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Lamezia Terme - Sono state pubblicate oggi le motivazioni con cui, la Corte dei Conti di Roma, ha annullato la procedura di dissesto da parte della Corte dei Conti della Calabria nei confronti del Comune di Lamezia che aveva presentanto ricorso. Secondo la Corte "la rappresentata situazione, caratterizzata dal ripianamento del disavanzo di amministrazione proveniente dall'esercizio 2012, con particolare riguardo al primo esercizio del piano di rientro (2013) i cui dati assumono un valore di certa attendibilità, in considerazione della data di adozione dei provvedimenti di riequilibrio del bilancio intervenuti appunto ad esercizio pressoché scaduto, unitamente all’esistenza di un certificato pareggio nelle anticipazioni di tesoreria, evidenziano che le misure  d risanamento adottate dall'Ente per il triennio 2013/2015, risultano, al momento, di plausibile realizzabilità". Tutto questo sarebbe venuto dopo che "la situazione economico finanziaria del comune di Lamezia, come evidenziato nella delibera n. 4/2013 assunta nella Camera di Consiglio del 19 dicembre 2013, appariva abbastanza precaria e di una certa criticità, ma l’acquisizione di dati successivi alla sua adozione - scrivono - hanno rilevato una diversa dimensione delle predette irregolarità ed anomalie ed hanno permesso a questo Collegio di svolgere una più completa valutazione sulla capacità delle stesse di pregiudicare gli equilibri di bilancio e di compromettere in modo irreversibile la sana gestione finanziaria dell’ente". La Corte dei Conti di Roma conferma la reale situazione economica in cui versava  il Comune ricordando "l’accertamento delle numerose criticità rilevate dalla Sezione di controllo nell’esame del rendiconto 2011, unitamente alla presenza di diversi elementi che lasciavano intravedere preoccupanti segnali sulla situazione economico-finanziaria con pericolo per i futuri equilibri di bilancio dell’ente, avevano, infatti, indotto la Sezione a richiedere al comune di Lamezia Terme l’apprestamento di interventi correttivi idonei ad affrontare lo stato di crisi e su cui poter esprimere un giudizio prognostico di congruità ai fini delle possibilità di conseguire il riequilibrio". Per la Corte, però, successivamente sarebbe emerso "che  si era provveduto alla compiuta ricostruzione del quadro debitorio e alle conseguenti attività di riconoscimento e reperimento dei mezzi necessari alla copertura della stessa. L’attività di riaccertamento dei residui, la cui inattendibilità era stata segnatamente censurata dalla Sezione ha fatto emergere un avanzo finale di amministrazione diverso da quello rilevato  nella delibera impugnata ed in crescita nel primo trimestre del 2014".

Secondo la Corte, dunque "pur confermandosi le valutazioni di criticità compiute sulla situazione del Comune, si deve rilevare, con giudizio di tipo dinamico, che al momento, l’esistenza di una potenziale liquidità di cassa appare tale da poter sostenere la capacità stessa dell’ente di fronteggiare con regolarità le obbligazioni assunte, escludendo al momento un pericolo attuale e concreto per il normale funzionamento dell’ente. Le misure correttive, che l’ente ha delineato appaiono pertanto sufficienti, anche alla luce della capacità dichiarata dall’ente di aumentare di una quota significativa l’avanzo di amministrazione a supportare il piano presentato avendo l’ente fornito elementi certi onde poter apprezzare l’attendibilità delle previsioni e la proiezione temporale dell’entrata". Da Roma aggiungono inoltre che "alla luce delle suesposte considerazioni, può ritenersi dimostrato che l’ente abbia per il 2013 realizzato in maniera articolata e sistematica gli interventi programmati per ridurre il disavanzo e la traiettoria temporale di rientro, dimostrando nel concreto la propria capacità di rispettare la prima fase attuativa del piano".

"Queste Sezioni riunite in speciale composizione - concludono - ritengono che l’Ente abbia adottato iniziative di risanamento e disponga di dati di bilancio, definitivamente approvati, (delibera di giunta n. 50 del 17 febbraio 2014) che dimostrano miglioramenti dei saldi che consentono di superare, almeno in parte, le riscontrate gravi irregolarità. Ovviamente, il comune di Lamezia Terme dovrà rigorosamente attuare la procedura deliberata procedendo con assoluta regolarità e senza ritardi nel percorso di risanamento intrapreso onde evitare che il ricorso al piano triennale possa rivelarsi un espediente per differire nel tempo soluzioni che andrebbero invece immediatamente attuate a tutela delle finanze pubbliche. A tal fine, andranno adeguatamente potenziati i meccanismi di controllo interno per verificare la regolarità della gestione, l’osservanza delle scadenze prefissate e il raggiungimento degli obiettivi intermedi previsti dal piano nel dipanarsi del programma lungo il triennio di riferimento".

REAZIONI

Il commento dell'Amministrazione Comunale: "Non esistevano ragioni dissesto"

"Le Sezioni riunite della Corte dei conti hanno pubblicato la sentenza che ha  accolto il ricorso del Comune - scrivono in un comunicato - confermando l'inesistenza della situazione di dissesto del  Comune. Le motivazioni hanno quindi dimostrato che non esistevano le ragioni di dissesto. Due sono i motivi essenziali della sentenza. Anzitutto, le difficoltà finanziarie del Comune di Lamezia  non erano affatto così gravi da evidenziare una situazione tanto catastrofica:  il dissesto, ricordano i giudici, deve essere dichiarato quando è impossibile garantire i servizi fondamentali ai cittadini e quando il Comune è  incapace di onorare i debiti. Non c’è dubbio che Lamezia, come moltissimi altri comuni in Calabria e nell’intero paese, vive la crisi che ha reso  gli ultimi anni assai difficili per tutti, ma non solo ha sempre garantito tutti i servizi, senza aver mai corso alcun rischio al riguardo, nonchè  il pagamento dei debiti verso le imprese. Il secondo rilievo delle Sezioni riunite riguarda la verifica delle misure di riequilibrio avviate dal Comune già nel 2013 e la loro effettiva applicazione. I giudici di Roma ritengono che era doveroso attendere i dati del consuntivo, per capire davvero come erano andate le cose nell’ultimo anno.
In particolare hanno riconosciuto:
- che tra ottobre e dicembre 2013 il Comune ha operato un radicale “riaccertamento” dei residui attivi e passivi, portando ad un  risultato di livello tale da poter essere tranquillamente riassorbito nel biennio 2014-2015;
- che la gestione di cassa dimostra come l'anticipazione di tesoreria dell'anno 2013 sia stata normalmente ricostituita  entro la fine dell'anno stesso, concluso anzi con un notevole avanzo di cassa;
- che ormai il Comune vanta nell'andamento dei primi mesi del 2014 un “avanzo di amministrazione” .
Anche la Corte dei Conti di Roma, come aveva già fatto la Sezione Calabria, non  contesta  al Comune di Lamezia nulla  su tutte le voci di bilancio che riguardano le spese. Anzi, tra l'altro, sottolinea la  capacità del Comune di contenerne nel tempo i livelli.  Il Comune di Lamezia Terme può credibilmente contenere le situazioni di difficoltà che stanno travolgendo tanti enti locali – schiacciati dalla crisi, dal taglio dei trasferimenti e dalla ridotta capacità fiscale dei propri cittadini – grazie alle economie  di spesa e all’applicazione rigorosa del principio secondo cui “se pagano tutti, ciascuno può pagare di meno”. La Corte riconosce in conclusione che il Comune di Lamezia Terme è stato ampiamente nelle condizioni di sostenere  un credibile piano di  riequilibrio triennale. Valuteremo  se sia preferibile la strada – più lunga, ma meno gravosa per la città e per i cittadini – di un piano decennale. In ogni caso rafforzeremo ancora i meccanismi di controllo interno per garantire il monitoraggio costante dei flussi di entrata e di spesa".

Grandinetti e Benincasa: "Le motivazioni delle sezione riunite ci riempiono di soddisfazione"

"La lettura della sentenza delle sezioni riunite della Corte dei Conti - commentano i consiglieri del Terzo Polo Francesco Grandinetti e Mario Benincasa - ci riempie ancora di più di soddisfazione per non aver  portato al  dissesto la nostra Lamezia grazie al nostro voto. L'approvazione del bilancio ed il conseguente piano di rientro triennale secondo le sezioni riunite hanno determinato  tale decisione. Pertanto non possiamo che essere più che soddisfatti perché al di la della mera sentenza di annullamento della Corte dei Conti di Catanzaro le motivazioni hanno ancora di più dato importanza alla decisione responsabile dei consiglieri del terzo polo. Ora, come più volte detto e oggi confermato dalla sentenza delle sezioni riunite,  é determinante, da parte dell'amministrazione, il rispetto  di almeno il piano triennale di rientro previsto, al fine di non far sembrare la presentazione del piano "un semplice espediente da parte del Comune" per allungare i tempi della dichiarazione del dissesto. Pertanto il Sindaco ed ogni partito della maggioranza - aggiungono - si devono assumere la responsabilità di non vanificare quanto fatto fino ad adesso. Tutto ricadrebbe sulle spalle dei cittadini. Le persone che hanno apprezzato gli sforzi per evitare il dissesto non perdoneranno chi per meri scopi politici di maniera non permetteranno il perseguire dell'obiettivo. Ricordiamo che entro trenta giorni da oggi deve essere approvato il bilancio consuntivo in consiglio comunale ed entro 60 il bilancio preventivo, oltre naturalmente un piano decennale di rientro che anche se non più giuridicamente necessario, vista la sentenza, sarebbe opportuno preventivare ed approvare. Pertanto - concludono - serve una immediata verifica politica per verificare la tenuta della maggioranza eletta che oltre a quello di cui sopra deve necessariamente, se si é seri, approvare il PSC con le eventuali nuove modifiche, il piano spiaggia, ecc.".

Meetup M5S Lamezia scettici sulla sentenza: “Dissesto c’era”

“Pubblicata, finalmente, la sentenza completa delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in speciale composizione, dopo la lettura del dispositivo del 9 aprile scorso. Ci auguravamo, insieme alle migliaia di cittadini della città, di trovare motivazioni rassicuranti, tranquillizzanti, che ci dicessero che il dissesto non c’è e non e mai esistito, che la Corte dei Conti di Catanzaro ha preso un abbaglio, che i cittadini di Lamezia non dovessero, negli anni a venire, patire preoccupazioni, pagare aumenti su aumenti, vedersi ridurre i servizi, che la prossima amministrazione che verrà non si troverà con le mani legate e non dovrà continuare a chiedere sacrifici su sacrifici. Nulla di tutto questo!”
“Non solo ma un clamoroso errore, sperando che di errore si tratti, mette in dubbio la credibilità dei giudici romani e ci fa affermare che questa sentenza è scritta su pilastri privi di fondamenta, anzi già crollati. La sentenza, degna di Ponzio Pilato, dà ragione a tutti: alla Corte dei Conti calabrese, che in base ai dati di cui era in possesso, giustamente rilevava che «la situazione economico finanziaria del comune di Lamezia, appariva abbastanza precaria e di una certa criticità». Dà ragione al Comune, perché «l’acquisizione di dati successivi alla sua adozione hanno rilevato una diversa dimensione delle predette irregolarità ed anomalie ». Dà ragione anche a noi, sostenendo che l’annullamento della delibera sull’IMU (e di quella sull’IRPEF) non incide sulla situazione di dissesto, mettendo a tacere tutti quei soloni già pronti ad addebitare al M5S le nefaste sorti del Comune”.
“Sennonché, proprio nella parte in cui si dà ragione al Comune, i giudici romani incorrono in un clamoroso errore che vizia tutta la sentenza e che ne giustificherebbe la sua revisione. Scrivono dalle sezioni riunite: «va infatti evidenziato che la Sezione di controllo ha fondato le proprie prospettazioni sull’attendibilità o meno delle previsioni di bilancio 2013 che avrebbero potuto subire modifiche o aggiustamenti in sede di assestamento; elementi, questi ultimi, di cui non ha potuto tener conto poiché l’ente aveva fornito soltanto informazioni contabili desunti dal consuntivo in corso di approvazione, all’epoca della delibera e pertanto non conoscibili, mentre è solamente dopo l’assunzione della delibera n. 4/2014 che il comune ha provveduto ad approvare il consuntivo 2013, vera e riscontrabile evidenza contabile che permette di accertare con incontrastabile oggettività e veridicità, in disparte proiezioni solo previsionali, l’avvenuto conseguimento (o meno) dell’obiettivo intermedio programmato per l’anno 2013». E ancora: « Nella delibera impugnata, al fine di addivenire alla valutazione dell'attendibilità o meno delle presuntive percentuali d'incasso formulate dal Comune, erano state messe a confronto le previsioni di cassa con quelle realizzate nel triennio 2010/2012; ma ora tali conclusioni possono essere rivalutate alla luce dei dati del consuntivo 2013, che permettono di ritenere superata l’eccezione della Sezione di controllo che riteneva la previsione di cassa formulata dall'Ente notevolmente sovrastimata rispetto al “trend” storico 2010/2012 e, pertanto, inattendibile». Quindi il punto cruciale della decisione è: i giudici catanzaresi hanno valutato i dati sino al 2012, ed essi giustificavano il dissesto, ma con il consuntivo 2013, approvato dal Comune dopo la delibera della Corte di Catanzaro, i dati sono cambiati e il piano triennale di rientro diventa credibile. Ma, e in questo consiste il clamoroso errore, il consuntivo 2013 NON è stato ancora approvato dal Comune, per cui a quali dati dotati di «vera e riscontrabile evidenza contabile che permette di accertare con incontrastabile oggettività e veridicità» fanno riferimento da Roma? Quali carte ha consegnato la difesa del Comune alle sezioni riunite? Qualcuno ha fornito informazioni false o comunque non veritiere? È solo una clamorosa svista dei giudici romani? Qualcun altro, al posto nostro dovrà dare delle risposte. Per intanto, mancando il presupposto iniziale ne deriva che il dissesto c’era, eccome. Purtroppo per noi”.

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