
Lamezia Terme - Un’extrema ratio di fronte al silenzio dell’amministrazione commissariale sul tema cultura la conferenza stampa indetta dagli operatori e rappresentanti delle principali associazioni culturali lametine per chiedere ufficialmente risposte rispetto alle questioni tecniche alla base dell’attuale dichiarata inagibilità dei teatri e degli spazi, per conoscere tempistiche e costi degli interventi in maniera da poter agire per tempo, senza danneggiare ulteriormente la città e il proseguimento virtuoso delle attività culturali.
Sono stati infatti ben 8 a Lamezia i progetti vincitori del bando regionale, un numero di cui andare fieri, considerando che nessuna città della Calabria lo ha toccato: non si può dunque lasciare che l’occasione vada perduta.
Sono unanimi nel sostenerlo Francescantonio Pollice, rappresentante di A.M.A. Calabria, Ivan Falvo D’Urso per l’Arci, Nico Morelli dei Vacantusi, Gian Lorenzo Franzì per Lamezia Film Fest, Piero e Pierpaolo Bonaccurso di Teatrop, e Ruggero Pegna di Show Net. Un lungo percorso collettivo quello che porta alla decisione presa oggi, cominciato il 27 novembre scorso quando si chiese un primo incontro con l’amministazione commissariale, “per presentarci e farci conoscere” dice Pollice, ammettendo che allora “l’assenza di risposte fu addebitata all’impellenza del disbrigo di emergenze ritenute più importanti della cultura”.
A seguire molti tentativi di contatto e coinvolgimento andati a vuoto, fino all’8 gennaio 2018, quando, a 6 giorni dall’inizio della stagione concertistica, il Teatro Umberto viene chiuso per ragioni relative al malfunzionamento dell’impianto elettrico. Ancora telefonate e e-mail senza risposta, fino al 16 febbraio, quando un team di operatori culturali viene ricevuto in un incontro cordiale da Alecci, durante il quale vengono fatte una serie di richieste e di proposte relative alle strutture inagibili, alle prospettive per il giugno lametino, al bando per il Cinema: il tutto rimane in attesa di riscontro, “il tempo di una settimana per avere le risposte da parte degli uffici”. Ma le risposte, a quanto pare, non sarebbero mai arrivate.
L’ultima stagione teatrale ha visto difatti un Teatro Grandinetti aperto a singhiozzo, con tutti i disagi che comporta per pubblico, compagnie e soprattutto organizzatori, come denunciato da Morelli.
Poi la questione annosa delle Residenze Teatrali, per le quali è imminente un nuovo bando che ovviamente Teatrop non vorrebbe perdere. Intanto il totale dei fondi che il bando regionale già vinto porterebbe in città ammonta, secondo Ruggero Pegna, a più di due milioni di euro. In questa situazione, come viene evidenziato da Pegna e Franzì, non viene pagato dalla città solo un prezzo in termini di indotto economico, ma è importante il danno d’immagine che Lamezia subisce, quando da città della cultura che è – evidente il suo primato in Calabria - diviene invece soltanto simbolo di malgoverno e illegalità.
“Non ci può essere legalità senza cultura” sottolinea ancora Ruggero Pegna, intavolando con Pollice e gli altri intervenuti una serie di proposte, fra cui la gestione a fini culturali del nuovo palazzetto in via di costruzione o l’ampliamento possibile del Grandinetti. Ma tutti concordano nell’ammettere che al momento attuale l’unico “piano B” per non perdere i fondi del bando sarebbe quello di spostare i progetti in un’altra città disposta a mettere a disposizione degli spazi, conditio sine qua non per la loro messa in atto: così Lamezia sarebbe defraudata irreparabilmente, una volta di più, di ogni possibile legittimo vantaggio culturale, economico, d’immagine.
Giulia De Sensi
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