
Lamezia Terme - “Tanto per non smentirsi l’arena della votazione in consiglio per eleggere il presidente ha mostrato le virtù che il partito di maggioranza non ha. I renziani e gli altri si parlano e si dividono. Senza animosità ma con un modo complicato di essere uniti nella sorte politica. Senza il voto di una parte della minoranza al bilancio 2013, il centrosinistra sarebbe stato spazzato dall’onta del dissesto senza neppure riuscire a fiatare sui distinguo e le responsabilità che pure ci sono tra pd e sel e tra le maggioranze decretate dalle urne nel 2005 e nel 2010. Senza quel voto, che ha determinato il nuovo scacchiere consiliare con Francesco Grandinetti nel ruolo di presidente, il gruppo consiliare del pd sarebbe stato cannibalizzato nelle fauci dei partiti di opposizione, lievitata senza merito nel ruolo di censore. Le possibilità di ricorso intraprese dopo il voto al bilancio dal sindaco Gianni Speranza sarebbero state azzerate e Forza Italia lametina e gli altri partiti diversamente avversari dei democratici, avrebbero fatto brandelli, con il dissesto spalancato, delle legittime aspirazioni del pd di essere protagonista e candidarsi in un ruolo adeguato alle possibilità che l’effetto Renzi incoraggia. Se il problema è capire perché riconoscere a un avversario politico come Grandinetti, un ruolo tanto prestigioso, la soluzione esiste ma è necessario scendere dal piedistallo dell’autosufficienza e prendere atto che anche in politica “la regina ha bisogno della vicina”. Lamezia ha bisogno di essere servita senza liturgie di partito che ne sacrificano le attese. In uno sfogo reso pubblico dalla penna di Filippo Veltri, questo pd sembra “senz’anima”. Su questa espressione usata dai militanti che hanno partecipato all’assemblea svolta al Centro agroalimentare, mi sono interrogata da persona che ha fiducia per il nuovo corso segnato dal democratico Renzi e non nascondo di nutrire da sempre un profondo rispetto per la valida esperienza amministrativa di chi oggi rappresenta il pd al Senato.
Dopo nove anni di giunta Speranza, ritengo che sarebbe un peccato per la città vivere la deriva che ai miei occhi l’arrembaggio del centrodestra prepara. Se riusciamo, e sottolineo, “se” riusciamo a trasformare i prossimi mesi in una palestra di effettiva concreta e sana democrazia deliberativa avendo cura di non fornire “noi” al partito unico dell’“opposizione senza proposte” la chance di apparire unita si può evitare che l’unica unione in causa sia quella di tirare fare rotolare a suo favore ogni residuo di incomprensione nel campo avversario. La convergenza dei partiti di centrodestra sul consigliere sincero della sinistra lametina, contrapposto a Grandinetti, attesta l’inclinazione di questo fenomeno che è strano.
E’ strano che sia considerato una normalità politica e non invece uno stratagemma per fare brillare di purezza un modo rozzo di candidarsi puri agli occhi di elettori confusi. Normale è censurare la fallibilità di un’amministrazione che errori ne ha accumulati. Strano è non voler mettercela tutta per riuscire a cambiare le cose che è possibile cambiare democraticamente in meglio. Le scelte sono due: parteggiare per il partito trasversale della mosca cocchiera che, come è evidente, arruola tanti volontari, alcuni inconsapevoli; oppure cercare di capire e costruire un dialogo che riesca a fare uscire la città dalle sabbie mobili. L’unica certezza è quella che una coscienza, come un’anima, per dirsi democratica non può pensare di gettare a mare l’unica fiducia che merita di essere servita fino in fondo, quella dei cittadini interessati a essere rappresentati con senso di responsabilità, senza il chiasso e il fracasso di guide elettoralistiche spericolate”.
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