
Lamezia Terme - È stata inaugurata presso la Galleria Arte antica e Design la mostra che per un mese - fino al 16 giugno - permetterà di entrare in contatto con M’horò. Un artista fuori dalle righe sulla cui identità aleggia il mistero, scoperto a Palazzolo, notato e lodato da Vittorio Sgarbi, affascina per le sue opere e il suo modo di plasmare la materia.
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Gli stessi elementi, quelli sopra citati, che hanno attratto le due curatrici della mostra Adele Paola e Giovanna Adamo. “M’horò l’enigma infinito” è questo il nome della mostra che dall’11 maggio al 16 giugno militerà all’interno della Galleria sita in Piazza San Giovanni. Adele Paola che nel 2005 ha aperto questo spazio espositivo con il desiderio di avvicinarsi all’arte e racconta che: “Inizialmente questo spazio nasce come galleria di antiquariato, mobili di alta epoca e dipinti di antichi maestri - ma prosegue - negli anni ci siamo avvicinati al moderno e ad artisti contemporanei come il caso di questa mostra di M’horò”. E proprio su M’horò racconta che: “Questo artista dal volto celato di cui non si conosce l’identità non si sa se è un uomo o una donna, ci affascina per il suo mistero ma soprattutto - precisa - ci affascina la gestualità espressiva delle sue opere, e i materiali di recupero che lui trasforma in opere veramente particolari”. Anche Giovanna Adamo che insieme ad Adele Paola si è occupata di curare la mostra racconta l’entusiasmo di essersi approcciate a questo artista: “M’horò ci ha incuriosito, il professore Falbo me lo ha presentato in anteprima, con Adele siamo andate a vederlo, ci siamo guardate e ci è piaciuto moltissimo”.
Si fa chiamare, quindi, semplicemente con lo pseudonimo di M’Horò e di lui (o lei) si conosce davvero poco. Non ha mai rilasciato interviste: per lui parlano solo le sue opere e ciò che ci suggeriscono è un mondo dove il passato degli oggetti torna prepotentemente a riemergere in nuove forme.
L’artista, la cui provenienza non è nota ma è probabile sia stabile nell’Ovest bresciano, realizza le sue opere da vecchi radiatori di automobili ed elettrodomestici. Questi diventano, una volta ossidati e modificati, delle bandiere o dei grattacieli, tant’è che proprio alcuni architetti si sono già interessati ad acquisirne le opere per trarre ispirazione per nuovi avveniristici progetti.

Non è un caso che M’Horò sia considerato dai critici l’erede di Angelo Brescianini, l’artista palazzolese che negli ultimi anni ha girato i Continenti con le sue opere create con colpi di pistola, fino alla prematura scomparsa nell’aprile di quest’anno. Come Brescianini, anche M’Horò è stato infatti scoperto dal professor Antonio Falbo. A relazionare sull’opera di M’horò, il critico d’arte e membro dell’Unione Europea esperti d’arte il dottor Giuseppe Giglio che nel raccontare quello che M’horò plasma precisa: “E’ un artista che ci trasmette sensazioni, nel suo modo di trattare la materia in modo che la luce possa plasmare anch’essa l’oggetto, in modo che a prescindere da dove lo si guardi si può avere una sensazione differente - e aggiunge - lo stimolo della soggettività in una rappresentazione artistica dona valenza all’opera”.

Insieme a Giglio anche l’artista e critico d’arte Jeanfrancois Pugliese che fa un’analisi attenta e filosofica dell’opera di M’horò: “Questo artista preferisce presentare la sua opera ma non se stesso - e parte da Pierre Restany fondatore e teorico del Nouveau Réalisme per entrare nel dettaglio delle opere presenti in galleria - il genere di M’horò non è prettamente italiano ma si collega al Nouveau Réalisme francese che recuperando materiali di scarto li trasforma in opere d’arte - e prosegue - qui con M’horò vengono rappresentati i problemi inerenti all’arte di scarto dell’industria, l’artista evita gli extra-lanci vitali della sua opera ma li inquadra all’interno di un geometrismo di matrice euclidea”. Presente al tavolo dei lavori anche il dottor Mario Caligiuri, direttore del Master in Intelligence all’Università della Calabria che di M’horò ha scritto: “ M’horò è un personaggio speciale, il suo nome coincide con opere che gallerie di tutto il mondo ormai si contendono a volte - precisa - le sue creazioni sembrano realizzate dagli algoritmi delle stampanti 3D, omaggio al potere nascente - e crescente - dell’intelligenza artificiale, che sta prefigurando mondi nascenti. M’horò è avanti - dice Caligiuri - probabilmente già di qualche millennio, forse viene direttamente dal futuro dove i nomi contano poco ingoiati dal divenire del tempo”. E sulle opere dell’artista dal volto celato Caligiuri scrive così: “Basta guardare le ombre delle sue opere e osservare stupiti come si fondano con la materia, rendendo indistinguibili la realtà dalla finzione, il vero dal falso, l’originale dalla copia - e ancora - è davvero intrigante M’horò, sembra provenire dai buchi neri dell’universo, reduce da un’odissea nello spazio dalla quale ha portato con sé i relitti di quello che resta di un’umanità nomade e inquieta”.
Antonia Butera




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