
Lamezia Terme - "Il sindaco Mario Murone ha rilasciato dichiarazioni gravi e offensive nei confronti di cittadini che stanno semplicemente manifestando le proprie preoccupazioni. Liquidare come “strumentalizzati” cittadini preoccupati per il futuro dei propri quartieri è gravissimo". È quanto dichiarano dal Gruppo consiliare Futuro Nazionale, Massimo Cristiano e Carmine Villella a seguito all'intervista rilasciata dal sindaco a il Lametino.it sulla questione dello sgombero del campo rom di Scordovillo. Il capogruppo e il consigliere comunale di FN si chiedono: "cosa significa? Che migliaia di persone non sarebbero capaci di ragionare con la propria testa? Meno male che non avete tirato fuori anche l'accusa di razzismo: mancava soltanto quella. Forse il Sindaco dimentica che Futuro Nazionale sollevava dubbi su questa operazione quando era ancora nella sua maggioranza. E ricordiamo un fatto: per quanto ci riguarda, mai una riunione di maggioranza, mai un'informativa, mai una spiegazione su ciò che stava maturando ai tavoli istituzionali su Scordovillo. Se il Sindaco partecipava a quei tavoli, spieghi perché non informava la propria maggioranza. Ma c'è qualcosa di ancora più grave. Abbiamo chiesto, attraverso il capo di Gabinetto, un incontro del Sindaco con il nostro gruppo e con una rappresentanza dei cittadini. Non avendo ricevuto riscontro, abbiamo reiterato e formalizzato la richiesta anche tramite PEC. Ma stiamo scherzando? Deve essere un gruppo consiliare a formalizzare una PEC perché i cittadini possano parlare con il proprio Sindaco? Ricevere e ascoltare i propri concittadini non è una cortesia né una concessione: è parte essenziale della funzione istituzionale e politica di un Sindaco. E allora risponda: perché ha incontrato rappresentanti della comunità rom e oggi non incontra i cittadini dei quartieri? Venga in via Saverio D'Ippolito, via Adda, a Spartivento, nel centro di Sambiase, a Ginepri, alla Ciampa di Cavallo, al Razionale e negli altri territori dai quali arrivano richieste e preoccupazioni".
Da FN sostengono che "ci sono famiglie preoccupate, persone angosciate, cittadini ai quali questa vicenda sta letteralmente togliendo il sonno. Non bisogna avere paura dei cittadini. Chi ha paura dei cittadini ha già perso. E sul Consiglio comunale aperto facciamo chiarezza. Quando una richiesta viene protocollata non è più una chiacchiera politica: diventa un atto ufficiale dell'Ente, da trattare secondo l'ordinamento e i regolamenti comunali. Ad oggi non ci risulta alcun ritiro formale di quella richiesta. I fatti, inoltre, dicono che prima di Ferragosto, in Conferenza dei Capigruppo, anche con il voto di Futuro Nazionale, è stato stabilito di celebrare il Consiglio comunale entro la fine di settembre. Pertanto ci aspettiamo che la Presidente del Consiglio comunale, Maria Grandinetti, proceda secondo quanto previsto dagli atti e dalle norme applicabili. Se successivamente dovesse intervenire un formale ritiro della richiesta, ne prenderemo atto e valuteremo noi stessi di presentare una richiesta di convocazione del Consiglio comunale. Qual è il problema? Noi il confronto non lo temiamo. Lo chiediamo. Nessuno vuole mantenere Scordovillo. Ma non accetteremo che, superando Scordovillo, si producano nuove concentrazioni di disagio o nuovi ghetti. Questa città ha già pagato errori di questo tipo. La Ciampa di Cavallo nacque proprio attraverso scelte che produssero nel tempo una concentrazione di disagio. Anche allora chi sollevava dubbi e preoccupazioni veniva etichettato e liquidato con argomenti molto simili a quelli che sentiamo utilizzare oggi. Poi sono arrivati i fatti e le conseguenze sono rimaste sulle spalle della città e soprattutto di chi in quei quartieri vive. È questa la lezione che qualcuno sembra non voler comprendere. A noi non interessa difendere o contestare la posizione personale di un Sindaco. I Sindaci passano, le amministrazioni passano, ma le scelte sbagliate e i danni prodotti sul territorio possono rimanere per decenni. Ed è la città a pagarne il prezzo. Per questo diciamo con chiarezza: superare Scordovillo sì, creare altri ghetti a Lamezia Terme no".
Cristiano e Villella sostengono che "l'inclusione non si realizza spostando un problema da una parte all'altra della città né concentrando nuove situazioni di fragilità negli stessi quartieri. E mentre si parla di ingenti risorse pubbliche, immobili, accompagnamento e inclusione, noi continuiamo a chiedere una cosa elementare: atti, criteri, numeri, modalità e distribuzione territoriale. Si chiama trasparenza. Perché quando la politica è lontana dalla gente, tutti accusano la politica di essere distante. Quando invece una certa politica torna nei quartieri, ascolta le persone e dà voce alle loro preoccupazioni, allora improvvisamente “strumentalizza”. Le due cose insieme non reggono. Adesso è il momento delle risposte. Chiediamo al Sindaco di incontrare una rappresentanza dei cittadini, di rendere conoscibili gli atti, i criteri, i numeri e le modalità dell'operazione e di spiegare con chiarezza quale distribuzione territoriale sia prevista. Chiediamo soprattutto che venga celebrato il Consiglio comunale aperto, affinché il confronto avvenga pubblicamente, nella sede istituzionale della città e davanti ai cittadini. Su una scelta destinata a incidere per anni sull'equilibrio sociale e urbanistico di Lamezia Terme non possono esserci decisioni calate dall'alto né zone d'ombra. E su un punto non arretreremo: superare Scordovillo è un obiettivo che riguarda tutti, ma non può tradursi nella creazione di nuovi ghetti in altri quartieri della città. Lamezia non può permettersi di ripetere gli errori del passato. C'è infine una questione per noi fondamentale: il Comune è l'istituzione che rappresenta direttamente la comunità e governa il territorio. Regione, ATERP, strutture commissariali e ogni altro soggetto coinvolto esercitano le rispettive competenze, ma nessuno può pensare di decidere il futuro dei quartieri di Lamezia prescindendo dalla città e dalla sua amministrazione. Il Sindaco faccia valere fino in fondo la voce del Comune ai tavoli istituzionali e, se ritiene che determinate scelte provenienti dagli altri livelli istituzionali siano sbagliate o incompatibili con gli equilibri del nostro territorio, abbia anche la forza di dirlo e di rappresentare formalmente la propria contrarietà. Non si deve accettare supinamente ogni impostazione decisa altrove. Chi opera a livello regionale o commissariale può avere competenze e responsabilità precise, ma è il Comune che conosce i quartieri, la loro storia, le loro fragilità e gli equilibri della città. Il Sindaco rappresenti Lamezia, faccia valere il peso della città e pretenda che nessuna scelta destinata a modificarne profondamente l'assetto venga assunta senza il suo reale coinvolgimento".
© RIPRODUZIONE RISERVATA