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Lamezia Terme - Riceviamo e pubblichiamo la nota del Comitato malati cronici del Lametino in merito alla questione della “chiusura delle lista di attesa” all’ospedale Giovanni Paolo II.

“Abbiamo ricevuto segnalazione di come all’ospedale di Lamezia Terme si continua con la chiusura delle lista di attesa. È successo proprio ad un nostro aderente malato oncologico solo qualche giorno fa che dopo aver fatto la solita, inutile, fila si sente rispondere che la lista di attesta per farsi la gastroscopia è chiusa. Riteniamo questo un fatto di inaudita gravità, lesivo dell’interesse del paziente. Non è giusto costringere un malato a dover ricorrere alla struttura privata, pagare 150 euro per una gastroscopia, quando si avrebbe diritto all'esenzione e per uno strano scherzo del destino trovare il medico ospedaliero. Ma che succede?  Dopo le continue segnalazioni sul degrado ambientale, il numero verde che non funziona, i totem spenti, i punti di attesa senza sedie, il personale ospedaliero che circola senza tesserino identificativo, i servizi igienici utilizzati come ripostiglio come avviene in alcuni reparti c’è abbastanza per dare un giudizio negativo sulla gestione della sanità lametina.  Riteniamo che la salute la cura la vita non può né deve essere sottoposta ad una mera ragioneristica definizione. Il malato va posto al centro delle iniziative e di ogni intervento. I malati cronici ritengono che i diritti alla cura e alla salute sono sottoposti ogni giorno a dura prova. La politica, tranne dovute eccezioni è occupata a pensare, come dispiace dirlo anche associazioni che pure dovrebbero difendere più adeguatamente i diritti del malato, ad altro.  A pagare non può e non deve essere solo e sempre il malato. Se bisogna ridurre le spese si cominci da chi è destinatario di privilegi stipendi e pensioni d’oro. La lesione costante del diritto alla salute richiede l’intervento della magistratura. Chiediamo ad essa di fare chiarezza anche sul fenomeno sempre più diffuso della intramoenia su cui cittadinanza attiva sta conducendo una compagna nazionale. Riteniamo ci sia necessità di chiarezza e di tutela del diritto alla cura e alla salute”.

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