Salta al contenuto principale

_MG_9766.jpg

Lamezia Terme – “Oggi non c’è più Auschwitz ma esistono tanti posti nel mondo (Siria, Aleppo) dove l’uomo non è trattato da uomo”, così, nel suo intervento al liceo scientifico ‘Galilei’ la professoressa Miriam Rocca in occasione della giornata della memoria sulla shoah, lo sterminio degli Ebrei causata della follia nazista. La scelta della data del 27 gennaio non è casuale, infatti, proprio il 27 gennaio del 1945 le truppe dell'Armata Rossa liberarono i sopravvissuti dal campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Le atrocità naziste eseguite con strumenti di tortura e annientamento della dignità umana assieme alle testimonianze dei sopravvissuti vennero così palesate al mondo.  Gli allievi del quinto anno del ‘Galilei’ si sono riuniti nell’aula Magna del liceo e si sono confrontati con i ragazzi, ormai universitari, che hanno partecipato alle precedenti edizioni del “treno della memoria” che li ha condotti a visitare ‘le strutture del terrore’, i Lager di Auschwitz e Birkenau.

A dare la personale e toccante testimonianza sono stati Marco Ammendola, Francesco Martello e Vincenzo Morello. Vincenzo ha evidenziato “la disumanizzazione della vita umana nei ghetti nei quali erano reclusi 60.000 persone, non solo ebrei, ma anche altri deportati, fra cui dissidenti dei tedeschi o persone di altre etnie considerate impure e inferiori nei confronti dei tedeschi. Nessuno poteva ribellarsi ai tedeschi - ha proseguito Vincenzo - ma un segno di ribellione c’è stato, si tratta della lettera «B» realizzata da un prigioniero saldata sottosopra nella frase ‘Arbeit Macht Frei’ posta all’ingresso del campo principale di Auschwitz, che era il campo principale, costruito nella zona più fredda della Polonia”. “In questi luoghi barberie e avvilimenti erano all’ordine del giorno - ha continuato - gli internati erano suddivisi uomini con uomini donne con donne, anziani con anziani e bambini con bambini separando quindi, altra privazione, intere famiglie”. “E’ stato un momento di dolore, sgomento e commozione, ma anche di crescita affinché siano evitati altri episodi di xenofobia che portano l’odio di un uomo verso un altro uomo”, hanno sostenuto Marco e Francesco. A suscitare maggiore sgomento ai ragazzi è stato il blocco 11 dei campi, “il blocco della morte”. “Questi era un vero e proprio ‘Tribunale’ ma senza regole e diritti, un tribunale della morte che decideva della vita degli internati”.

_MG_9777.jpg

A corredo dell’incontro un documentario video sui campi di concentramento con le testimonianze degli studenti che hanno partecipato alle quattro edizioni del ‘Treno della Memoria’ (2012, 2013, 2014, 2015), “Auschwitz è un pugno nello stomaco, questi luoghi fanno ricordare la follia, la pazzia che degli uomini hanno avuto su altri uomini, violenze che hanno mortificato uomini, donne, anziani e bambini, persone costrette a vivere alla stregua di bestie, sopravvivere al freddo in piccole e anguste celle”.

Ne è seguito un dibattito coordinato dagli stessi rappresentanti del Liceo che hanno chiarito: “parole come Shoah, Olocausto non devono finire nel dimenticatoio ma rimanere sempre vive nelle nostre menti a partire da quelle delle nuove generazioni ormai forse troppo digitalizzate”. La preside Caterina Calabrese ha raccontato come sia uscita cambiata della sua esperienza in questi luoghi, “un’esperienza che mi ha fatto capire come la ragione umana nata innocente può degenerare e corrompersi arrivando al punto di perpetrare tali atrocità”. Dallo stesso avviso il professor Gianni Speranza il quale ha aggiunto come una frase  importante “il lavoro rende liberi (Arbeit Macht Frei) possa essere usata in un contesto criminale, sarebbe come accostare la parola amore a un episodio di femminicidio”. Nelle altre classi è stato proiettato, in ogni aula, un film sulla Shoah.

Francesco Ielà

_MG_9765.jpg

_MG_9751.jpg

_MG_9781.jpg

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.