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Lamezia Terme – Italo Reale esprime dubbi sull’iter di vendita della ex cantina sociale di Sambiase: “Alla luce delle dichiarazioni del sindaco di Lamezia Terme alla Commissione consiliare competente sulla vendita della cantina sociale di Sambiase – afferma - e sulla legittimità del permesso a costruire che è stato rilasciato agli acquirenti, non mi pare che ci sia lo spirito giusto. Per riassumere, ed esprimere un giudizio, il Comune di Lamezia Terme ha ceduto l’immobile dopo aver aderito ad un progetto del Ministero e pagato (10 mila euro) per un primo progetto che prevedeva la possibilità di allocare in quei locali auditorium, ristorante/caffetteria, biblioteca, uffici, laboratori, palestra, infermeria/guardia medica, tabacchi/edicola, parco urbano e parcheggi. La valutazione, mi pare che lo abbia scritto bene Masi per il Pd e non solo, che avrebbe dovuto fare l’Amministrazione consisteva nel ritenere se, questo intervento poteva essere sacrificato per la somma di 1.200.000 euro, o se era più importante perché dava vivacità ad una zona e ad una città che manca totalmente di luoghi di socialità pubblici”.

“Ovviamente – prosegue Reale - sarebbe stato necessario aggiungere la necessità di cucire il tessuto urbano non solo con edifici privati di dubbio gusto che annichiliscono (per esempio) la nuova cattedrale per fare la di Lamezia una città e non una distesa di case. Infine, si aggiunge la valutazione della commissione prefettizia che ha ritenuto la base d’asta insufficiente rispetto al valore dell’immobile, valutazione che sembra confermata dal corrispettivo del trasferimento che sarebbe avvenuto tra privati dopo la cessione del Comune. Tutto questo è politica amministrativa e l’Amministrazione può pensarla in un modo ed i partiti del centrosinistra in un altro ma forse, e questa e responsabilità di tutti, avremmo dovuto aprire una discussione che coinvolgesse una città sempre più distratta sul suo destino”.

Reale poi entra nel merito dell’iter amministrativo che ha portato all’alienazione dell’immobile: “Quello che non è dibattito ma applicazione della legge – afferma - è l’irregolare rilascio del permesso di edificazione nei termini che oggi conosciamo. In particolare, il 17.12.2021 è stato firmato un permesso di demolizione e ricostruzione che comprende una notevole estensione con destinazione urbanistica commerciale. Questo in base alla cosiddetta “Legge Casa” della Regione Calabria, legge che sempre di più ricorda una coperta di pezze multicolori e la cui dannosità ed incongruenza ha portato la Corte costituzionale, già una prima volta, ad annullarne la proroga. La stessa Corte, intervenendo nel merito, ha anche dichiarato incostituzionali alcune parti dell’ultimo aggiornamento della norma (che viene modificata con una frequenza impressionante) riscrivendo quindi un nuovo testo che è rappresentato dall’ultima versione epurata delle parti abrogate. Va specificato, che non avendo la Corte dichiarata l’incostituzionalità di tutta la norma, non rientra in vigore la legge che la precedeva ma il testo corrente con le cancellazioni. Inoltre, la sentenza della Corte Costituzionale è retroattiva che e opera su tutte le situazioni in corso se non sono state perfezionate con un atto amministrativo definitivo”.

“Ora, la sentenza della Corte è del 23.11.2021 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24.11.2021) il testo della legge vigente al momento del rilascio del permesso (17.12.2021) non prevedeva la possibilità di inserire tra le destinazioni d’uso, il commerciale. Tale interpretazione è confermata da una circolare della Regione e pretenderebbe un’immediata presa di coscienza del Comune per evitare che maturino responsabilità di natura civilistica per l’Ente (richieste di risarcimento da parte di Terzi che non siano gli assegnatari della vendita). Vorrei essere ancora più chiaro, se la confusione che nasce dalla pessima qualità della legislazione regionale e l’incertezza che ha provocato l’intervento della Corte Costituzionale giustificano l’errore nel rilascio dell’autorizzazione edilizia, la mancanza di volontà di correggerlo integra una responsabilità personale a tutti i livelli, per tecnici ed amministratori, soprattutto se hanno la capacità per comprendere ed agire di conseguenza. Mi aspetto, quindi, un esame obiettivo ed approfondito anche se non depone bene la circostanza che ad Aquila Villella ed a Rosario Piccioni non sia stata consegnata ancora la documentazione della pratica”.

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