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Lamezia Terme – Pubblichiamo un comunicato del meetup 5 stelle in merito alla vicenda “dirty soccer”.

“Sono 242 giorni. Quelli trascorsi tra l’ultima vittoria ottenuta in quella Lega Pro Unica abbandonata d’ufficio dopo una sola stagione, e la prima affermazione nell’inferno della ritrovata serie D. Un lasso di tempo nel quale in casa Vigor Lamezia è successo di tutto e di più. Ed i cui effetti “indesiderati”, leggi, nella migliore delle ipotesi, deferimenti e penalizzazioni, sono destinati a protrarsi, a cicliche scadenze, ancora per mesi. Quella che soleva autodefinirsi una società modello per il rigore finanziario che, ad essere sinceri, gli è stato sempre riconosciuto, si è disgregata, frantumata, polverizzata con il trascorrere dei mesi, tra campagne elettorali, incomprensioni più o meno sanate, ed inchiesta “Dirty Soccer” della Procura di Catanzaro. Forse anche a causa del progressivo defilarsi degli altri soci, l’allora massimo dirigente Claudio Arpaia ha così iniziato a peccare quantomeno d’ingenuità, facendosi abbindolare da soggetti con pochi scrupoli, come poi ampiamente comprovato dalle intercettazioni, quali il Felice Bellini della situazione. Le carte dell’inchiesta Dirty Soccer parlano chiaro, e ci viene davvero difficile credere che Arpaia non abbia mai sospettato qualcosa di poco pulito sul conto del, da lui promesso, nuovo direttore marketing biancoverde. Ma veniamo alla tentata combine, o omessa denuncia che dir si voglia, di Vigor – Paganese, ossia la gara costata la retrocessione di ufficio in serie D al sodalizio biancoverde. Nei giorni precedenti il match interno con gli azzurrostellati, per la precisione mercoledì  8 aprile 2015 come comprovato dalle foto scattate dagl’investigatori della Procura di Catanzaro, Bellini arriva al D’Ippolito in compagnia del suo fidato braccio destro Sebastiano La Ferla e, soprattutto, dei finanziatori maltesi Adria e Robert Farrugia".

"Qui attendono l’arrivo di Maglia ma, il Bellini, non soddisfatto del colloquio avuto con lo stesso diesse, successivamente telefona, sempre dallo stadio, ad Arpaia, ottenendo dal massimo dirigente di vedersi di li a poco presso la sua abitazione o comunque nei paraggi. La Procura negli atti conferma che l’incontro c’è stato. La presenza a Lamezia, il mercoledì precedente Vigor-Paganese, dei due “faccendieri” maltesi è una verità incontrovertibile, insomma, essendoci tanto di intercettazioni, video e foto. Da qui a ribadire, come più volte fatto, negli ultimi cinque mesi, dall’ormai dimissionario Gianni Torcasio, che la Vigor è completamente estranea alla vicenda, ce ne passa dunque parecchio, per quanto ci riguarda. Di leggerezze madornali, giusto se vogliamo continuare a credere alla buona fede dei protagonisti, ne sono state commesse a iosa, insomma. E fa ancora più male il fatto che ad averle commesse sia stata una persona pacata e misurata come Arpaia. Colui che, nelle interviste rilasciate da presidente, aveva spesso rimarcato di ispirarsi agl’inderogabili principi di correttezza e lealtà sportiva alla base di quel mondo arbitrale di cui da giovane aveva fatto a lungo parte. Se oggi la Vigor non è più tra i professionisti, invece, lo ricordiamo, è proprio per la responsabilità diretta riconosciuta all’allora suo presidente dalla Corte d’Appello Federale. E a pagare amaramente per le leggerezze (sempre volendoci sforzare di credere alla buona fede) commesse da chi la scorsa stagione agonistica guidava la società Vigor Lamezia, sono stati i tifosi, colpevoli di niente, se non “del troppo amore” nutrito nei riguardi della propria squadra del cuore! Anche se, è sempre bene ricordarlo, stiamo pur sempre parlando di un gioco, per la terza città della Calabria si è trattato di un notevole danno d’immagine, nonché della perdita di uno dei pochi fenomeni sociali ch’era ancora in grado di aggregare la città le domeniche pomeriggio, e non solo”.     

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