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Lamezia Terme - E’ stata strutturata in due gruppi di discussione incentrati su ambiti diversi la riunione del Pd appena conclusasi nella sede di Corso Numistrano, con la finalità di creare una prima traccia del percorso che il partito dovrà seguire durante l’anno interfacciandosi con le altre realtà politiche.  Piuttosto ampie e impegnative, ma soprattutto attuali, le tematiche trattate. Un primo gruppo, presieduto da Italo Reale e Fabio Lorelli, si è occupato infatti della questione dell’area vasta, mentre un secondo gruppo si è concentrato sul problema della sanità lametina. A partire da un documento sull’asse Catanzaro- Lamezia stilato da Attilio Mazzei, già a suo tempo portato all’attenzione di Abramo e Speranza senza nessun esito, si è cercato, secondo le parole di Lorelli di “riempire di contenuti il concetto di area vasta”, distinguendolo da quello di area metropolitana, definito a livello nazionale e non regionale, e immaginando una governance possibile con strutture amministrative di secondo livello per gestire la nuova entità. Come è stato osservato da Reale, esistono attualmente almeno quattro zone che potrebbero costituire area vasta o che già ne presentano la struttura : Cosenza –Rende, Rossano-Corigliano, Siderno-Locri-Roccella e infine Catanzaro-Lamezia.

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L’obbiettivo fondamentale di un’area vasta sul nostro territorio sarebbe, sempre secondo Reale, quello di “ creare dei servizi e dei trasporti più efficienti e veloci e che abbiano un costo minore” , infatti il vantaggio di avere una popolazione di 250.000 unità porterebbe ad avere una domanda tale da migliorare l’offerta, in quasi tutti i campi. L’area vasta potrebbe essere una risposta anche al problema dello smaltimento dei rifiuti e della depurazione delle acque. Ancora, un asse Catanzaro-Lamezia porterebbe a mettere in comune beni che si compenetrano e si completano, Lamezia la sua area industriale e Catanzaro il polo di Germaneto. “Bisogna solo capire quali sono  i servizi e chi li governa.” - afferma Reale. Il secondo gruppo, la cui discussione ha avuto toni immancabilmente più accesi, si è soffermata fra l’altro sulle numerose riduzioni imposte dalla Regione ai servizi offerti dal presidio ospedaliero  lametino, destinato ad essere fagocitato, anche perché “costretto a pagare metà delle sue risorse alle strutture private di Catanzaro”, in quanto facente parte di un’azienda sanitaria provinciale che le sostiene. Quindi la proposta di dare vita al cosiddetto “Trauma center”, inteso non come centro traumatologico ma come fulcro di una “rete politrauma” a carattere provinciale e regionale di cui Lamezia, data la sua posizione centrale, potrebbe essere lo snodo principale, anche senza diventare Hub.

Giulia De Sensi

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