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Lamezia Terme - Sarà un anno importante, il 2017, per l’associazione per la Ricerca Neurogenetica e non solo: infatti, ai suoi 25 anni di attività si aggiungeranno i 20 dalla fondazione del Centro di Neurogenetica ad opera della dottoressa Amalia Bruni, e i 15 dall’apertura di Casa Alzal, storico centro lametino di assistenza diurna per i malati di Alzheimer.

Per ricordare degnamente la storia di queste realtà, che rappresentano eccellenze di ambito internazionale, saranno organizzati una serie di eventi che, dalla fine di novembre, si protrarranno fino al 21 settembre prossimo, giornata mondiale dedicata all’Alzheimer. Ne hanno parlato alla città Antonio Laganà, responsabile dell’Associazione per la ricerca Neurogenetica, Amalia Bruni, responsabile del Centro per la ricerca Neurogenetica, Renata Tropea, presidente dell’Associazione Italiana Donne Medico di Lamezia, e Lucia Greco, presidente di Soroptimist Lamezia. L’A.I.D.M. e Soroptimist saranno infatti due delle realtà associative presenti sul territorio che, in sinergia fra loro, daranno vita ad un intenso calendario di appuntamenti: nel denso parterre anche A.M.A. Calabria, Slow Food, il circolo fotografico Aurea, l’Arci – servizio civile, Scena Verticale, che già il 25 novembre presenterà uno spettacolo teatrale al Grandinetti, scritto e interpretato da Dario De Luca.

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“Il Vangelo secondo Antonio”, questo il titolo dell’opera, racconta la storia di un sacerdote malato di Alzheimer assistito dalla sorella e prende le mosse dal libro “La vita dimenticata”, scritto e presentato lo scorso anno da tre donne medico operanti nel settore - Bruni, Frangipane, Colao – con l’intento di raccontare 13 storie vere di demenza.

“Storie di persone – ha affermato la dottoressa Bruni – che rimangono profondamente ancora se stesse, di cui è necessario evocare la vitalità. Questo lavoro teatrale dà l’opportunità di combattere contro lo stigma ancora fortemente presente a livello sociale nei loro confronti”. Uno stigma derivante probabilmente dal fatto che, in un passato non lontanissimo, queste persone venivano ricoverate nei manicomi, insieme ai malati psichici, e “facevano paura”.

Ma è paradossalmente proprio grazie a questa circostanza che l’ennesimo sorprendente lavoro scientifico della Bruni, appena pubblicato sul Journal of Neurology, ha svelato l’identità della prima persona affetta da Alzheimer di cui si abbia notizia e documentazione: la cartella clinica di Angela R., una delle 5000 salvate dalla Bruni nell’archivio del manicomio di Girifalco – che ne contiene circa 16.000 – risale infatti al 1904, ovvero a 3 anni prima che la malattia venisse scientificamente descritta dallo stesso Alzheimer. “La descrizione del caso – ha detto ancora la Bruni - è assolutamente inequivocabile: il primo malato di cui si abbia notizia non è nato in Germania come si credeva fino ad oggi, è nato qui”.

Un motivo in più per rendere merito ai risultati frutto della ricerca assidua compiuta su questo territorio, unitamente alla cura e allo sforzo inclusivo operato attraverso una realtà che è presidio ormai consolidato. Coinvolti nell’organizzazione anche il Comune di Lamezia Terme e l’Asp di Catanzaro.

Giulia De Sensi

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