
Lamezia Terme – “Occorre, mai come adesso, cercare di diffondere il più possibile una cultura che sia di collaborazione tra la struttura comunale e i cittadini. Ora, le contrapposizioni, per quanto possano essere giustificate, non giovano a nessuno, perché di macerie ne abbiamo già tante. Bisogna fare quadrato, per dare all'esterno un'immagine di Lamezia che sia la più reale possibile e che non è quella esclusivamente negativa a volte dipinta al di là anche dei demeriti”. Maurizio Ceccherini, segretario generale del Comune di Lamezia, è molto diretto. Glielo impone, oltre il carattere, soprattutto la delicatezza del ruolo che ricopre. Una responsabilità che diventa ancora più pesante in questo frangente, in cui il Comune è commissariato. Ma questo, secondo Ceccherini, non deve portare a erigere muri. Anzi, a prevalere deve essere “uno spirito costruttivo, perché poi alla fine quello che andremo a fare non serve né a me, né alla commissione, né alla futura amministrazione, ma esclusivamente ai cittadini”.
Rilancia il segretario generale: “Questa zona è ricchissima di risorse, sia economiche che culturali. Io credo che sia il momento di cominciare a valorizzarle, perché a parlare contro non ci vuole niente, ma così non si va da nessuna parte. E lo sappiamo tutti. Nessuno vuole esaltare le cose positive e nascondere quelle negative sotto il tappeto. Però, all'esterno occorre dare risalto a quello che viene fatto di positivo, ma questo non lo dico per una questione personale, per chi governa adesso, o per chi governerà dopo; questo lo dico perché chi vive fuori da Lamezia deve avere un quadro completo, che non è soltanto l’aspetto negativo della mancata approvazione di un conto consuntivo oppure che non ci sono state opposizioni a un Piano”. Per Ceccherini, dunque, ragionare per compartimenti stagni non porta a nulla. Anche alla luce di alcuni provvedimenti governativi che inevitabilmente condizioneranno l’esistenza degli Enti locali.
Lei conosce a fondo la macchina comunale. Quali sono gli effetti di Quota 100 sull’Ente?
“Quello che succede con Quota 100 ormai è sotto gli occhi di tutti. È stata già ampiamente presa in esame anche da parte di questo Ente, dove andranno via più o meno 50 persone. Se ne va una generazione, sì. Ma in questo Comune si ha la fortuna di avere una generazione successiva che, da un punto di vista professionale, è estremamente buona. C'è da sperare di poterla utilizzare al meglio. È chiaro che il primo obiettivo resta sempre e comunque quello di un’integrazione numerica, per far sì che quello che adesso andrà a sopportare questo carico sia nell'arco temporale minore possibile. Speriamo almeno di portare alla nuova amministrazione una condizione meno disastrosa di quella che c'è adesso”.
Cosa è successo in pratica?
“Il primo atto che noi abbiamo ritenuto di dover fare, d'accordo prima con l'amministrazione comunale e poi con la commissione straordinaria, è stato quello di modificare la macrostruttura dell'Ente, quindi di apportare una modifica che è stata sia un accorpamento che una riorganizzazione funzionale dei vari settori, provvedendo anche ovviamente a una riduzione della spesa. Si è scesi da 13 settori a 7. Di conseguenza, anche il numero teorico e potenziale dei dirigenti è sceso. Questo è stato il primo passo. Il secondo passo è stato anche mettere in campo altri sistemi di organizzazione, a cominciare dal sistema di pesatura delle posizioni dirigenziali, che era rimasto al 2007, poi modificato nel 2009, però mai modificato ed adeguato alla nuova normativa. Oltre a questo, ovviamente, altri passi sono stati quelli di creare, e in questa fase siamo all'esame anche con i sindacati, perché non esisteva, la figura delle posizioni organizzative, quindi istituire, per come previsto dal nuovo contratto, il regolamento per il conferimento degli incarichi di posizione organizzativa”.
Perché è importante questa posizione?
“La posizione organizzativa è fondamentale perché consente al personale di categoria D di poter svolgere funzioni con rilevanza esterna. È un po' nella scala di tutto il personale, tra il dirigente e tutte le altre categorie di lavori, è il punto di mezzo che, soprattutto in un Ente dove mancano le figure tecniche, consentirà sull'aspetto dell’Urbanistica dei Lavori pubblici, su tutto ciò che richiede competenze tecniche, di avere la possibilità di sfruttare attraverso la creazione di questo istituto la possibilità di rappresentare e di impegnare l’Ente anche all'esterno. Quindi, vengono sgravati i compiti del dirigente e vengono create queste unità, che svolgeranno il lavoro in piena e assoluta autonomia, sempre però nell'ambito delle direttive del dirigente”.
C’è altro?
“Sì. L’altra cosa che stiamo per mettere in pista, e credo che questo per fine luglio sarà operativo, è il sistema di valutazione della performance. È chiaro che tutto questo ha due effetti: uno è quello di dare una maggiore organizzazione, una maggiore razionalità, a tutta la macchina comunale, soprattutto per quello che riguarda il peso e la misurazione del lavoro che si andrà a svolgere, perché al di là del dato meramente oggettivo degli uffici che in questo momento sono oberati proprio per la carenza di personale, occorre anzitutto misurare questo tipo di prestazione, perché magari se lo facciamo da un punto di vista pratico ne esce un risultato, ma farlo con sistemi scientifici, con sistemi previsti dalla normativa, potrebbero uscire risultati diversi”.
Qual è il secondo effetto?
“C’è anche un altro significato: impostare il lavoro non più soltanto sulle mere prestazioni e sui processi organizzativi, ma anche sul raggiungimento dei risultati; concetto che qui a Lamezia finora non è stato mai messo in pista, se non in rare occasioni e sempre da un punto di vista prettamente teorico, mai pratico e soprattutto mai applicato con metodo scientifico, come può essere quello del sistema di valutazione della performance individuale dell’unità organizzativa e anche dell’intero Ente. Questi strumenti sono necessari per poi poter avere l'approvazione del programma del fabbisogno dell'Ente, dove sono previste delle assunzioni proprio per sopperire a questa carenza di personale. Carenza che, oltre a Quota 100, è resa ancora più grave dalla circostanza che sono quasi oltre quattro anni che il programma del fabbisogno, una volta che l’Ente ha adottato il Piano di riequilibrio, non è stato mai approvato dal ministero dell'Interno attraverso la commissione. Quindi, non c'è mai stato un ricambio generazionale negli ultimi quattro anni, nonostante fosse stato previsto”.
Dopo la recente deliberazione della terna commissariale, salutata con entusiasmo dalle associazioni culturali, il Teatro Grandinetti ritornerà in auge…
“Per il Teatro Grandinetti, a giorni partirà la Scia per consentirne la riapertura. D’altro canto, era inimmaginabile per una città come Lamezia essere priva di uno spazio culturale di così storica rilevanza. Si è provato sin dall'inizio a trovare una soluzione consensuale alla risoluzione di questo problema, che già durava da parecchio. Quando purtroppo questa strada non è stata più praticabile, si è adottata un'altra soluzione altrettanto valida da un punto di vista giuridico. Ma quello che importa in questo momento non è tanto il valore giuridico degli atti, ma è quella che è stata la sostanza, sostenuta da anche dagli organi tecnici; faccio presente che la proposta di questa deliberazione è stata fatta dal sottoscritto; è stata firmata addirittura da due pareri di organi tecnici, ed infine approvata da una commissione straordinaria. Quindi, si è intervenuti con una decisione sicuramente condivisa a 360 gradi, ma la cosa più importante in questo momento è che questo atto deliberativo sia difeso da tutti i cittadini di Lamezia, da tutti quelli che vogliono guardare avanti e costruire veramente qualcosa di positivo. Ringrazio le associazioni per la vicinanza che ci hanno dato in questo periodo”.
E ora?
“Adesso si vede veramente chi è a favore e chi è contro la cultura qui a Lamezia. Adesso vedremo davvero chi vuole mettere i bastoni fra le ruote. Noi andremo ancora avanti per quello che riguarda anche la gestione”.
E il Palasparti?
“Anche al Palasparti abbiamo fatto dei passi avanti. Abbiamo acquisito di recente la documentazione per quello che riguarda la possibilità di attivare o di disattivare l'impianto fotovoltaico che era quello che impediva l'agibilità. Anche lì credo che in tempi brevi dovremmo cercare di completare, perché era l'unico fattore ostativo. In questo caso, l’impianto di natura prettamente pubblica, ha fatto sì che ci sia stata da parte anche della ditta una sensibilità nel restituire alla comunità questo impianto, perché c'era una impasse dal punto di vista tecnico-giuridico non di poco conto. Anche qui, l’apporto che ci è stato dato sulla nostra ferma richiesta è stato positivo”.
Giuseppe Maviglia
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