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Lamezia Terme - Dopo la questione sul trasferimento del provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria da Catanzaro a Lamezia, interviene il Comitato riapriamo il carcere. “I rappresentanti di questo Comitato - affermano - hanno avuto modo di leggere e valutare con voluto distacco i diversi articoli che si sono susseguiti nel corso degli ultimi giorni  relativamente allo spostamento del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria nella città di Lamezia Terme da parte di vari esponenti politici e non.  Ci sembra, doveroso alla luce di quanto scritto, ribadire la posizione e le intenzioni che da sempre  ci hanno animato. A questa città non servono uffici decentrati dell’Amministrazione Penitenziaria ma un Istituto Penitenziario che operi in sinergia con le Forze dell’Ordine e con il locale Tribunale in un impegno quotidiano che sia da contrasto e da deterrente alle svariate forma di devianza che purtroppo insistono nella realtà territoriale della piana lametina. A tale funzione ha sempre assolto egregiamente e nel pieno rispetto delle normative vigenti il nostro carcere cittadino che nel corso degli anni si è prontamente adeguato attendendo alle specifiche di sicurezza e agli standard trattamentali previsti dall’ordinamento penitenziario. È evidente quindi come a questa città non serve un premio di consolazione, di cui si accontenterebbero invece il capogruppo del Cac, Salvatore Debiase, Francesco Grandinetti, e addirittura il rappresentante sindacale RSU CISAL Luigi Villella, facente parte di questo Comitato  ma  ormai dirottato verso scelte più di opportunità e di ripiego che di reale aderenza agli iniziali presupposti di ripristino del nostro Istituto. 

Fuori luogo appare poi il richiamo al campanilismo laddove il Consiglio Comunale di Catanzaro ha dalla sua la forza normativa per opporre ogni azione per il mantenimento degli uffici provveditoriali nel capoluogo, non da ultima la TABELLA B (art.16, comma 8) del DPCM n. 84 del 15/06/2015, che stabilisce per la Regione Calabria che la città di Catanzaro sia sede di Provveditorato. Catanzaro difende quello che è suo per legge mentre i politici lametini si arrampicano sugli specchi reclamando briciole che rischiano di andare di traverso al primo boccone. Non è una vittoria il trasferimento del PRAP a Lamezia ma sarebbe una giusta riconquista e un vero  successo politico riappropriarci del nostro carcere perché  solo la sua presenza e il suo mantenimento potranno dare a questo Comune  la possibilità di individuare un adeguato spazio dove progettare la costruzione di un nuovo istituto penitenziario che possa essere più consono alle esigenze territoriali e che grazie alla presenza di un aeroporto, inserito nei dodici aeroscali italiani a rilevanza strategica, di uno snodo autostradale e ferroviario centralissimo diventi, nell’ambito di una corretta gestione delle risorse penitenziarie in ambito regionale, un punto di riferimento e di supporto per tutti gli istituti  della Calabria. Tutto questo anche se ci volessero 8 anni per la sua realizzazione ma che di certo porterebbero aspettative ottimistiche per il rilancio del lavoro e dell’economia dell’intera città.

La constatazione finale di questo Comitato - continua la nota - è che mentre il piede di guerra della classe politica catanzarese diventi l’ennesima giustificazione da parte dell’amministrazione penitenziaria per il mancato trasferimento del Provveditorato a Lamezia Terme, in fin dei conti sono passati già due anni da tale promessa, dall’altra parte il silenzio del nostro Sindaco Paolo Mascaro  ci consegna la rassegnazione nei confronti della riapertura del nostro carcere stante il fatto che a sette mesi dall’incontro col Sottosegretario alla giustizia Ferri e dalla trasmissione di valide proposte di riattivazione della struttura, nessuna risposta ad oggi è stata data alla città. 

Non da ultimo si sottolinea come tutti i sindacati di categoria, UIL, SAPPE, per citarne alcuni,  si siano messi dalla parte di chi fa la voce grossa abbandonando i lavoratori ed esaltando l’azione di chi nella stanza dei bottoni decide per il futuro di un’intera generazione, quella dei giovani lametini che si vedono tolti risorse e presidi di legalità. Il Comitato per la riapertura del carcere - concludono - resterà sempre nella lotta per riottenere ciò che ci è stato tolto perché  Uffici e Dirigenti  non sono afferenti alle problematiche della nostra città, servono uomini e donne che contrastino sul territorio gli atteggiamenti antinormativi  e le Istituzioni devono dare e ridarci strumenti e strutture che operino in tal senso, portando avanti ideali di giustizia e di condivisione sociale”.  

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