
Lamezia Terme - Sul debito dell’acqua da 14 milioni di euro, celato nel bilancio 2013, ancora tutto tace. Sinora è stato solo un rimpallo di responsabilità tra amministrazione Mascaro, amministrazione Speranza, forze politiche e i responsabili degli uffici tecnici che però nel corso degli anni sono rimasti quasi sempre gli stessi. Sta di fatto che, nonostante ancora non si riesca a sapere come siano andate realmente le cose, la spinosa questione, che ha scoraggiato ulteriormente l’ex vicesindaco Caglioti e l’assessore al bilancio Puteri, portandoli alle dimissioni, è finita in Procura con un esposto presentato dal sindaco Paolo Mascaro lo scorso 17 marzo. Se il debito sparito è una cosa già di per sè molto grave, il non averlo inserito nel piano di riequilibrio varato a novembre risulta essere ancora più pesante.
Ricapitolando, dal 2006 l’amministrazione comunale guidata da Gianni Speranza inizia a ricevere dalla regione Calabria la richiesta di circa 17 milioni e 800 mila euro per il consumo di acqua potabile relativa al periodo 1989-2004. Di tale debito, la banca tesoreria del Comune ha provveduto a pagare le prime 2 rate, concordando un piano di rateizzazione per 10 anni. Dopo le prime due quote versate però, poi più nulla. Il debito è stato in gran parte compensato con quanto dovuto alla partecipata Lamezia Multiservizi, incassando anche il corrispettivo dell’acqua dai cittadini, ma senza versare più nulla alla Regione. Da quello che pare risulti sulla documentazione, i residui sono stati cancellati nei vari anni con una eliminazione totale nel 2013. Tale passaggio, non è stato comunque inserito all’interno dell’esposto presentato in Procura, in quanto, come precisato poi dal primo cittadino, “solo accertamenti più approfonditi hanno fatto rilevare che è proprio in quell’anno che c’è stata l’eliminazione dei residui dell’importo”. Tutto tace anche nonostante le innumerevoli sollecitazioni all’Ente da parte della regione Calabria con una serie di note e diffide negli anni, mentre la passata amministrazione “non solo ometteva di proseguire il pagamento del piano di rateazione – si legge - ma addirittura elideva senza apparente ragione la posta debitoria dal bilancio”. L’ultima notifica da parte della Regione, per permettere anche al comune di Lamezia di aderire ad un piano di rientro (in difficoltà col debito idrico come molti altri comuni calabresi) è stata inviata agli uffici competenti dell’Ente a settembre 2015 tramite una pec che risulta letta da due operatori ma non comunicata. Difficile pensare comunque che nulla si sapesse anche con la nuova amministrazione e altrettanto difficile supporre che la stessa comunicazione di settembre non sia stata inviata per copia conoscenza anche al Sindaco e all’assessore al ramo, che comunque affermano di aver appreso della questione solo a gennaio 2016. Allora, essendo il comune lametino in fase di predissesto, si era già proceduto in sede di consiglio comunale a novembre 2015 con la rimodulazione del piano di riequilibrio, senza ovviamente l’inserimento del debito da 14 milioni di euro.
L’intricata matassa per cercare di stabilire a chi siano da attribuire le responsabilità non è stata ancora sbrogliata: se dovuta ad un errore materiale da parte degli uffici, alla tesoreria che aveva il compito di mandare avanti la rateizzazione, all’amministrazione precedente, attuale, o a entrambe in merito a chi sapeva e non ha detto. “Speranza doveva chiedersi che fine avesse fatto questo debito, il problema è che se ne era a conoscenza e lo si è fatto sparire” ha affermato in merito il sindaco Mascaro, “Sul debito relativo all’acqua si sta alimentando una campagna di mistificazione, non è stato occultato un “bollettone” come si vuol far capire” ha tenuto invece a precisare l’ex primo cittadino, che non ha risparmiato frecciatine nemmeno all’ex assessore al bilancio nel 2002 e attuale consigliere comunale Pasqualino Ruberto, colui che ha sollevato la questione e presentato un’interrogazione ad hoc in consiglio comunale. ”Le allusioni di Speranza sono senza alcun fondamento, nel bilancio 2002 tale previsione di spesa era regolarmente prevista. Occorre far piena luce sui conti del comune e il modo migliore – ha concluso poi in una nota – è un pubblico dibattito alla presenza dell’ex sindaco Speranza e dell’attuale sindaco Mascaro”.
Un polverone, quello sollevato, più politico che prettamente tecnico, e che adesso però dovrebbe comportare al più presto la rimodulazione del piano con l’inserimento del nuovo debito o concordare con la Regione, un altrettanto piano di rateizzazione come stanno facendo altri comuni calabresi con debiti importanti da restituire. Al di là delle polemiche, occorre infatti ora sapere se e quali conseguenze avrà tale vicenda sul bilancio di previsione 2016 e come si pronuncerà la Corte dei Conti in merito, con l’aggiunta di tale debito, sul rischio dissesto che incombe. Per ora il sindaco Mascaro sembra mirare dritto ai suoi obiettivi per scongiurarlo a tutti i costi, ma bisogna vedere come si comporterà la sua maggioranza, che sembra mostrare qualche segno di cedimento, quando ci sarà da approvare il bilancio.
Alessandra Renda
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