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Lamezia Terme – Nuova lezione questa mattina presso il Tribunale di Lamezia Terme, indirizzata ai difensori d’ufficio, nell’ambito del corso organizzato dalla Scuola Territoriale della Camera Penale in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lamezia Terme e con la Camera Minorile. A curare un argomento di estrema delicatezza è stato oggi il dottor Giovanni Lopez (che fino a pochi giorni fa ha ricoperto la carica di Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro).

Si è parlato, dopo la presentazione da parte dell’avvocato Nicolina Perri, di “minori autori di reati sessuali”.  Psicologo e specialista in materia minorile, Lopez si è occupato a lungo di vittime di abusi, di recente ospite del convegno sull’ascolto del minore sulla violenza assistita. Si occupa in particolare di misure rieducative, collabora con l’Istituto CGN della Basilicata a proposito di un importante progetto di integrazione, oltre che con la cattedra di neuropsichiatria infantile presso l’università La Sapienza di Roma. Nel 2001 invece un progetto europeo lo ha avviato in un lavoro di ricerca allargato, soffermandosi in Svezia e in Olanda.

“È necessario partire da quelli che sono gli elementi di conoscenza spendibili nella difesa” – spiega il dottor Lopez rivolgendosi ai giovani difensori del foro lametino e ponendo loro alcune domande per meglio addentrarsi nell’argomento. Ciò che secondo il dottor Lopez occorre concretizzare è il concetto di ‘empatia’. “Come vi sentite di pancia a dover prendere le difese di un minore autore di reati sessuali?” – chiede Lopez. Ecco che, da un lato si avrà una sensazione sgradevole, dall’altro si inizierà a capire qual è stata l’eziologia della condotta criminosa. Bisogna, dunque, partire dal visualizzare la ‘scena crimine’. La prima cosa da definire nella pratica è capire come si perviene ad una ‘denuncia’ nei confronti di un reo, autore di violenza sessuale, minore d’età. Tra le tante fattispecie di reato, emerge in maniera eclatante l’ipotesi del reato di abuso sessuale da parte del ‘branco’, eppure tale fattispecie resta del tutto residuale dal punto di vista prettamente penale. Perché? Vi sono parecchie attenuanti: droga, alcool, e soprattutto l’idea di condivisione, la partecipazione ad un contesto sociale che invita alla ‘disinibizione’. Nella folla si sommano, infatti, le ‘mediocrità’ per imitazione degli altri.

Altre fattispecie riconducono invece ad un fattore di ‘esplorazione sessuale’, ovvero, attenzioni psicologiche ed emotive verso la sessualità, a seguito di una non adeguata educazione sessuale. “La maggior parte dei comportamenti sessuali avvengono nel momento di trasferimento dall’età adolescenziale all’età adulta, trasferimento di ‘sinapsi’ cioè lo scambio di informazioni chimiche nel funzionamento del cervello” – prosegue ancora Lopez. Molto spesso in tali attività esplorative a sfondo sessuali, molti ragazzi che si addentrano in azioni corporative esplicite sono più estroversi, altri, invece, tendono per carattere a subire. Capire se le due parti sono entrambi consenzienti o meno è molto difficile, così come è altrettanto difficile il momento del ‘pentimento’.

“Il fondamento dell’accusa deve avere necessariamente un riscontro di lacerazione superficiale o profonda, invece il più delle volte non ci sono prove o segni materiali, in molti casi si tratta di azioni dettate da ‘consenso’. Non esistono strumenti psicologici in grado di stabilire chi mente o meno” – spiega in conclusione il dott. Lopez riprendendo in mano uno dei più grandi documenti internazionali in materia: la Carta di Noto, nel suo articolo 11, dietro cui si evince il lavoro di grandi luminari appartenenti a diverse società scientifiche.

V.D.

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