
Lamezia Terme - Fabio Lorelli di Azione Democratica interviene in maniera critica sulle ultime scelte politiche del sindaco Speranza. “Le repliche di Grandinetti, Miletta e Paola alle critiche avanzate da Azione Democratica per voce di Italo Reale e Domenico Giampà e le ultime “trovate” della maggioranza allargata nel Consiglio Comunale di Lamezia Terme sono assai misere nei contenuti e non rispondono ai problemi che erano stati posti. Resta poi davvero incomprensibile la soddisfazione di Progetto Lamezia, dal momento che lo scambio Grandinetti/Muraca, per loro stessa ammissione ed alla luce delle ultime comunicazioni di Magorno e del gruppo PD in consiglio, non ha coinvolto neanche a quel residuo di maggioranza che ancora sostiene l’amministrazione aprendo la strada ad ulteriori difficoltà politiche. Ovviamente ciascuno può vestire di dignità qualsiasi cosa, compreso lo scambio tra la “Presidenza del Consiglio” ed il “voto di approvazione sul bilancio” con premio finale alla “Carica di Vice Sindaco”, ma quello che rimane è il giudizio sulla politica che danno i cittadini.
Le dichiarazioni di Grandinetti vanno sottolineate per la mancanza di stile poiché Domenico Giampà è il Coordinatore di un’area politica che nel PD ha vinto a Lamezia Terme le primarie del Segretario Regionale, che ha rappresentato e vinto a Nicastro, proprio con il suo nome, le primarie di Segretario Provinciale e che è rappresentativo nella provincia di Catanzaro una percentuale assai consistente del Partito Democratico. Ovviamente evitiamo il giochetto della risposta <<Grandinetti chi?>> perchè non abbiamo bisogno di tali espedienti per sfuggire alle questioni. Questioni che partono, lo diciamo anche a Miletta, dalla presa d’atto che il Comune ed il suo avvocato non appaiono chiari nelle dichiarazioni rese alla Corte dei Conti. È forte il sospetto che tale mancanza di chiarezza possa essere stata decisiva per la modifica del provvedimento già assunto dalla Corte dei Conti Regionale. Ora, dal momento che il consuntivo 2013 non è stato approvato ed i revisori hanno già espresso parere negativo sullo stesso, tutta la costruzione della sentenza di appello rischia di cadere con l’apertura di una nuova procedura o con la revisione della decisione di secondo grado visto che è basata su un dato che non ha ancora un riscontro reale.
Quindi, il punto vero della situazione non cercare il “nuovo” e chi deve occupare chissà quale “poltrona”, ma operare da qualsiasi postazione nell'interesse della città. Ora noi crediamo che riferire una mezza verità alla Corte dei Conti o alla comunità non sia nell'interesse di Lamezia Terme. Vogliamo rassicurare Miletta perché a noi la presenza di Speranza alle primarie del Centro Sinistra per la Regione non ci preoccupa affatto, anzi, crediamo nel confronto aperto: sappiamo che solo i poco informati potrebbero votare quel sindaco che ha portato la terza città della Calabria in queste condizioni, e che vede tra i suoi più forti oppositori proprio i consiglieri eletti nella lista civica a suo sostegno, a governatore di una intera regione. Allora perché tutto questo accanimento? Vogliamo evitare il dissesto correggendo i conti e le scelte politiche sbagliate quale estremo gesto d’amore per la città? o solo cercare un modo per evitare quelle sanzioni che potrebbero palesare l’opera di chi non ha saputo amministrare oculatamente?.
Permetteteci quindi di riportare un passo della sentenza della sez, Regionale della Corte dei Conti: Ciò rilevato, siccome questa Sezione ha già avuto modo di evidenziare (deliberazione n.309/2012), a prescindere dalla natura di atto vincolato della dichiarazione di dissesto al ricorrere dei relativi presupposti, l’omissione ovvero la tardiva dichiarazione di uno stato di dissesto ormai da tempo fattualmente concretizzatosi, lungi dal costituire una condotta improntata alla tutela delle condizioni finanziarie dell’ente (r. della collettività amministrata), appare suscettibile di arrecare ulteriore detrimento alla già compromessa situazione dell’ente, sia in ragione degli strutturali rischi di involuzione finanziaria esistenti, sia avuto riguardo alla impossibilità di usufruire degli effetti giuridici agevolativi tipici della disciplina del dissesto finanziario. La deliberazione consiliare dichiarativa del dissesto, anziché costituire ex se occasione o concausa di detrimento per l’ente, dischiude infatti, per converso, uno scenario normativo funzionale ad assecondare un itinerario gestionale virtuoso di ripristino degli equilibri di bilancio e di cassa e della piena funzionalità dell’amministrazione. Ed invero, numerose agevolazioni e strumenti di risanamento la legge assicura all’ente locale nel caso di dichiarato dissesto finanziario tra i quali il blocco delle procedure esecutive, il carattere non vincolante dei pignoramenti eventualmente eseguiti dopo la deliberazione dello stato di dissesto, la non ammissibilità di sequestri e procedure esecutive nei confronti della massa attiva e la sospensione della decorrenza degli interessi e della rivalutazione monetaria su tutti i debiti e sulle anticipazioni di cassa. Infine, la procedura di risanamento ha la durata di cinque anni, periodo durante il quale è assicurato il mantenimento dei contributi erariali (art.265, comma 1,TUEL).” Ovviamente si può discutere sulle conseguenze non richiamate in questo scritto ma se il Comune ha già aumentato al massimo tutti i tributi e per i prossimi anni non vi sarà alcuna diminuzione come conseguenza al piano di rientro, se non è capace di mettere in atto strumenti idonei a consentire la riduzione del debito in modo da ridurre le aliquote delle imposte, è ragionevole ritenere che la cura dei problemi personali appaiano più importanti dell’interesse verso i cittadini”.
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