
Lamezia Terme - In una lettera aperta indirizzata al sindaco Murone, l’architetto Giovanni Iuffrida lancia un appello affinché il Comune si attivi per scongiurare il trasferimento della Sezione dell'Archivio di Stato di Lamezia a Catanzaro.
"'Fondare biblioteche – scrive Marguerite Yourcenar – è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venir'. Ricordare queste parole mentre il Comune non gode di buona salute può sembrare del tutto fuori luogo. Ma il dovere di dare un piccolo contributo, come cittadino - scrive Iuffrida - che vuole partecipare alla vita pubblica, mi spinge ad andare oltre. E – con la medesima preoccupazione con cui ci si dedica al bilancio comunale e alle tante dolorose questioni aperte, urbanistiche soprattutto – penso che conservare il patrimonio territoriale debba ritenersi un dovere prioritario; insomma, avere cura della costruzione del 'cittadino abitante', appare come il presupposto necessario per la crescita di una città e per consentire la tutela dei valori identitari della comunità. Peraltro il Documento Unico di Programmazione dell’Amministrazione comunale è chiaramente e correttamente – almeno in linea teorica – improntato al principio della partecipazione attiva del cittadino, la cui consapevolezza e responsabilità civica può crescere solo attraverso la continua contaminazione culturale esplicata dagli istituti di formazione ma anche da quelle importanti istituzioni pubbliche preposte alla tutela, conservazione e valorizzazione dell’intero patrimonio culturale".
Con questo spirito, prosegue l'architetto: "mi sento il dovere di segnalare il ventilato rischio che il patrimonio documentario della Sezione dell’Archivio di Stato di Lamezia venga trasferito a Catanzaro, dove il comune ha predisposto per l’Archivio di Stato del capoluogo specifici spazi nell’ex Mattatoio di via Milelli. L’obiettivo centripeto dell’amministrazione comunale Fiorita – che evidentemente opera nell’interesse esclusivo dei propri cittadini – è chiaro: si tratta di <<una scelta strategica per le funzioni del centro storico>>. Le idee di base sono esplicite: salvaguardare e valorizzare l’Archivio di Stato con il suo prezioso patrimonio di storia e conoscenza; restituire funzionalità a contenitori edilizi pubblici altrimenti destinati all’abbandono; tradurre una volontà politica in attività concrete in grado di generare beneficio per la comunità, nell’ottica di quella rigenerazione urbana che deve costituire un fattore decisivo per il rilancio di Catanzaro e del <<suo cuore antico>>. A Lamezia, al contrario, la rigenerazione urbana è interpretata in termini di incremento del numero dei centri commerciali o – con tutto il grave carico negativo che ne consegue – come mera operazione di acquisizione di finanziamenti per scopo di rinnovamento edilizio (spesso scatole vuote, con conseguenti inevitabili oneri finanziari per la loro manutenzione), e al massino per l’efficientamento energetico di qualche edificio pubblico, senza alcuna effettiva capacità di attivare processi di rigenerazione sociale e di generare (o, quantomeno, conservare) funzioni urbane. A Lamezia intellettuali come Giuseppe Masi, Vittorino Fittante e Vincenzo Villella anni fa hanno lanciato un accorato appello per la rifunzionalizzazione dell’ex Zuccherificio, importante luogo della memoria. Un’opportunità “non colta” dall’amministrazione comunale protempore, né successivamente attraverso l’ipotesi di recupero edilizio per funzioni culturali dell’ex Cantina sociale, nonostante l’indizione di uno specifico concorso di idee. Due contenitori memoria del lavoro e del legame storico del territorio con il mondo della produzione che si incrociano con iniziative di associazioni o di singoli, come nel caso di Giovanni Orlando Muraca, con la recente mostra collettiva “COLMA”, sviluppata all’interno di un itinerario di antiche cantine del centro storico di Sambiase. In questi ultimi giorni, invece, si apprende che altre preoccupazioni si aggiungono al progressivo svuotamento degli ultimi anni della città di Lamezia rispetto alla quale la storia ha riservato espoliazioni o ridimensionamenti funzionali lunghi e ripetitivi: dal Carcere mandamentale al “mare rubato”, per finire alla base dei canadair. A questo si aggiunge il ventilato progetto di trasferire a Catanzaro le importanti collezioni di documenti storici della Sezione dell’Archivio di Stato di Lamezia. Un atto grave, perché significherebbe sottrarre non solo alla città di Lamezia, ma anche all’esteso Circondario, tutto il patrimonio archivistico storico legato in maniera specifica a tutto l’hinterland".
Del resto, conclude Iuffrida: "è bene tenere presente che la Sezione dell’Archivio di Stato di Lamezia è – anche grazie all’elevata specializzazione e qualità del personale in servizio – l’unico luogo deputato e legittimato a conservare l’identità dell’intero comprensorio, contrariamente all’imprudente tentativo di precedenti assessori comunali alla cultura di istituire “centri” espoliatori del circondario, non certamente incline a subire le medesime storiche umiliazioni dalla città di Lamezia (ma c’è da chiedersi con quale autorevolezza la matrigna e improvvida Lamezia – incauta elargitrice di problemi sociali nella vicenda Scordovillo –, possa proporsi nel futuro al Circondario come capofila per comuni atti di programmazione). In ultima analisi, poiché la Sezione dell’Archivio storico di Stato di Lamezia è stata istituita, sulla base dell’enorme quantità e qualità dei documenti pertinenti all’intero circondario lametino, ed è l’unico centro deputato ad essere riferimento storico-culturale di una vasta area, mi sento il dovere di chiedere all’Amministrazione di profondere il massimo impegno per scongiurare l’ennesima perdita di prestigiose funzioni urbane a danno dell’intero territorio nonché lo svuotamento dell’obiettivo fissato dal Documento unico di programmazione di costruire – soprattutto attraverso la conoscenza – <<una comunità più consapevole e responsabile dove la partecipazione non sia solo un diritto, ma una pratica quotidiana>>. E la cultura è l’ingrediente fondamentale".
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