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Lamezia Terme – “Il silenzio uccide”, questo il titolo emblematico del convegno tenutosi in un albergo lametino, questo pomeriggio, organizzato dal partito di Forza Italia, che a dieci giorni dalla giornata contro la violenza sulle donne, ha voluto continuare a tenere i fari accesi su questa problematica che in Italia tocca 7 milioni di donne, vittime di violenze psicologiche e fisiche. “Troppa omertà e troppa paura nel fare le denunce ma anche assenza delle istituzioni” è stato il commento di Maria Josè Caligiuri, responsabile dipartimento diritti umani e libertà civili della Calabria. Il suo è un puntare il dito su tutte le istituzioni che dovrebbero fare rete e creare un collegamento diretto per l’attenuazione di questi fenomeni “abbiamo una Regione Calabria che non liquida fondi ai centri antiviolenza. – ha affermato - Deve diventare importante la prevenzione, ma fondamentale è il rispetto delle donne. Siamo in una società malata, dove chi spesso mette in atto azioni di persecuzione, avrà carenze dal punto di vista psichico e, in questo senso, ritengo che anche la sanità dovrebbe fare un passo in avanti creando reti territoriali con figure specializzate e competenti.

Ma ritengo che anche la giustizia debba fare il suo corso”. Un discorso a tutto tondo, che si è esplicato nei vari interventi che si sono susseguiti nel corso dell’incontro: testimonianze del proprio lavoro di donne e professioniste sono arrivate da Alessandra Magro, responsabile provinciale di Catanzaro, dalla neuropsichiatra Caterina De Stefano, dalla criminologa Stefania Mandaliti, dal’avvocato Giovanna Fronte e dalla psicologa Francesca Aceto. Una visione completa che s’inserisce in un percorso mirato: “bisogna ripartire da una cultura di prevenzione – ha affermato Wanda Ferro – pensiamo ad un percorso di accompagnamento per dare coraggio. Il silenzio, infatti, - ha proseguito – uccide due volte perché lascia in profonda solitudine e in territori violenti, dove spesso le strutture non sono finanziate e il reintegro nella società è davvero difficile”. Al grido di “unite si vince”, Wanda Ferro ha avuto anche modo di fare un plauso a Flora Sculco, consigliere regionale che, al di là dei colori politici, è andata contro la sua maggioranza, criticando l’operato della Regione sui mancati finanziamenti ai centri anti violenza. Tra le testimonianze raccolte, anche quella di Alfredo Lanzino, padre di Roberta, uccisa nel luglio del 1988 a soli 19 anni, dopo essere stata brutalmente seviziata e violentata. La storia di Roberta Lanzino è rimasta incastrata in lungaggini giudiziarie, colpi di scena e dichiarazioni per troppo tempo ed è diventata, tristemente, uno dei simboli della lotta alla violenza di genere.

C.S. 

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