
Lamezia Terme - Alcuni dati specifici di bilancio e tanta amarezza per le polemiche in atto nella conferenza stampa indetta dall’ingegner Grandinetti a sei giorni dalla prima proiezione del film “Chiamatemi Francesco” : da Sabato 12 sono stati 667 i biglietti venduti. Di questi ben 370 i ridotti - dato il successo della “promozione Lamezia” che prevedeva uno sconto per chiunque esibisse uno scontrino emesso in giornata da uno dei negozi della città - con un incasso lordo giornaliero di 3.632.00 euro. I conti, considerando le spese globali di noleggio, l’iva,i diritti e la percentuale del 5% normalmente dovuta al Comune, si sarebbero chiusi in pari – situazione prevista dall’associazione, essendo l’impresa ancora agli inizi. Se non fosse stato per i costi giornalieri dei servizi base previsti secondo delibera e dovuti al Comune, un particolare burocratico che Grandinetti non aveva preventivato.
Tali costi, per un ammontare di 1.830.00 euro, avrebbero determinato una perdita – che ammonta oggi complessivamente a 1.869.00 euro più iva. “Spero a questo punto di poter rivedere, solo sotto questo punto di vista, gli accordi con il Comune – dice Grandinetti - che comunque ringrazio per avermi dato l’opportunità di prendere l’iniziativa.” Un’iniziativa, quella del Cinema in contemporanea nazionale, per la quale non nasconde l’enorme soddisfazione, specie in riferimento all’entusiasmo che è cosciente di aver suscitato nella popolazione. “La pagina facebook dell’associazione già nelle prime 24 ore aveva registrato 1000 iscritti – afferma l’Ingegnere - e in futuro sarà integrata da una specifica app scaricabile da cellulare, per accedere alle informazioni sugli spettacoli e comprare i biglietti.” Biglietti il cui costo, dopo la fase di rodaggio, si spera possa ulteriormente scendere, andando a competere con le altre sale cinematografiche della provincia.
Diversa la questione della polemica con Crapis e Piccioni. Si legge infatti nelle parole di Grandinetti amarezza verso ciò che definisce “il germoglio di cattiveria e d’invidia” che alberga in quelli che “pensano solo a difendere il proprio orto”, andando volutamente a mettere in forse “il come e il perché il cinema sia stato riaperto o la sua primogenitura, invece di plaudire ad un’iniziativa assolutamente positiva per la città.” Di fronte a chi lo contesta, dopo aver ricordato la storia di suo nonno che costruì la struttura negli anni ’30 con fondi suoi propri, Grandinetti esibisce le foto dei ripetuti lavori di restauro operati da lui stesso in una carrellata che va dall’ ’84 al 2010, quando fu riparato il tetto. Nel mezzo la storia degli affreschi e delle sculture, riprodotti ex novo da disegni originali ritrovati in un cassetto di famiglia, o dei dipinti di un allievo del Pinna, risalenti agli anni ’40, scoperti, fatti restaurare e tuttora visionabili nell’atrio del Grandinetti. Per finire la statua bronzea del Giangurgolo, ricordata da Francesco Caligiuri, donata al teatro dai Grandinetti poco prima che venisse acquistato dal Comune, a riprova del disinteressato legame di una famiglia nei confronti una struttura ormai storica che si spera comunque possa continuare ad essere attiva. Se le cose dovessero procedere per il meglio, Grandinetti annuncia la volontà di estendere la riapertura del cinema anche a Sambiase e di convocare una riunione con le altre associazioni “per individuare un percorso comune”.
Giulia De Sensi
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