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Lamezia Terme – Dopo il terremoto, si prova a scavare tra le macerie. Se oggi davanti al Gip del Tribunale di Lamezia, è stato tempo di interrogatori per i vertici Sacal finiti ai domiciliari con l’operazione “Eumenidi”, nella sala conferenze degli uffici direzionali la Cgil-Filt reclama, con un’assemblea pubblica, un piano d’impresa che garantisca un futuro ai lavoratori dello scalo, oggi gestore anche di Reggio e Crotone. Lo scopo è quello di vederci chiaro dopo la bufera scoppiata, chiedendo “trasparenza nella gestione, garanzie e stabilizzazione per i lavoratori e continuità per i cittadini che utilizzano il trasporto aereo”.

A partecipare all’incontro, l’onorevole Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro della Camera dei deputati, accompagnato da Giuseppe Soriero, già sottosegretario ai trasporti durante il governo Prodi.

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“Adesso si dia continuità alle attività presenti, senza commettere più gli errori del passato – afferma Damiano – il punto di partenza è ora quello di evitare che tale situazione si prolunghi nel tempo”. L’onorevole auspica così alla costituzione di un nuovo cda e alla nomina di un presidente ma non di un commissario dopo lo scandalo che ha coinvolto i vertici della società. “Quando si iniziava a sentire puzza di bruciato, sarebbe stato il caso di intervenire. La politica a volte in questo è troppo lenta”. L’idea, secondo Damiano, è quella di ripartire grazie alle istanze che dovranno portare a Roma i parlamentari locali. “Questo non deve essere solo un problema di Lamezia, occorre invece far sentire la propria voce a livello nazionale, far valere le ragioni dei lavoratori e partire da un vero piano industriale che sia in grado di tenere insieme le attività”.

“La Sacal non può essere più gestita come un affare di famiglia – taglia corto Pino Soriero – l’incontro di oggi deve essere un monito affinchè la Sacal non diventi un altro pezzo degradato della Calabria, che deve essere invece in grado di sconfiggere solitudine e precariato”.

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E sono stati proprio i lavoratori a rimarcare quelle problematiche che ormai da tempo avevano fatto storcere il naso ai sindacati, partendo in primis dallo scorporo di Sacal Gh. “Un anno fa sono arrivati gli avvisi di garanzia – afferma uno di loro – ed è anche per questo che si poteva intervenire prima. Molti lavoratori sono stati lasciati al loro destino ed è il caso che la politica faccia adesso le scelte giuste”. Quello che in molti chiedono è inoltre la stabilizzazione degli stagionali e la possibilità di riconsiderare il futuro di Sacal Gh. “Questa società è nata già con un milione e mezzo di debiti  - aggiunge un altro - e il nostro dubbio è che sia nata per non crescere più. Vogliamo una sua riformulazione perché è giusto che Sacal abbia una sola famiglia”. Poi un cenno a quanto accaduto sui meccanismi per le assunzioni allo scalo di alcuni giovani attraverso il programma  "Garanzia Giovani": “Siamo stanchi dei figli di - ha puntualizzato Giammarco Cimino dei Giovani democratici – sono oggi qui per portare l’indignazione dei tanti ragazzi che si sono sentiti umiliati dalla classe dirigente nella vicenda Sacal”.

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In una giornata poi anche particolare per il futuro del porto di Gioia Tauro, Michela Avenoso della Filt Catanzaro ha inoltre aggiunto: “Sia questo un punto di partenza, un nuovo inizio per raggiungere quello sviluppo che senza l’aeroporto di Lamezia porterebbe la Regione a morire definitivamente. Chiediamo un nuovo presidente svincolato dalla politica d’affari e che badi al lavoro sano e dignitoso di questi lavoratori”. Lavoratori che insieme ai sindacati si trovano ora ancor di più sul piede di guerra. “Vogliamo un confronto chiarificatore con la politica – chiarisce infine Raffaele Mammoliti, segretario della Camera del lavoro di Catanzaro – se non arriveranno proposte e azioni concrete annunciamo già da ora che passeremo ad azioni di fortissima mobilitazione”. 

Alessandra Renda

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