
Lamezia Terme - I dirigenti del Pd, Gannarino Masi e Italo Reale, intervengono con due distinte note stampa su alcune vicende urbanistiche della città, con particolare riferimento alle ex Cantine sociali e alla Cava. "Cava e Cantina Sociale - sostiene Gannarino Masi, segretario cittadino del Pd - due facce della stessa medaglia. Questi sono gli unici temi che l'amministrazione Mascaro ha trattato con attenzione e solerzia. Purtroppo non riguardano l’interesse pubblico ma quello privato. I beni della collettività non esistono, quando si tratta di dire sì alla salvaguardia di quelli privati. Difesa della Montagna e delle Terme di Caronte, salvaguardia di beni da recuperare e non alienare come purtroppo, con incauta avventatezza ha fatto la Giunta in carica a proposito di un bene che apparteneva alla storia della città, quale era la Cantina Sociale, dovevano essere priorità pubbliche da difendere con ogni mezzo legale, tecnico ed amministrativo, invece la giunta Mascaro ha scelto di andare in direzione opposta e creare ulteriori disastri al territorio lametino".
"Se già da una parte con la dubbiosa e ancora aperta questione che ha interessato le sorti dell'ex Cantina sociale, l'amministrazione ha dimostrato il suo totale disinteresse nella tutela di un bene identitario della comunità locale a favore dell'interesse privato; l'atteggiamento e le intenzioni non cambiano nei confronti di una ulteriore durevole questione: la cava detta Mazzei, uno spaccato non solo geofisico e materiale che da sempre ha caratterizzato la piana Lametina, ma anche antropologico e che sottolinea come, ancora una volta, la si possa fare in barba a vincoli paesaggistici e tutela delle normali condizioni geofisiche di stabilità strutturale della zona, grazie alle norme approvate, riteniamo a questo punto, con grande “consapevolezza”, a sostegno del Piano Strutturale Comunale. I temi, seppur riguardanti aspetti differenti, che interessano sia la Cava che la Cantina sociale, denotano da una parte accondiscendenza e dall’altra incapacità amministrativa a perseguire interessi pubblici. È giunto anche il momento che sia i cittadini che il Consiglio Comunale, non tirino a campare, anzi, si rende necessaria una reazione immediata ed un’assunzione di responsabilità collettiva che dica basta a Mascaro ed alla sua amministrazione".
Italo Reale, nella sua nota, aggiunge il suo punto di vista: "Ci sono posizioni dell’opposizione di centrosinistra in città che nascono dalla profonda consapevolezza della difficoltà che vive Lamezia anche per la profonda delusione che è seguita alla gestione dei Commissari nominati dal Mistero in seguito all’ultimo scioglimento del Consiglio Comunale. Quindi, oltre al danno che è derivato al buon nome dei Lametini (sempre provocato dai Partiti oggi del cntrodestra), la Commissione straordinaria non solo non è stata in grado di riparare ai guasti della prima amministrazione Mascaro ma, dal punto di vista dell’operativa è apparsa ancora peggiore. Dalle motivazioni che hanno accompagnato lo scioglimento appare chiaro che questa è avvenuta sulla base di indagini che sottolineavano alcune stranezze amministrative (o irregolarità) che finivano con il favorire un clima di complicità o permettevano l’insorgere di una nebbia che favoriva le associazioni mafiose. Non sono state determinati specifiche accuse contro gli amministratori (alcune, peraltro, poco convincenti) ma è stata ritenuta sufficiente una mancanza di trasparenza che rendeva possibile le infiltrazioni della delinquenza".
Secondo Reale: "Oggi, assistiamo alla ripetizione degli stessi errori: la vicenda della vendita della Cantina sociale è stata sicuramente poco chiara e la presenza di atti amministrativi di dubbia legittimità e la sospensione dei lavori sull’immobile a causa della mancanza della certificazione antimafia dell’impresa incaricata, ha acuito il sospetto sull’identità dei protagonisti dell’operazione economica. La nomina di un Amministratore Giudiziario da parte del Tribunale delle misure preventive di Reggio per bloccare infiltrazioni mafiose nella Società che ha acquistato l’immobile, conferma il rischio che avevamo indicato e la superficialità, (o l’eccesso di attenzione verso interessi privati), che ha accompagnato la Giunta nella scelta di cedere l’immobile".
"Poiché di errori non si è mai contenti - aggiunge - nel rivedere le norme approvate dal Consiglio Comunale per il Piano Strutturale, tra le cose incomprensibili (comunque indirizzate a favorire il privato) vi è sicuramente anche quella di creare le condizioni per la riapertura della cosiddetta cava Mazzei. E’ evidente il vantaggio paesaggistico che creerà l’aperura della cava ampliando quel bellissimo squarcio bianco nella montagna che, per chi arriva da lontano, è simbolo di Lamezia molto più del castello di Nicastro. Un tratto caratteristico che vale anche il rischio che l’eccessivo “offesa” alla montagna possano modificare l’assetto geologico con imprevedibili conseguenze, magari, anche per le acque sulfuree (leggi Caronte). Questo grazie all’accoglimento di una osservazione della società proprietaria della cava che consentirà di intervenire per il completamento ed il recupero ambientale delle cave in esercizio in deroga all’articolo 37 comma 11 del Regolamento edilizio. Il recupero ambientale è l’espediente con cui, già nel 1993 e quindi nel 2002, Mazzei ha potuto continuare la coltivazione della cava e che la Cassazione, con una sentenza definitiva, ha appunto ritenuto un illecito urbanistico. Quello che infatti deve essere chiaro a tutti è che il recupero ambientale della cava, fino ad oggi, è stato proposto attraverso un nuovo scavo per (formare) i gradoni dove collocare a dimora la vegetazione che dovrebbe nascondere lo squarcio e che la Commissione del Ministero dell’ambiente ha ritenuto una forma mascherata di continuazione del disastro ambientale finora procurato".
"Quindi - afferma infine - non contano nulla le proteste degli ambientalisti e dei residenti che si vedano sottrarre ogni girono un pezzo di montagna con conseguenze imprevedibili per l’equilibrio di tutta la zona e si alza una nuova cortina di fumo per consentire e giustificare altre operazioni poco chiare dal momento che la bonifica del sito non aveva certamente bisogno di una nuova destinazione d’uso che consentisse un nuovo scavo".
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