
Lamezia Terme - A tenere banco in città, prima delle prossime sedute del Consiglio comunale che dovrà occuparsi dell'approvazione dei Bilanci, è il parere della Regione sul Piano strutturale, atteso per poi essere approvato in Consiglio. Come si ricorderà, nei mesi scorsi Pd, Attivisti 5Stelle, Lamezia Bene comune, Comitato Lamezia 4 Gennaio e Amo Lamezia, si erano rivolti proprio agli uffici regionali per chiedere lumi su alcune problematiche che, a loro dire, palesavano "profili di illegittimità, violazioni di legge e danni per i cittadini e per l'ambiente”. Oggi, le stesse forze politiche e Associazioni, hanno ribadito le perplessità e i profili critici, dopo un incontro con gli organi regionali e alla luce anche dell’invio da parte della Regione al Comune, dell’esame del documento definitivo del Psc. Ebbene, da tale documento arrivato al Municipio lametino il 29 marzo scorso, si evincono “alcune delle osservazioni contestate”.
Per Gennarino Masi, segretario del Pd “ad oggi gli annunci di Mascaro sono tutti miseramente falliti. Il Psc è inattuabile perché non è adeguato alle nuove normative rispetto a quello del 2015”. Contestata anche la questione del consumo del suolo con un Psc “privo del Piano paesaggistico”. Cosi come esistono dubbi sulla “volumetria”. E qui, Masi si è chiesto “Come è possibile che tecnici come Crocioni non si siano accorti di ciò?”. Per il segretario del Pd si potrebbe palesare anche “un danno erariale”. Mancato “rispetto delle norme per noi cogenti e quindi eventuali responsabilità penali con abuso d’ufficio”. Ma si va oltre prefigurando che se si dovesse approvare questo Psc “potrebbero esserci responsabilità dei consiglieri stessi che lo approvano”.
La posizione di Cinquestelle è stata spiegata da Nicolino Panedigrano. “Siamo qui a combattere contro questo Psc a prescindere da chi lo ha adottato e approvato, dalla Giunta Speranza ad oggi. Perché va contro le tendenze che ci impongono il consumo zero del territorio. Non vigliamo che questa città sia invasa da maggiore cemento. Chiediamo che questo Piano non sia approvato. Questa amministrazione - ha stigmatizzato - sta facendo un’operazione di consumo di suolo. La Regione ribadisce che queste norme devono essere cogenti. Quindi ci può essere abuso d’ufficio. Noi vogliamo bloccare questo Psc che serve ai cittadini, ai proprietari di abitazioni perché i valori immobiliari sono in calo. E questo non va bene alla società e all’economia della città. La Regione - ha chiosato Panedigrano- ha suggerito al Comune di non incorrere a possibili abusi d’ufficio. Quindi anche ai consiglieri comunali che dovranno approvare il Piano”.
Poi, l’intervento di Rosario Piccioni, consigliere di Lamezia Bene comune. “Nonostante le valutazioni della Regione siano dello scorso 29 marzo, ad oggi nessuno dei consiglieri ne sa nulla. Poi saranno il Rup e i consiglieri ad assumersi le responsabilità. Tante di quelle osservazioni che abbiamo fatto noi sono state riprese dalla Regione”. Per Piccioni “la città sta pagando una grave incapacità politica. Bisogno prima ricucire il territorio e non fare nuove costruzioni nelle zone urbanizzabili. L’appello che facciamo a tutti i consiglieri è quello di non votare il Psc senza che prima non siano prese in considerazione le osservazioni della Regione e pensare ad un nuovo Piano”.
Giuseppe Gigliotti di Italia nostra ha stigmatizzato “il previsto consumo del suolo e gli appetiti speculativi. Un Psc senza Piano paesaggistico non si può votare. Alla base di questo Psc - ha sottolineato Gigliotti - c’è la filosofia di abbandonare i centri storici e il non recupero, ad un consumo di suolo esagerato. Manca una visione sia dal punto di vista paesaggistico che dell’ambiente. La città ha il dovere di chiedere conto perché questo Psc va in direzione del non rispetto delle regole”. Secondo quanto emerso e da quanto è stato evidenziato dalla Regione, manca il Piano di Protezione civile, non adeguato al 2018, mentre quello allegato risulta essere del 2012. Tuttavia, secondo fonti amministrative, lo strumento urbanistico per antonomasia della città, dovrebbe comunque arrivare in Consiglio (ricordiamo che il parere della Regione non è vincolante), per poi apportare in “corso d’opera” i “suggerimenti” della Regione. Da segnalare per dovere di cronaca che mancano il parere della Provincia e quello della Soprintendenza archeologica e alle belle arti. Tuttavia, anche il non parere andrebbe interpretato come “silenzio assenso”.
A.C.
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