
Lamezia Terme - Il movimento Labor attraverso il suo portavoce Pasquale Scaramuzzino, propone "un focus tra istituzioni comunali, regionali, management aeroportuale, associazioni e commercianti sulla valorizzazione e la promozione dei nostri beni culturali e del turismo, e del loro ruolo nell’ambito dei processi sociali ed economici della città. La bellezza dei nostri beni culturali (museo archeologico, museo diocesano, biblioteca, casa del libro antico, ecc) - proseguono - da sola non basta, ci vuole intelligenza, ovvero una nuova ricetta per valorizzarli e promuoverli meglio, per creare intorno ad essi efficienti servizi per il cittadino ed incentivare il turismo. Per questo occorre creare meccanismi di gestione che riescano a tenere insieme armonicamente i diversi livelli di rilevanza e funzionalità del bene culturale, considerare il territorio nella sua globalità, come insieme di passato e presente, di beni culturali e di paesaggio, di attività economiche e abitudini di vita.
I beni culturali costituiscono una componente essenziale dei contesti di appartenenza, sono una identità storica che di recente beneficia di un crescente interesse; il recupero dei luoghi della memoria nasce essenzialmente dal rispetto delle proprie origini e dalla consapevolezza che essi rappresentano un patrimonio inalienabile e irripetibile di valori storici, ambientali e artistici da conservare, ordinare e proteggere affinché non si perdano le tracce di quella ricchezza di testimonianze che forma la nostra comune identità culturale.
Occorre, però - aggingono ancora - accostare alla sua funzione di testimonianza del passato anche quella di fonte di sviluppo sociale ed economico, luogo di interscambio tra i beni stessi, il loro territorio e la collettività. Per questo riteniamo che siano necessari provvedimenti di tutela e valorizzazione inquadrati in un nuovo contesto programmatico sufficientemente coordinato e orientato in un’ottica che eviti lo svuotamento dei luoghi e, allo stesso tempo, controlli l’intera fenomenologia che in senso economico, sociale, culturale e funzionale condiziona direttamente e indirettamente la conservazione della tradizione storica di una comunità e la sua proiezione verso il futuro.
Chiediamo dunque a questa amministrazione azioni che sappiano mettere a “sistema” tutte le risorse, umane, materiali e immateriali, disponibili in tale ambito e su modelli di gestione unitaria ed integrata del nostro patrimonio culturale, turistico e ambientale al fine di conseguire qualità dei servizi, efficienza nella spesa, economie di scala e capacità di aggregazione della domanda. Prioritarie sarebbero le tante opportunità offerte dalle nuove tecnologie; bisognerebbe dunque che tutto questo “bene comune” sia digitalizzato ed inserito nei siti web, in un piano integrato di comunicazione, che sappia coniugare nuove tecnologie e metodi più tradizionali, per la gestione e la valorizzazione, anche ai fini turistici, dei beni culturali. Inoltre, nella nostra visione di gestione dei beni culturali, pubblico e privato dovrebbero camminare insieme; per realizzare e gestire un tale sistema, per promuovere l’immagine e migliorare la fruibilità della città, la collaborazione è necessaria perché – e lo dico con amarezza conclude Scaramuzzino – all’interno delle amministrazioni non sempre ci sono risorse capaci, fresche ed innovative".
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