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Catanzaro - “Chi ha contrastato e deriso in vita il giudice Falcone poi, dopo la sua dipartita, è salito sui palchi nel giorno della commemorazione”. Lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri intervenendo ad un incontro – dibattito dal titolo “Vite al servizio della legalità” insieme al giornalista e saggista Antonio Nicaso, organizzato dall'Istituto superiore “De Nobili” di Catanzaro, diretto dalla dirigente Susanna Mustari. L'iniziativa è stata organizzata con la collaborazione dell'associazione “La Voce della legalità” presieduta dall'avvocato Anna Giulia Pucci e coordinata da Simone Rizzuto, vice presidente del sodalizio. “Falcone era un fuoriclasse – ha aggiunto il procuratore di Catanzaro – ma nella sua vita professionale all'interno della magistratura è risultato un perdente: in tutti i ruoli nei quali si era candidato è stato bocciato. Perché aveva una marcia in più e in questi casi si è facile preda dell'invidia. Mentre Falcone e Borsellino istruivano il primo maxi-processo contro la mafia c'erano uomini di Stato e di Chiesa che affermavano con disinvoltura che la mafia non esiste. L'entusiasmo dimostrato da ragazzi e ragazze che al tempo delle stragi non erano neanche nati (il riferimento è all'iniziativa della “Nave della legalità” che da Civitavecchia è approdata a Palermo con a bordo 1500 studenti in rappresentanza delle scuole italiane) è un segnale da salutare con speranza e soddisfazione”.

Rispondendo alle domande degli studenti Antonio Nicaso si è soffermato sul ruolo e la funzione delle serie tv come Gomorra. “Spesso queste serie televisive – ha osservato - creano spirito di emulazione in contesti molto degradati dove c'è un alto tasso di diserzione scolastica. Spesso i mafiosi vengono descritti come se fossero protagonisti di tragedie shakespiriane c'è una sorta di giustificazionismo che li porta a suscitare una sorta di empatia, lo spettatore spesso si immedesima nel mafioso. Io penso che bisognerebbe contestualizzare i film, i giovani dovrebbero vederli nelle scuole con degli insegnanti capaci di spiegare il contesto, capaci di spiegare la differenza tra documentario e fiction”.

B.M.

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