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Pubblichiamo la lettera di Costantino Fittante che condivide appieno la lettera di Mangiardi

“Caro Rocco, ho letto quanto hai ritenuto di esternare e ne condivido lo spirito e il contenuto. Da un po’ di tempo mi vado convincendo che c’è un uso distorto dell’antimafia e del concetto di legalità. Ogni occasione è buona per apparire protagonisti della lotta alla ‘ndrangheta, custodi della legalità, partecipi del desiderio dei tanti che aspirano a vivere in una società liberata dalla delinquenza organizzata. Si organizzano tante iniziative: marce, si distribuiscono fiori e magliette, incontri, presentazione di libri, mostre, laboratori, convegni, lezioni universitarie. Si costituiscono comitati, associazioni, fondazioni. Un agitarsi spesso scomposto e caratterizzato da improvvisazione. Iniziative che non scavano nella realtà dei territori. Un agitarsi ancora più intenso quando c’è da sfruttare o da ottenere finanziamenti pubblici. Mi chiedo spesso: per anni abbiamo combattuto l’equazione che “tutto è mafia” convinti che il diffondersi di questo senso comune portava alla conclusione che “niente è mafia” e che la “mafia” non esiste. Ora sembra a me che si è rovesciata l’equazione: se “tutto è antimafia, nulla è mafia”. Preoccupa dover constatare che anche da talune organizzazioni nazionali, ma anche ad studiosi ed esperti, oltre che dagli estensori delle varie relazioni delle DDA, viene l’affermazione che a Napoli, Bari, Palermo, Reggio Calabria, Catanzaro (leggi in primis Lamezia Terme) ecc., i fenomeni dell’ “usura e del racket sono aumentati mentre sono calate le denunce”. Una tale denuncia si può accettare da organi preposti all’analisi dei fenomeni, non dallo associazionismo che ha come “missione sociale fondamentale” quella di stimolare il mondo imprenditoriale per ribellarsi, organizzandoli perchè denuncino i tentativi di estorsione e i condizionamenti della loro attività, collaborando attivamente con gli organi inquirenti".

"C’è qualcosa che evidentemente non va e che impone una attenta riflessione sul modo di essere di questi soggetti sociali, un rilancio del loro ruolo, per superare gelosie, arroccamenti, chiusure e burocratizzazioni, tutti fenomeni che inevitabilmente portano alla mortificazione della democrazia nella loro vita interna e all’accentramento nelle mani di pochi dei momenti decisionali, in periferia come al centro. Da talune organizzazioni nazionali viene invece la semplice constatazioni che in “Calabria sono scarse le denunce di racket”, ma senza un minimo di analisi del perché di questo fenomeno; si fanno e disfanno gli organismi statutari secondo incomprensibili motivazioni; si elaborano “progetti “ per sfruttare il Pon sicurezza e si “nominano” i relativi “referenti” esasperando l’accentramento di potere; si pubblicano notiziari di auto esaltazione e volumi di resoconto di convegni; si teorizza l’inevitabilità dei “professionisti dell’antimafia”, ma del perché, magari, si sono prodotte e si producono nel tempo tensioni con gli organi di polizia, nulla; del perché ci sono abbandoni come il tuo, niente. Tutto tace. Ho monitorato ciò che è accaduto da noi, ma anche altrove, nell’anno che ci lasciamo alle spalle. Operazioni importanti delle forze dell’ordine e della magistratura. A Lamezia le operazioni “Perseo”,“Medusa”, “ Andromeda”, per citarne qualcune, che hanno portato ad arresti e condanne esemplari, al fermo di un appartenente a una organizzazione di  narcotrafficanti. A Catanzaro, attentati a supermercati e minacce a commercianti. A Vibo arresti importanti e la ricostruzione della rete di interesse di una delle cosche più forti d’Italia. Fuori dalla Calabria, “Mafia Capitale”, l’arresto dell’ex senatore Diana in Campania e le indagini a carico del dott. Montante responsabile per la legalità di Confindustria per presunta collateralià con camorra e mafia. Tutto è passato sotto silenzio. Nessuna iniziativa di aggiornamento e di mobilitazione della “società civile” malgrado le sollecitazioni del responsabile della Squadra Mobile, dott. Ruperti. Come sarebbe stato bello e importante nell’annuale appuntamento di “Trame”, o a prescindere da questo evento, proprio nel decennale della costituzione dell’Associazione Antiracket Lamezia ( della quale, come è noto, sono stato principale promotore ignorato in questa occasione, certamente per non essermi omologato ad un andazzo che non ho condiviso e che mi ha indotto alle dimissioni ), avere un momento di riflessione senza rete sulla realtà mafiosa nella nostra Città e nel nostro comprensorio e sul ruolo affidato agli anticorpo sociali".

"Le operazioni citate, giustamente si sostiene, hanno decapitato le “teste”delle tre cosche locali. E’ quindi finita la ‘ndrangheta a Lamezia? E la fase che stiamo vivendo è inquadrabile in una sorta di “pax mafiosa”? O chi ha preso il posto delle “teste decapitate” e del loro esercito? Quali e quante “seconde e terze file” ci sono in giro per lamezia? Sarebbe stato giusto concentrare su questa domanda la riflessione per un rinnovato impegno anti ‘ndrangheta. Invece si è parlato di “Mafia Capitale” e della presunta “trattativa Stato Mafia”. Lo stimolo venuto dalla relazione della DDA di Catanzaro, scritta dalla dott.ssa Maria Vittoria De Simone doveva essere colto. In questo importante documento si afferma che le operazioni di polizia e della magistratura inquirente compiute a Lamezia e nel lamentino, hanno determinato lo “sconvolgimento degli assetti criminali nel territorio e inevitabilmente hanno lasciato spazio a gruppi criminali meno colpiti dalle misure cautelari”.  Chi dirige sodalizi antimafia dovrebbe porsi costantemente interrogativi sulla realtà locale. Ma ciò si può verificare solo se c’è una vitalità democratica spesso carente se non, addirittura, assente. Caro Rocco, penso che dovremo incontrarci, assieme ad altre associazioni, per programmare iniziative comuni, partendo dalla lettura della realtà. Sono certo che si potrà contare sulla disponibilità di molti perché colgo il desiderio diffuso di un rinnovato impegno anti ‘ndrangheta, anche attraverso un corretto e fecondo rapporto con organizzazioni nazionali schierate sul nostro stesso versante. Un affettuoso abbraccio”.

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