesco Afflitto e Davide Tavernise interrogano il Presidente della Giunta regionale e il competente Assessore, per sapere: “se sono a conoscenza della richiamata richiesta; quali iniziative amministrative intendano assumere sulla richiamata richiesta, considerato l’inammissibile e rilevante consumo di suolo che può provocare la definitiva approvazione delle scelte urbanistiche e degli elaborati del PSC varato dal Comune di Lamezia Terme; come intendano affrontare con urgenza il tema del doveroso rispetto delle cogenti norme europee, statali, regionali e comunali in essa puntualmente indicate; quali ulteriori iniziative intendano in ogni caso adottare per dare riscontro alla denunciata violazione delle norme indicate dai sottoscrittori nella richiesta in questione e per scongiurare i gravi danni ambientali, economici e sociali dagli stessi paventati”.
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