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dott.zofrea.jpgLamezia Terme - Il professore Riccardo Viola ricorda il primario del reparto analisi dell’ospedale di Lamezia, Franco Zofrea, ad un mese dalla scomparsa.

“Un mese è trascorso dalla scomparsa del Dott. Franco Zofrea, primario del reparto analisi dell’ospedale di Lamezia, ruolo che ha coperto per oltre 40 anni con grande professionalità e grandissima umanità. Sapeva leggere il sangue con maestria ed intuito, ma fu anche ottimo specialista delle malattie del fegato. Nel trigesimo della sua dipartita, che cade proprio oggi nel rendergli omaggio e onore voglio ricordare a tutti i lametini non soltanto il valente professionista ma soprattutto l’uomo.  Superò se stesso in umanità e rettitudine, non c’era sera se il Zoff come lo chiamavamo noi amici dopo aver terminato la sua giornata di lavoro facesse mancare la sua visita nelle corsie dell’ospedale a tutti gli ammalati portando loro conforto e speranza. Pur avendo la possibilità di utilizzare economicamente le sue specializzazioni anche fuori dall’ospedale non lo fece mai, non facendosi mai pagare da nessuno dei pazienti, né dentro né fuori l’ospedale. Il suo reparto non fu soltanto il comparto analisi ma un vero porto di mare dove tutti dico tutti, ricchi e poveri trovavano le risposte giuste alle loro sofferenze. 

Franco Zofrea, non fu soltanto un grande medico, ma fu per due mandati un validissimo Consigliere Comunale della città di Lamezia nelle file del Movimento Sociale Italiano. Io, che ebbi l’onore e il piacere di stargli affianco posso testimoniare la sua grande saggezza. Negli anni ’70 e ’80 il  Movimento Sociale Italiano era il partito più osteggiato d’Italia fuori da tutti i giochi politici, avversato sulle piazze e nelle aule parlamentari; ma lui pur sapendo di rischiare incolumità personale e carriera professionale (i cosiddetti fascisti non dovevano avere rappresentanza e agibilità politica) non esitò un minuto a schierarsi in quei momenti drammatici della vita politica italiana. Ai suoi funerali avrei voluto unire la mia parola a quelle espresse dai sui collaboratori nella Chiesa di S. Antonio, rinunciai perché mi resi conto che l’uomo pur appartenendo al mio mondo politico e ideale, quindi uomo di parte, apparteneva a tutti. Questa estate ero andato a fargli visita ero rimasto con lui quasi un’ora, ma la conversazione si sviluppò a senso unico perché parlavo solo io e lui assentiva soltanto con gli occhi, non voleva più parlare. Mi accorsi in quel momento che non voleva più vivere, era già passato dall’altra parte nel cielo dei giusti accanto a Dio”.

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