
di Claudia Strangis.
Lamezia Terme - Dal suo insediamento non sono passati neanche due anni, ma in questo periodo, Nino De Santis, capo della Squadra Mobile di Catanzaro, ha continuato senza sosta l’opera di chi l’aveva preceduto. Dopo le grandi operazioni contro la criminalità organizzata, l’azione di contrasto di quella che lui chiama “squadra dello Stato”, non si è placata. Con lui abbiamo cercato di fare il punto della situazione criminale a Lamezia e su tutto il territorio lametino, anche alla luce di quanto accaduto nell’ultimo anno. Se da una parte c’è, evidentemente, la volontà da parte della criminalità di farsi strada, o di aprirsene una nuova per imporsi, dall’altra le forze dell’ordine operano affinché qualsiasi rigurgito possa essere fermato sul nascere. E la risposta non si fa attendere.
VIDEO
A distanza di due anni dal suo insediamento, può tracciare un piccolo bilancio dell’attività della squadra Mobile su tutto il territorio di competenza e in particolar modo su quello lametino?
“Un po’ meno di due anni, tuttavia il bilancio è un bilancio complesso, perché il territorio di competenza della squadra mobile è per un verso, e certamente primariamente, legato al territorio della provincia di Catanzaro e per l’altro verso il territorio di competenza del distretto della Corte d’Appello di Catanzaro sul quale, la squadra mobile che dirigo, essendo una squadra mobile distrettuale, ha una competenza ovviamente congiunta, a quella delle squadre mobili del territorio. Chiaramente questo è un distretto in cui l’invadenza della criminalità organizzata, di fatto monopolizza, per certi versi, l’attenzione investigativa o comunque assorbe una gran parte delle intenzioni investigative del mio ufficio. È innegabile che ci siano molte e potenti organizzazioni di ‘ndrangheta che ancora operano nel distretto della Corte D’appello di Catanzaro, nonostante la fruttuosa opera di contrasto sia dell’autorità giudiziaria che delle forze di polizia. Non di meno, questo non ci deve esimere dal considerare quanti risultati siano stati conseguiti, per prendere ad esempio il territorio di Lamezia Terme, è evidente che questo territorio è stato costantemente, negli ultimi anni, territorio da cui si sono svolte importantissime operazioni di polizia giudiziaria che hanno via via decimato le organizzazioni mafiose che vi imperavano ormai da gran tempo. Gli ultimi due anni non sono stati meno fruttuosi, nel senso che, sulla scorta anche delle dichiarazioni dei collaboratori più recenti, come Gennaro Pulice per esempio, sono state realizzate numerose ordinanze di polizia giudiziaria che hanno portato alla scoperta anche di crimini efferati compiuti anche in epoca remota. Tante sono le indagini che sono state concluse ad omicidi che sono stati compiuti negli anni ‘90 e duemila. Allo stesso modo sono state poste in essere ulteriori azioni di contrasto nei confronti delle consorterie storiche di Lamezia, come la recente operazione nuove leve che ha stroncato sul nascere un tentativo di riorganizzazione della cosca Giampà. Sono davvero tante le attività che sono state realizzate sul piano del contrasto dell’invadenza militare delle cosche e sul piano del contrasto alla loro capacità di accumulare patrimoni illeciti, in effetti, sono stati tanti i sequestri posto in essere. C’è molto da fare sul territorio di Lamezia, ma c’è molto da fare in genere su quello provinciale di Catanzaro e su quello del distretto. È chiaro che siamo in piena attività, penso ai fatti che hanno recentemente interessato Lamezia. C’è stata a più riprese, una sequela di atti intimidatori nei confronti di esercizi commerciali e imprenditori e di contro la risposta della squadra dello Stato è stata pronta ed efficace”.
A Lamezia c’è un problema che riguarda la recrudescenza di alcuni atti criminali, in particolar modo, intimidatori. Nonostante il proficuo e costante lavoro delle forze dell’ordine, purtroppo in un anno, si sono contati quasi sessanta atti intimidatori o tentativi di estorsioni. Nonostante le operazioni e il lavoro costante, sembrerebbe esserci un braccio di ferro tra Stato e Antistato. Cosa si può leggere dietro questo dato?
“È un dato, per certi versi incontrovertibile, che l’azione di contrasto nei confronti di consorterie criminali egemoni, libera, per effetto di una legge fisica, spazi per soggetti che aspirerebbero ad occupare quello stesso posto, quello stesso ruolo, ma non lo occupano per il maggior spessore delle persone che ci stavano prima o che lo occupavano prima. Intendo dire che, chiaramente, intervenendo sui notabili della criminalità lametina, si è creata la possibilità per personaggi di minor spessore, ma non per questo meno pericolosi, di assumere un ruolo in quelle stesse attività criminose con atteggiamenti che mi sembrano quelli che, in psicologia si chiama coazione a ripetere. Perché è come se questi aspiranti delinquenti si trovassero necessitati a mettere in atto quegli stessi comportamenti che i loro predecessori hanno posto in essere per essere accreditati allo stesso modo. Per questo, ci sono soggetti, probabilmente di minor spessore per storia criminale, ma non per questo meno pericolosi, che tentano di occupare quella posizione e in virtù di questo, tendono a moltiplicare la loro azione in funzione delle necessità di accreditarsi come delinquenti credibili. Tutto ciò è chiaramente estremamente pericoloso, perché questa gente, lungi dall’essere bizzarri soggetti sono criminali pericolosi che pongono gravi minacce alla sicurezza delle persone e dei loro beni. Per questo bisogna avere la massima determinazione nei confronti di questa nuova leva della nuova leva, come ha detto in conferenza stampa, tempo fa, il Procuratore aggiunto Bombardieri, e bisogna avere massima determinazione per non consentirgli di acquistare quello spazio e quella statura criminale che li renderebbe soggetti ulteriormente difficile da affrontare. Su questo, francamente, mi pare di poter dire che l’azione di contrasto è obiettivamente stata fruttuosa. Sia nel caso degli attentati, della seconda metà dello scorso anno, di tutta quella sequela di atti intimidatori portati avanti attraverso l’esplosione di colpi di arma da fuoco, sia nel caso recente della collocazione di un ordigno esplosivo nei confronti di una panetteria del cento, l’azione di contrasto della Polizia di Stato è stata, obiettivamente, repentina e fruttuosa. Certo, c’è da ragionare su quali siano gli scenari dietro questi soggetti, su quali siano e se vi siano, mandanti più qualificati e ovviamente su questo c’è tutto il nostro impegno”.
Ci sono state una serie di operazioni nell’ultimo anno e in una delle più recenti sono state colpite quelle che sono state chiamate “Nuove Leve”. Lei ha ribadito l’importanza del 41 bis, proprio come strumento anche per contrastare una sorta di proselitismo. Si sta determinando un cambio generazionale o c’è una sorta di pax tra le cosche rivali viste anche le grosse operazioni, per poi poter riemergere più forti di prima?
“Per quanto riguarda l’importanza del 41 bis, sono stati scritti volumi interi sulla rilevanza di questo strumento di controllo, e certamente non posso che ribadirla perché la mia esperienza professionale certifica che solo uno strumento di questo genere consente di limitare la condivisione di strategie tra chi è all’interno degli istituti di pena e quanti all’esterno vogliono proseguirne l’opera, le orme. E questo è un dato inequivocabile e non in discussione. Quanto alla questione se vi siano dati che, in questo momento, si riferiscono ad una pax tra cosche, bisogna considerare che, al di là dei clamorosi e dei tragici eventi che hanno riguardato l’omicidio dell’avvocato Pagliuso e, recentemente, di Berlingieri, è che non mi pare ci siano stati fatti di sangue interpretabili come episodi di contrapposizione armata tra gruppi diversi. E anche questo è un fatto. Rispetto a questo dato, se per pax mafiosa intendiamo una non guerra, sicuramente siamo in una condizione di non guerra, nel senso che non c’è, facendo tutti i debiti scongiuri, al momento, una contrapposizione armata tra gruppi diversi. Se poi con questo si allude, alla possibilità che gli epigoni delle diverse cosche, che pure ci sono, possano essersi alleati tra di loro per condurre insieme o in accordo reciproco, le attività delittuose tipiche delle organizzazioni malavitose, su questo francamente sospenderei il giudizio perché se così fosse sarebbe oggetto di attività investigativa e non potrei parlarne. Per cui mi limito a dire che su questo c’è da sospendere il giudizio, in attesa di quello che ci diranno le investigazioni che, quotidianamente, noi portiamo avanti sul territorio di Lamezia Terme, che è un territorio strategico per l’azione investigativa della Polizia di Stato, e sul quale non intendiamo mollare un centimetro in termini di azione e di impegno”.
Sul fronte criminalità, ci sono stati due episodi, parlo di un omicidio e di un tentato omicidio, che hanno riguardato due cittadini lametini di etnia rom. Conosciamo la situazione a Catanzaro o in altre città calabresi come Cosenza e Cassano, dove una volta decapitate le cosche, la criminalità rom ha riempito quella vacatio criminale, diventando organizzate e gestendo i traffici e le attività che prima erano prerogative delle cosche ‘ndranghetiste. Questa stessa situazione potrebbe verificarsi anche a Lamezia oppure non è una ipotesi plausibile?
“Anche qui il ragionamento deve essere fatto in più parti: non ci sono elementi, o allo stato io non ne posseggo, per inquadrare quei due episodi in contesti di criminalità organizzata. Non possiamo dire che nessuno di quei due episodi sia direttamente riconducibile alla criminalità organizzata. Lo testimonia il fatto che per entrambi proceda la procura ordinaria di Lamezia. Ciò vuol dire che la stessa magistratura, allo stato attuale, non ritiene vi siano elementi, all’interno delle investigazioni, che determinino la crescita della criminalità rom e il rischio che questa possa per certi versi sconfinare nella criminalità organizzata, che possa andare ad infoltire le fila della criminalità organizzata. È il rovescio della medaglia sul fatto che la criminalità organizzata monopolizzi o comunque assorba in gran parte l’attenzione investigativa sul territorio. Esiste ed è seriamente preoccupante e comunque da affrontare, il fenomeno della criminalità comune, sulla quale innegabilmente incide la commistione di reati da parte di cittadini che appartengono alla comunità rom, senza con questo voler criminalizzare una intera comunità, non mi passa neanche per la testa farlo, perché alcuni dei suoi membri compiono reati. Tuttavia il rischio di poter passare da una sequela di reati prima contro il patrimonio, una progressione poi via via più preoccupante, passando da reati in materia stupefacente o magari di armi, per passare infine ad infoltire le fila della criminalità organizzata è una storia che abbiamo già visto, è un film che abbiamo già visto in Calabria. È un brutto film, che finisce male: sono successe cose gravissime in altre aree della Calabria, rispetto alla provincia di Catanzaro, non vogliamo che succeda mai in questo territorio e per questo, anche su quel fronte, l’attenzione deve essere assolutamente altissima per evitare che si creino le condizioni che poi possano portare a quelle tragedie”.
Lei ha citato alcuni cold case, casi irrisolti che invece siete riusciti a risolvere, appunto, dopo molti anni, penso all’omicidio Ventura o a quello Izzo Molinaro, ci sono altri omicidi che hanno colpito Lamezia, è possibile che ci siano pentiti o comunque dichiarazioni di pentiti che possano portare alla risoluzione di altri casi?
“Se ce ne fossero li prenderemmo in serissima considerazione, per l’accertamento di qualsiasi verità dovesse trapelare, se dovesse emergere qualcosa dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ritenuti affidabili. Non si può escludere che emergano, magari non in relazione a questo specifico fatto ma in riferimento ad altri fatti, dichiarazioni di collaboratori di giustizia in possesso di dati risalenti, taluni ad episodi gravissimi, penso all’omicidio dei netturbini, piuttosto che altri ancora. Su tutti, comunque, c’è la giusta attenzione, ed obiettivamente è complesso sviluppare una attività investigativa che prescinda dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, su questi episodi a distanza di così tanti anni, ma questo è uno dei nostri obiettivi. Vorremmo lasciare il minor numero possibile di casi insoluti”.
La versione integrale dell'articolo sull'edizione cartacea de Il Lametino 233 in edicola
© RIPRODUZIONE RISERVATA