
Lamezia Terme – Dopo le tappe in piazza San Francesco e su Corso Garibaldi all’Istituto Marconi svoltesi entrambe a Curinga, il Global Migrant Day giunge al Teatro Umberto dove si è concluso. Un tour, durato tre giorni (dal 17 al 19 dicembre), che ha voluto raccontare la migrazione seguendo binari distinti quello dell’accoglienza e l´altra immigrazione, che spiega il fenomeno dal punto di vista dell´abbandono della propria terra alla ricerca di una dignità, talvolta, ingiustamente negata. La mattinata è stata inframezzata dalla proiezione di cortometraggi a tema, mentre l’incontro è stato moderato dalla giornalista Maria Pia Tucci.
A relazionare per primo don Giacomo Panizza della Progetto sud che racconta la storia di un migrante che mettendosi sotto e dandosi da fare, con impegno e dedizione è riuscito a trovare un lavoro in Italia conseguendo la patente di guida superando i relativi quiz, a differenza dei compagni di corso italiani che non ci sono riusciti e spesso chiedevano aiuto allo stesso migrante. In merito all’importanza dell’accoglienza don Giacomo ha relazionato, “Non deve esistere nessun pregiudizio nei confronti da chi viene da lontano e nessun preconcetto deve essere insinuato nei loro confronti ma bisogna premere sull’accoglienza. Per costruire l’accoglienza - ha annotato don Giacomo - non bisogna avere paura di un colore diverso della pelle, perché, il nostro futuro va costruito insieme. Lo stesso mondo di oggi deriva da un connubio di popolazioni che si sono mescolate fra loro”.

L’esperto in geopolitica e docente dell’università di Padova Edgar Serrano con una lectio magistralis ha chiarito le dinamiche della migrazione e ha voluto rendere espliciti i percorsi di umiliazione e sofferenza di quei popoli che, dai loro paesi, giungono da noi perché “disperati delle situazioni drammatiche (guerra, miseria…) che sono costretti a vivere e pertanto ne fuggono per salvare la propria vita e - ha rimarcato Serrano - sono miseria e impoverimento, causati da guerre e cambiamenti climatici, che favoriscono il processo migratorio”. “Oggi - ha aggiunto il docente di geopolitica - su i circa duecento paesi mondiali la ricchezza globale sta solo in circa 25 capaci di decidere le sorti degli altri 275. Paesi - ha postillato ancora - che allo stesso tempo contrastano e vogliono la guerra causando il conseguente elevato numero di rifugiati di varie nazionalità soprattutto pakistana, libanese, iraniana, turca, ugandese, keniota etiopica e del Chad”.
Il responsabile dello Sprar di Curinga Antonio Marinaro ha dato una breve indicazione sul funzionamento di questi servizi, “i migranti vengono accolti dai sei mesi a un anno e in questo lasso di tempo ricevono assistenza e strumenti per vivere meglio, gli viene data insomma, la canna da pesca per andare a pescare ”. A dare una testimonianza sull’immigrazione è stata Naima Fadil marocchina che vive in Italia da 18 anni sentendosi quindi anche italiana. Ha illustrato le sue difficoltà integrative, la mediatrice culturale Naima. “Sono arrivata in Italia, da una città del Marocco Curibga (la città da dove arriva la maggior parte dei migranti marocchini), per ricongiungermi con mio marito, sono arrivata ovviamente con l’ansia, con un certo timore, perché non sapevo l’italiano, mi vergognavo ad uscire di casa e ho dovuto affrontare le differenze culturali fra l’Italia e il Marocco, ma per fortuna ho trovato anche delle persone che mi hanno aiutata sia nel mio percorso integrativo e sia nel trovare un lavoro che è poi servito a garantire un futuro ai miei figli”.
Il sindaco Paolo Mascaro ha sottolineato l’importanza di questa giornata, “di riflessione e di ascolto, i progetti Sprar come quelli avviati della nostra ragione vogliono essere uno sprone, un miglioramento del nostro essere e del nostro vivere comune”. In conclusione gli interventi delle scuole per meglio capire le problematiche della migrazione e delle giovani generazioni di migranti che hanno chiarito come: “Più mani possono fare tanto”. Nella giornata di oggi le vicende di migrazione, oltre che da esperti, sono state accompagnate dalla lirica del soprano Mariarosa Sansone con arie tratte dalla ‘Turandot’ di Puccini e l’Ave Maria tratta dall’Otello di Verdi, arie di speranza e di buone aspettative.
Francesco Ielà



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