
Lamezia Terme - Un disagio giovanile che insieme alla fragilità della contingenza sembra essere catturato dall'enorme rete della 'droga'. È quello che accade alla gran parte degli adolescenti che iniziano per gioco, per sconfiggere la noia, divertirsi, indossare una nuova identità, o altro ancora, e finiscono con l'esserne dipendenti. Spiegare cause ed effetti nelle scuole, quali agenzie educative oltre alla famiglia per eccellenza, può essere motivo di prevenzione. La Comunità Terapeutica 'Fandango' della Progetto Sud prosegue ormai da 15 anni percorsi di confronto volti alla informazione sull'uso/abuso di sostanze stupefacenti psicotrope e alcoliche.
Presso l'Istituto Tecnico Valentino De Fazio, si è appena conclusa, infatti, l'ultima e ottava giornata, con il coinvolgimento di ben 20 classi (600 adolescenti). Un esempio storico, e concreto, quello portato avanti dalla Fandango che, attraverso l'esperienza consolidata sul campo, continua a divulgare la propria conoscenza facendone tesoro per l'intero territorio. E rispetto al report curato dalla comunità con i dati messi a confronto dal nosocomio cittadino sull'utilizzo di ecstasy da parte di giovanissimi, Vincenzo Regio, referente della Fandango afferma "Il re é nudo, sono notizie vecchie, la presenza della droga c'è sempre stata solo che adesso si è accentuata perché è più facile da trovare e si acquista a poco prezzo".
A presenziare presso la sala Morabito oltre alla dirigente Simona Blandino e ai docenti referenti, anche tre ospiti della Fandango con i quali gli studenti hanno potuto intrattenere riflessioni e domande sull'argomento. Ciascuno dei tre ha una storia diversa.Tutti però hanno in comune la stessa sofferenza, lo sguardo rivolto in basso e a tratti anche gli stessi tick nervosi dettati dalla forte carica emozionale. Un'esperienza forte e significativa per i tre che si trovano in comunità a confronto con astinenze e terapie, esperienza altrettanto forte per gli studenti, quale motivo di consapevolezza circa gli effetti devastanti delle droghe sul loro futuro.
"Quello delle dipendenze è un tema tanto lontano quanto vicino alle nostre attività, alle nostre vite - afferma Simona Blandino - abbiamo come scuola il compito istituzionale, morale e sociale di incidere sulla prevenzione e ridurre problemi e dolori per se stessi e per le famiglie". Non é semplice uscire da una dipendenza. Lo dimostrano le testimonianze dei presenti oltre all'assiduo lavoro degli operatori. "La droga da eroina - dice una giovane ragazza della Fandango - ha rappresentato l'amore della mia vita, peccato che nello stesso tempo la vita me l'ha rovinata".
Sono in poche le persone che riescono ad affermare di esserne usciti. "La dipendenza di eroina porta ad avere astinenza fisica e mentale" - spiega Vincenzo Regio invitando gli studenti ad aprirsi al dialogo (un confronto che nei mesi scorsi ha permesso di scoprire delle verità celate). Alla semplice domanda 'vuoi fumare' è il caso di dire 'che cosa'? "Perché dietro l'assunzione di una pasticca colorata, con disegnini, che vi offrono a poco prezzo, con la quale siete felici e sorridenti, in poco tempo può capitare di ritrovarvi al pronto soccorso e anche senza una pronta cura perché nell'ectasy é difficile capire cosa c'è dentro". La fragilità. È sempre a causa sua che si incorre ai rischi ai pericoli e alle azioni recidive.
Dipendenze per sfuggire alla solitudine che riportano alla solitudine, portano a perdere amici, lavoro e famiglia. "Non sempre le famiglie si accorgono del dramma vissuto dai figli - dice Valeria Mastroianni, altra operatrice Fandango - e la colpa non può risiedere in esse, c'è da dire che i giovani che fanno uso di sostanze stupefacenti sanno essere molto bugiardi". Un incontro a conclusione di un progetto che per il forte impatto sociale, si auspica venga duplicato in altrettante scuole lametine. Oltre alla scuola però c'è il contesto culturale di un paese.
Valeria D'Agostino
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