di Virna Ciriaco.
Lamezia Terme - Ennesima multa della Corte di Giustizia europea all’Italia per inadempienze sul sistema delle acque reflue. Già in passato, infatti, la Corte era intervenuta sanzionando il nostro Paese per la scarsa funzionalità del sistema fognario e depurativo per un ammontare complessivo di 62 milioni di euro nei confronti di 109 comuni italiani, sopra i 15.000 abitanti, non a norma.
Adesso i comuni sono diminuiti, si parla infatti di 74 agglomerati urbani, così come la multa: 25 milioni di euro più altri 30 milioni per ogni semestre di ritardo per la messa a norma. Va da sé che in questo caso lo Stato, a sua volta, si rivarrà sulle singole regioni con i comuni inadempienti in tema di fogne e depurazione. In Calabria, sono 13 i comuni ancora inadempienti sopra i 15.000 abitanti (tra i quali, in precedenza, rientrava in questa lista anche Lamezia, ndr). I comuni calabresi che non hanno provveduto a risolvere i problemi di rete fognaria e/o depurazione, nel dettaglio, sono quelli di Acri, Bagnara, Siderno, Castrovillari, Crotone, Mesoraca, Montebello Jonico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Sellia Marina e Soverato.
A parte questi ultimi, però, ne esistono altri che superano il centinaio ma al di sotto dei 15.000 abitanti, per i quali è previsto dalla Regione un piano d’investimenti per la realizzazione di fognature e/o il riefficentamento dei depuratori obsoleti o mai entrati in funzione a pieno regime. Sull’argomento ne abbiamo discusso con Francesco Falcone di Legambiente Calabria, al quale abbiamo chiesto qual è la situazione attuale dei reflui in Calabria e le possibili, concrete, soluzioni.
Che idea si è fatto dopo la pubblicazione dell’ennesima multa dell’Ue all’Italia, e di conseguenza alla Calabria, per la scarsa o inesistente gestione delle acque reflue?
“Sappiamo che anche quest’anno, sullo stato di salute del mare, l’Arpacal ha pubblicato i dati sulla balneabilità. Scorrendo la lista, ad esempio, troviamo come la città di Reggio Calabria abbia diversi punti di non balneabilità che la fa emergere come il Comune con più divieti di balneazione in assoluto. Per quanto riguarda, invece, la Regione Calabria sappiamo come abbia costituito una task force predisponendo, nel febbraio di quest’anno, 138 interventi (ossia tutti i comuni che sono in procedura d’infrazione) con un finanziamento da 260 milioni di euro. Purtroppo, ciò che abbiamo ripetuto più volte come Legambiente, è che in Calabria il problema non è il reperimento delle risorse, anche perché, in tal senso, nel corso degli anni, ne sono state spese tante, in realtà. Prevediamo comunque anche per quest’anno la stessa situazione, (a livello di depurazione, ndr) degli anni scorsi perché è chiaro che questi interventi previsti dalla Regione lo scorso febbraio non potranno che andare a regime dal prossimo anno. Abbiamo, ad esempio, contezza che stanno predisponendo le convenzioni con i singoli comuni ma quello che a noi preoccupa è il problema che riguarda essenzialmente la mala gestione, riguarda, ad esempio, lo smaltimento dei fanghi”.
Cosa si può fare in tal senso?
“Credo che debbano essere attenzionati sia gli impianti pubblici che privati, ad esempio penso ai tanti depuratori privati nelle zone industriali, penso ai villaggi turistici che hanno i loro depuratori, penso a tutti gli altri depuratori autorizzati fino a comprendere quello che avviene sulla costa tirrenica con l’abusivismo edilizio …”.

Stiamo parlando, in quest’ultimo caso, delle cosiddette “seconde case” senza un allaccio alle fogne comunali?
“Sì, e molte di queste, purtroppo, sono state condonate anche se prive di allacciamento alle fogne comunali ed hanno, quindi, pozzi neri che sono strettamente collegati agli autospurghi. Come è noto ormai, ad esempio, ogni anno, ad inizio stagione estiva, i Prefetti delle varie province calabresi emettono l’ordinanza di divieto di circolazione degli autospurghi durante le ore notturne”.
Sul divieto di circolazione di notte degli autospurghi ritiene, quindi, debbano esserci maggiori controlli sia su strada che lungo il corso dei fiumi?
“Diciamo che una cosa è l’ordinanza emessa dai Prefetti, mentre un’altra è il rispetto dell’ordinanza stessa. Ci sarebbe bisogno di un maggiore controllo da parte delle forze dell’ordine e delle polizie municipali nel periodo estivo anche perché, spesso, i fanghi vengono sversati lungo il corso dei fiumi. Il problema in Calabria è che conosciamo le cause, abbiamo sia i rimedi che le risorse e le professionalità ma resta il fatto di come ci sia bisogno di affrontare la tematica con costanza e determinazione perché riteniamo che anche i singoli comuni abbiano le loro responsabilità su gli impianti di depurazione. Noi crediamo che l’Autorità idrica calabrese possa dare un contributo in tal senso se la stessa si riesca poi a dotare di tutti gli strumenti necessari che possano attenzionare il ciclo integrato delle acque. Certo, bisogna fare presto per non incorrere in nuove procedure d’infrazione e non causare, di conseguenza, ulteriori danni sia all’ambiente ma anche all’economia calabrese”.
Esistono, come accennava precedentemente, delle situazioni realmente critiche che emergono anche da report diversi rispetto alle vostre campagne come Goletta Verde. Mi riferisco, in particolare al suo accenno ai dati Arpacal per la balneazione 2018.
“Sì, ci sono diversi punti secondo i quali la qualità delle acque viene definita ancora “scarsa”. Abbiamo, come accennavo, ad esempio Reggio con oltre 7 km seguita da Praia a Mare con oltre 5 km, Briatico, Brancaleone, Fuscaldo, Nicotera, San Ferdinando…tutti dati pubblici e resi noti sia dall’Arpacal che dalla Regione. Con Goletta Verde abbiamo lanciato in questi giorni la campagna ‘Sos Goletta 2018’ in cui invitiamo sia i cittadini che i turisti a segnalarci tutte le situazioni di degrado, le anomalie e l’inquinamento delle acque del mare come se si vedono chiazze ‘sospette’ etc. Per quanto ci riguarda abbiamo già inoltrato lo scorso anno, rispetto ai punti critici segnalati, un esposto sulla qualità dell’acqua in modo che se dalle indagini si dovessero trovare dei responsabili si potrebbero sanzionare”.
Lei ha menzionato i depuratori privati che si trovano nelle aree industriali ed i villaggi turistici. Cosa si può fare concretamente per evitare il solito e continuo ripetersi dell’inquinamento da parte di certi scarichi?
“È chiaro che se s’intensificano i controlli il soggetto gestore dell’impianto si sente attenzionato e cerca di gestire l’impianto in maniera corretta. Se i controlli rallentano o diminuiscono lo stesso gestore è più agevolato a commettere delle illegalità perché è bene ricordare che avere una gestione d’impianto efficiente significa anche sostenere dei costi come lo smaltimento corretto dei fanghi di depurazione che è la prima voce nei costi. Ci sono diverse indagini da parte delle Procure che hanno segnalato come i fanghi siano stati sversati direttamente in mare e come, in alcuni casi, non vengano smaltiti. Basta guardare anche le comunicazioni che i Comuni inviano alla Regione dove le stesse informazioni sono assenti”.
Come se ne esce?
“Per ovviare a questo problema, i Comuni, in sede d’appalto per la gestione dell’impianto, dovrebbero trattenere voce relativa allo smaltimento dei fanghi che deve essere effettuata direttamente dai vari comuni e non dal soggetto gestore dell’impianto. In questo modo, dall’appalto si scorpora una voce di costo e, di conseguenza, si elimina una parte del problema così come la voce ‘energia elettrica’. Questo perché molte volte è successo, e succede ancora, che i gestori dell’impianto interrompano l’energia elettrica per abbattere i costi energetici dell’impianto. Togliere dall’appalto lo smaltimento dei fanghi così come i costi dell’energia elettrica ai privati potrebbe aiutare in tal senso. Poi, ovviamente, ci sono anche depuratori d’eccellenza così come di depuratori che sono stati realizzati ma non sono entrati mai in funzione. Questi ultimi sono tantissimi, sia nel reggino che nel vibonese”.
Qual è realmente la capacità depurativa in Calabria? Esiste un rischio sovraccarico dei depuratori nella stagione estiva o quest’ultima è la classica “leggenda metropolitana” che si racconta per giustificare altre inadempienze?
“Da questo punto di vista, con il dossier sui fanghi di depurazione, abbiamo posto l’accento anche su questo aspetto facendo emergere come in realtà abbiamo una capacità depurativa, a livello regionale, che va al di là dei flussi turistici. Questo perché molte volte è stato raccontato come gli impianti, soprattutto lungo la costa, vadano in tilt nel periodo estivo perché c’è un sovrannumero di abitanti. A livello macro, invece, abbiamo rilevato una capacità depurativa che supera abbondantemente i flussi turistici. Il problema, ripeto, è sempre da ricercare nella gestione dei singoli impianti. È chiaro che esistono, anche, depuratori tecnologicamente superati”.
Lei parlava di criticità lungo la costa che affaccia sul Tirreno rispetto allo Jonio dovuto alla maggiore concentrazione di opere abusive, o seconde case, che non sono allacciate alla rete fognaria. È questo. dunque, anche a livello orografico, il principale motivo di differenza tra le due coste calabresi?
“Lo Jonio rispetto al Tirreno non ha quei casi che segnaliamo sul Tirreno e questo anche grazie all’orografia del territorio. Ad esempio, nella piana di Sibari se insiste un depuratore che non funziona come dovrebbe, una grossa mano viene data dal fiume (Crati, ndr) in quanto lo stesso, fino al suo sfogo in mare, ha una maggiore capacità di assorbimento dei reflui lungo il suo percorso. Gli stessi reflui o fanghi eventualmente sversati penetrano nel terreno circostante ma non giungono in modo consistente fino al mare. I problemi sul Tirreno, a parte la diversa orografia, sono dovuti maggiormente all’abusivismo lungo la costa. Non che sullo Jonio non ci siano problemi di depurazione. Ad esempio, nel comune di Corigliano ci sono stati dei depuratori che sono stati sequestrati così come i depuratori dell’entroterra cosentino con comuni come Montalto o Rende. Molto spesso pensiamo che i depuratori siano solo quelli sulla costa ma il problema riguarda anche quelli dell’entroterra. Tutto questo fa il paio con il problema di come vengano anche aggrediti i fiumi come, ad esempio, il Noce al confine con la Basilicata (tra Praia a Mare e Maratea, ndr). Questo fa sì che i rifiuti e quanto depositato lungo il corso del fiume si concentri poi tutto a mare ma i corsi d’acqua andrebbero monitorati fin dall’entroterra in quanto il mare è il punto finale, il luogo dove arriva poi tutto ciò che avviene a monte”.
Cosa si può fare, in conclusione, di concreto e risolutivo per un problema come la gestione delle acque reflue e il conseguente inquinamento marino, che ormai si trascina da anni?
“Bisogna puntare l’attenzione sulla gestione. Quando saranno realizzati gli interventi programmati dalla Regione, ad esempio, la stessa dovrebbe poi dare assistenza tecnica a questi comuni per quanto riguarda la redazione dei bandi di gara perché molti comuni non hanno uffici tecnici adeguati per far fronte a tutte le situazioni che attengono, ad esempio, la depurazione, i rifiuti, l’approvvigionamento idrico, la qualità delle acque potabili o l’erosione costiera. Un affiancamento da parte della Regione, o meglio, dell’Autorità idrica calabrese. È necessario, quindi, avviare e attuare l’Autorità idrica calabrese che dovrà a sua volta individuare il soggetto gestore il quale si dovrà occupare della depurazione e del ciclo integrato delle acque. C’è bisogno di affiancare i comuni dopo l’erogazione dei fondi. Troppo spesso, purtroppo, si ricorre alle proroghe nelle convenzioni, negli appalti perché i comuni, con tutta la complessità del codice degli appalti, non riescono a dare risposte utili su fatti concreti come la gestione della depurazione calabrese. C’è bisogno, quindi di una gestione efficiente del sistema nel suo complesso”.
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