Salta al contenuto principale

olio-oliva.jpg

Lamezia Terme - L' Agci Calabria (associazione generale cooperative italiane) chiede agli organi regionali, al presidente della Giunta Mario Oliverio ed all’assessore delegato all’Agricoltura Mauro D’Acri un incontro “urgente” per affrontare la problematica del comparto olivicolo-oleario insieme agli altri attori del settore. L’Agci Calabria esprime quindi “preoccupazione e chiede seri interventi per il settore olivicolo-oleario che da alcuni anni è afflitto da una grave crisi che coinvolge sia il mercato interno che quello internazionale, al punto da compromettere seriamente la sopravvivenza di numerose aziende”.

“La presenza sul mercato di gruppi industriali con posizioni dominanti - spiega Gennaro Raso, presidente Agci Calabria - e la concorrenza di Paesi come Spagna, Grecia e Tunisia, hanno di fatto bloccato le contrattazioni e generato un crollo dei prezzi così comportando lo stato di crisi di tutto il comparto. Nonostante l'eccellente qualità dell'olio italiano, ed in particolare di quello calabrese, i produttori non riescono ad ottenere prezzi di mercato sufficienti a poter sostenere le relative spese di produzione”.

“Per fare un esempio - continua Raso - l’olio tunisino greco e spagnolo, che rappresentano il 75 per cento del totale delle importazioni italiane, costano entrambi meno di quello italiano, che all’ingrosso viene venduto a 3/4euro al chilo. Tanto è dovuto al fatto che il costo del lavoro in questi Paesi, sono inferiori rispetto ai nostri. Le imprese italiane, quindi, spesso sono costrette a vendere il loro prodotto sotto costo, o addirittura non venderlo affatto. Le aziende si accingono ad affrontare la campagna olearia 2019/2020 nonostante ancora non abbiano venduto l’olio prodotto nel corso delle campagne precedenti (2017/2018 e 2018/2019). Ciò potrebbe causare un grave danno alle aziende che, in parte, hanno già affrontato i costi per la nuova produzione e certamente non sono nella condizione di sopportarne altre. La problematica, peraltro, è resa ancor più annosa dalla difficoltà di approvvigionamento finanziario. Una situazione, quest’ultima - conclude Raso - di certo non più sostenibile per la quale necessita un tempestivo intervento, posto che, altrimenti, gli agricoltori saranno costretti ad abbandonare gli uliveti così andando incontro ad un’inevitabile crisi occupazionale. Infatti, la Camera di commercio, Industria e Artigianato e Agricoltura di Bari, per mancanza di contrattazione tra produttori e mediatori/venditori non classifica l’olio d’oliva”. 

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.