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Soveria Mannelli – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del comitato pro ospedale del Reventino a firma del presidente Antonello Maida sulle carenze organiche del reparto di radiologia

“La radiologia, quasi come se fosse una scuola va in vacanza: uno perché l’unico radiologo in forza al reparto legittimamente usufruisce di un periodo di ferie dal 19 aprile al 30. L’altro perché l’attrezzatura per fare le radiografie è in avaria da oltre una settimana e non si comprende quando verrà aggiustata. Terzo, non essendoci il radiologo sono impossibili anche le ecografie. In pratica nel reparto i tecnici fanno quel che possono, probabilmente solo le TAC.

Detto così sembra il solito abbaiare alla luna del Comitato, ma se quanto appena detto lo si correla alle attività di Pronto Soccorso si comprende bene che in mancanza di tale ausilio in questo periodo anche per una banale contusione o un dolore addominale da accertare si stanno inviando i pazienti altrove, in pratica in giro per gli ospedali che possono accogliere ulteriori pazienti. Fosse solo per le diagnosi radiologiche saremmo al minimo, di fatto i trasferimenti interessano anche altre patologie, alcune potenzialmente gravi e quasi sempre si rendono problematici poiché gli ospedali di riferimento sono sempre allo stremo, impossibilitati a dare accoglienza, costringendo pazienti e operatori a vorticosi giri di telefonate che spesso durano ore se non intere giornate. Ne sa qualcosa un paziente con coliche alla colecisti impossibilitato a ulteriori consulenza chirurgiche o un altro con problemi al fegato dirottato a Reggio Calabria o un altro ancora che ha stazionato al Pronto Soccorso un’intera mattina per capire se e dove poteva trovare accoglienza, cose che mettono a dura prova pazienti e familiari, questi ultimi che spesso rasentano equilibri emotivi a causa dello stress. Questo è quanto accaduto martedì mattina, di cui si potrebbe fare un copia e incolla per gli altri giorni. La sanità qui è stata smembrata senza creare le soluzioni al problema.

I grandi Hub non reggono la domanda e gli spoke vengono depotenziati per la spendig review, mentre qui nei piccoli ospedali rimasti, le attenzioni latitano. Nessuno osa occuparsi del problema, come se uno stato di precarietà rimane l’ovvia conclusione di uno stato generale delle cose. Come sé, quello che accade, non dovesse accadere a ognuno ma rimane un problema altrui. Qui e lo ripetiamo la soluzione potrebbe essere definita con l’attuazione di un Pronto Soccorso OBI con ciò che ne consegue dotandolo delle tre consulenze più ovvie: ortopedia, chirurgia e ostetricia; l’unica soluzione per rendere questo territorio con un minimo di garanzia”. 

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