
Lamezia Terme - Sono partiti dalla Calabria con valigie colme di sorrisi da regalare e obiettivi da realizzare e sono tornati con un bagaglio carico di emozioni, da custodire gelosamente nel cuore, insieme a tanti interrogativi e tanta amarezza. Stiamo parlando dei 21 volontari calabresi che hanno trascorso alcune settimane nel cuore dell’Africa, in Tanzania. “Mtu ni utu: l’uomo è umanità”: questo è stato il motivo che ha guidato la quinta tappa del progetto Pamoja dell’associazione ‘La Terra di Piero’. C’era umanità dentro ogni gesto, ogni sguardo, ogni sorriso di questi volontari, tra loro anche tanti giovani. A raccontarci il suo primo viaggio in Africa è Serena, una ragazza di 26 anni che dopo un’esperienza come volontaria in un centro di accoglienza nel suo paese, Conflenti, ha deciso di condividere a pieno gli obiettivi de La Terra di Piero.
“Un’esperienza - racconta - che lascia dentro tanti interrogativi a cui è difficile dare risposta. Come, per esempio, perché un bambino di Morogoro può mangiare solo tre volte a settimana mentre noi buttiamo ogni giorno tantissimi avanzi. Ma un’esperienza che ti insegna ad affrontare sempre tutto con un sorriso, come fanno i bambini affetti da HIV o i malati di lebbra. Sorrisi e occhi neri e profondi, quelli dei tanti bimbi, che fanno innamorare nonostante sai che devi restare lucida e mantenere un certo distacco”. “La nostra è solo una goccia in un oceano” dice Serena con la speranza che un giorno potrà ritornare in quei posti per continuare l’opera di volontariato con la consapevolezza che quella seppur piccola goccia può comunque significare salvare vite e rendere più soave l’esistenza di un bambino. Serena ha imparato che in Tanzania un palloncino può rendere un bambino senza scarpe e con i vestiti sgualciti, felice. È li che si tocca con mano la povertà assoluta ma anche la felicità vera, quella negli occhi dei bambini che da uno diventavano decine a circondare i volontari per ricevere un altro palloncino colorato e una carezza.
foto di Andrea Pirri
“I sorrisi non hanno colore se non quello della purezza”
“Tutto quello che è stato realizzato in Tanzania - afferma ancora - è spinto da un unico scopo: regalare e ricevere sorrisi. I sorrisi sinceri e profondi dei bimbi malati di Aids, di bambini senza genitori, di bimbi che possono occupare un po’ di tempo sulle giostrine di un parco tutto per loro. I sorrisi dei lebbrosi che per qualche notte potranno dormire in un ambiente più pulito, prima che le cimici ritornino a farne da padrone”. “Perché i sorrisi non hanno colore se non quello della purezza” – scrive il presidente dell’associazione Sergio Crocco.
Un’esperienza che i ventuno volontari ricorderanno a vita. Perché come sostengono alcuni di loro: “ogni esperienza in terra d’Africa ti lascia dentro tante cose. La prima è un senso di vuoto. Un senso di vuoto che non riesci a qualificare e quantificare. Torni a casa cambiato, torni in una routine fatta di gesti automatici, con pochi sorrisi e pochi rapporti umani. Dentro, invece, hai i sorrisi spontanei, la felicità immotivata e la serenità costante che ti porti dal viaggio. Dentro hai ancora l’orizzonte infinito, senza ostacoli, il cielo a portata di mano a una quantità di stelle che non avevi mai visto prima. Dentro hai tante cose, ma quella che occupa più spazio è la mancanza. Una mancanza che è la più forte presenza”.

La missione in Tanzania e gli obiettivi raggiunti
Serena racconta anche gli obiettivi della missione che quest’anno ha previsto il ripristino dei giochi nel parco inclusivo Piero Romeo II. Parco creato dall’associazione stessa lo scorso anno nei pressi di una scuola che è accessibile a tutti i bambini, anche quelli in sedia a rotelle. È stata condotta una bonifica presso il lebbrosario di Sukamahele a Manyoni. Questo, a detta dei volontari “è un luogo fatiscente nel quale sopravvivono, in attesa della morte che pone fine a tutte le loro pene, 32 lebbrosi”. L’anno scorso erano il doppio, tra cui anche cinque bambini che non ce l’hanno fatta. Sopravvivono in casupole anguste, con pezzi di spugna a mo’ di materassi mangiati dalle tarme buttati su doghe in legno, anch’esse tarlate, quando non direttamente sul pavimento. I volontari hanno disinfettato, tinteggiato e sostituito i materassi in buona parte delle abitazioni, invase da cimici e blatte. “Abbiamo cercato di portare un po’ di umanità in un luogo disumano, lontano anni luce dalla civiltà. Un posto dimenticato da Dio e dagli aiuti umanitari, che arrivano una tantum. E di questi malati se ne occupano le poche suore del villaggio, che portano loro cibo, medicine e garantiscono loro una basilare igiene” racconta ancora la volontaria.
Lebbrosario di Sukamahele
Presso la scuola di Isakalilo, costruita dall’associazione nel 2017, in collaborazione con un’associazione del luogo, sono state create due fontane: ultima tappa dell’allaccio idrico che porterà l’acqua nei rubinetti dei bagni della scuola. La Terra di Piero si è fatta carico dell’acquisto di due cisterne e della realizzazione dell’acquedotto all’orfanotrofio di Mr. Simba. L’obiettivo raggiunto è stato portare l’acqua in una serra e nell’orto che provvedono al fabbisogno alimentare degli oltre 60 orfani ospitati nel centro.
Nelle missioni degli anni scorsi l’associazione no-profit cosentina ha realizzato varie opere come la costruzione di una scuola, di vari parchi giochi; rifornimenti di medicinali, vestiario e generi alimentari in orfanotrofi e ospedali. La Terra di Piero ha realizzato anche altri progetti in Madagascar e Centrafrica e ne ha in programma altri in Namibia. Ma opera anche a Cosenza. I volontari hanno creato il Parco Piero Romeo, un parco giochi accessibile anche a bambini disabili. A breve inizieranno i lavori per la realizzazione di tre parchi dei nonni.
R.V.


I volontari de 'La Terra di Piero' nel parco Piero Romeo 2 in Africa
© RIPRODUZIONE RISERVATA