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Catanzaro - "Gli sforzi prodotti sinora sono certamente apprezzabili. Ma, da soli, non bastano a dare concreto ossigeno al settore della piccola pesca nel Paese. Bisogna fare di più e meglio per evitare che i (pochi) fondi messi a disposizione nell'ambito del Fondo europeo per la pesca, rischino il disimpegno".

È l'appello lanciato dall'Associazione lavoratori produttori alimentari ambientali (Alpaa) e, spiega una nota, "non è affatto strumentale. Ma rappresenta il naturale sbocco all'esito del confronto che, per due giorni, ha visto l'associazione confrontarsi insieme a tecnici, piccoli imprenditori, sindacalisti della Cgil, europarlamentari, dirigenti della Regione, esperti di biologia marina e rappresentanti di associazioni impegnate a sostenere le ragioni di chi vorrebbe (e potrebbe...) trarre dal mare un concreto supporto all'economia delle proprie aziende e delle proprie famiglie.

“Negli ultimi lustri, a ragione, l'impegno dell'Europa per le regioni del Sud è stato orientato prevalentemente verso il supporto all'agricoltura e al turismo. Ma, ora, appare evidente un dato: esiste un intero comparto che ha bisogno di nuovi strumenti di crescita perché potrebbe rappresentare, negli anni a venire, un pilastro solido dell'economia nel Mezzogiorno”.

“Il confronto a carattere nazionale che ha avuto luogo ad Amantea - continua l'associazione - dopo la visita in alcune realtà produttive locali dell'ittiturismo, ha riunito attorno al tavolo attori altamente qualificati in materia: Luigi Rotella (presidente nazionale Alpaa), Ercole Mete e Annalisa Crupi (Alpaa Calabria), Mimma Pacifici (Segreteria Cgil Calabria), Renata Briano (vicepresidente della Commissione per la pesca al Parlamento Europeo), Cosimo Carmelo Caridi (direttore del Dipartimento pesca della Regione Calabria); Andrea Cozzolino (vicepresidente della Commissione per lo sviluppo regionale al Parlamento Europeo); Roberto Odorico (biologo marino), Anna Maria Mele (del Gruppo di azione costiera "Perla del Tirreno"). Figure da tempo impegnate - si sottolinea - nelle politiche e nelle dinamiche di sviluppo di un comparto dalle potenzialità enormi".

Il punto centrale della questione, si sottolinea, è che, "al netto delle ormai note polemiche relative alle quote pesca imposte in sede europea (che finiscono con il "premiare" in ogni regione del Sud quattro o cinque grandi aziende), gli strumenti sinora messi in atto a vantaggio dei piccoli pescatori non consentono un reale supporto a vantaggio dell'itticoltura”.

E il motivo è presto detto, così come evidenziato dai dirigenti dell'Alpaa e della Cgil: "gli strumenti finanziari disponibili prevedono un cofinanziamento del 50% dei progetti di rinnovo del parco mezzi e per l'avvio di nuove attività. Una scelta che comporta, già in partenza, investimenti enormi magari anche da parte di giovani interessati a intraprendere attività nel settore della pesca”.

“Se a ciò si aggiunge la difficoltà che si riscontra nell'accesso al credito, ecco - spiega l'Alpaa che il quadro che emerge non lascia grandi speranze: il rischio reale è che i bandi vadano deserti con il conseguente disimpegno delle risorse non spese. La scelta dell'Alpaa di chiamare al tavolo del confronto europarlamentari e dirigenti della Regione va proprio nella direzione di favorire un intervento su doppio binario: chiedere agli eurodeputati di incidere in sede di Commissioni europee per ripensare, migliorandole, le misure a vantaggio del comparto e, contestualmente, ottenere dalla Regione uno snellimento della parte burocratica relativa all'accesso ai finanziamenti per ottimizzare al meglio le risorse messe a disposizione”.

“La strada maestra, del resto, è tracciata dal comparto agricolo che negli anni ha visto crescere la dote economica, favorire l'accesso al credito e la trasformazione di microaziende in agriturismi nonché la facilitazione dell'accesso dei giovani e giovanissimi in questo settore. Non è un caso che l'iniziativa dell'Alpaa sia stata realizzata proprio con il supporto del Mipaaf (il Ministero delle Politiche agricole e forestali) nella consapevolezza che questi due mondi, terra e mare, in una realtà geografica come quella calabrese, possano rappresentare una delle chiavi di sviluppo tanto auspicate dalla collettività. Gli esperti del settore, del resto, sono pronti a dare proprio contributo anche perché la kermesse di Amantea, incentrata non solo sul confronto ma anche su sessioni a carattere formativo, ha dimostrato che i tempi sono maturi per perseguire un modello di sviluppo sostenibile e di turismo responsabile nonostante le criticità esistenti, sintetizzabili nella necessità di aiutare le imprese ad adeguarsi alle nuove realtà (attivando tutte le misure e le risorse disponibili del Fondo europeo per la Pesca) e sollecitando l'attenzione da parte degli enti competenti perché - si legge infine - favoriscano e facilitino la concreta possibilità di utilizzo delle opportunità previste".

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