
Lamezia Terme - Pubblichiamo il documento congiunto su no chiusura carcere firmato dalle seguenti associazioni: Associazione Nazionale Forense, AIAF, AIGA, Camere Civili, SAPPE, CISAL, CGIL, Funzione Pubblica Catanzaro/Lamezia, Amolamezia, Cittadinanzattiva, Comitato Civico, SINTAL, Comitato Salviamo la Sanità del Lametino, I Lametini 2.0, Insieme per Lamezia, Italia Nostra, Lamezia Libera, Mondo Libero.
“Nessuna ipotesi subordinata di sostituirlo con altro. Diciamo un no secco e senza alternative alla progettata chiusura del Carcere di Lamezia Terme. E di motivi per dirlo ne abbiamo fin troppi.
Quanto alle qualità e specificità del nostro Carcere
Il nostro è uno dei pochi carceri d'Italia in regola con i parametri previsti dal Regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario, D.P.R. n. 230/2000, essendo stato, per esempio, il primo a essere dotato dei bagni nelle celle detentive come locali a sé e delle docce all’interno di ogni cella. Quasi tutte le novità introdotte per adempiere alla nota sentenza “Torreggiani”, con la quale la Corte Europea ha condannato l'Italia per trattamento disumano nelle carceri del nostro paese, sono state rese immediatamente operative all’interno della struttura lametina: i colloqui detenuti-familiari vengono effettuati giornalmente; viene data la possibilità ai detenuti ai fini della cosiddetta socialità di trascorrere almeno otto ore al di fuori delle celle detentive, sia nei cortili passeggio, sia nelle aree ricavate all’interno delle sezioni, sia attraverso la frequenza di appositi corsi (scolastici di elementare e media, musica, pittura, teatro, alfabetizzazione informatica, ecc., che hanno visto anche la costante e valida presenza di esperti esterni e del volontariato). La struttura, seppure antica, è stata fatta oggetto di costanti interventi diretti ad innalzare i già ottimi livelli di sicurezza. I vari controlli semestrali, cui l’istituto è sottoposto (ad esempio quelli della ASP locale o ispezioni presso la cucina detenuti) non hanno mai rilevato particolari criticità. L’Istituto è stato adeguato alla normativa in materie di sicurezza sui posti di lavoro nel 2012/13. Si tratta comunque di una struttura che ha ospitato detenuti come Pino Scriva, uno dei primi pentiti mafiosi della Calabria, nonché altri grandi collaboratori di giustizia sia mafiosi che terroristi. Il Generale Dalla Chiesa lo ritenne all’epoca come uno dei carcere più sicuri d’Italia, tanto che vi fece aprire una sezione femminile per le Brigatiste Rosse .Come ha affermato l'Osservatorio Antigone, il carcere di Lamezia Terme si presenta come una struttura di dimensioni ridotte, ma anche molto curata, tanto da non assumere quelle caratteristiche tipiche dei carceri italiani, che hanno portato alla condanna dell'Italia da parte della Corte Europea. Attualmente le celle detentive sono 11, di diversa grandezza, e prevedono una presenza dai 2 ai 7 posti letto, per una capienza complessiva di 47 detenuti in pieno rispetto dei dettami della sentenza Torreggiani. Tant'è che episodi conflittuali o di protesta e anche atti di autolesionismo, molto frequenti in altre realtà penitenziarie, nel carcere di Lamezia sono praticamente pari allo zero. Anziché chiuderlo, l'Amministrazione Penitenziaria dovrebbe invece indicare il Carcere di Lamezia alla Corte Europea come esempio virtuoso degli sforzi dei suoi volenterosi agenti e dirigenti di adeguarsi ai dettami della sentenza Torreggiani.
Quanto a disfunzioni e costi ricadenti sulla Pubblica Amministrazione dalla sua chiusura
Il Tribunale di Lamezia Terme ha un bacino di utenza di circa 130 mila abitanti e una forte presenza di organizzazioni criminali. La sua soppressione, come sta già accadendo con la sua chiusura temporanea, sarebbe causa di notevole sovraccarico di lavoro e spreco di tempo per i magistrati e per il personale di cancelleria che dovrà recarsi in trasferta per gli interrogatori. Il problema si ripropone anche per la stessa Polizia Penitenziaria di stanza a Catanzaro che, come sta già venendo, verrebbe ad essere sovraccaricata di notevole surplus di lavoro e spreco di tempo per gli adempimenti di notifica e per la traduzione di detenuti nei giorni del processo. Inoltre, nel Comune di Lamezia, per la grave carenza di personale, a svolgere il servizio di vigilanza notturna possono essere preposte soltanto una gazzella di Carabinieri ed una volante di PS. La volta in cui dovesse accadere che entrambe operino in contemporanea degli arresti con la conseguente necessità di tradurre gli arrestati nei vicini carceri di Catanzaro o Vibo Valentia, la città rimarrà di fatto per tutto il resto della notte senza alcun effettivo controllo di polizia.
Quanto allo spreco di denaro pubblico
Solo dieci anni fa il Carcere di Lamezia è stato oggetto di una integrale ristrutturazione. Ma le spese di adeguamento non sono terminate lì, in quanto esso è stato via via adeguato alle esigenze di civiltà e umanità carceraria. Il costo complessivo di tutti i lavori che è gravato sulla collettività è quantificabile, certamente per difetto, in almeno € 400/500.000 che con la chiusura del Carcere non solo sarebbero da considerarsi buttati al vento, ma comporterebbero un ulteriore gravoso costo di demolizione e smaltimento per la Pubblica Amministrazione che dovesse decidere di riutilizzare per altri scopi la struttura. In tempi di c. d. spending review sono costi insopportabili per le casse pubbliche ed intollerabili da parte dei cittadini. Soprattutto perché, per quanto riguarda i cittadini lametini, avrebbero addirittura una ricaduta economico-sociale regressiva, facendo venire a mancare quella parte di indotto economico, alquanto rilevante per l'economia cittadina, di commercio e servizi che gravitano intorno alla presenza del Carcere intesa non solo come struttura, ma anche come persone che con esso hanno a che fare (personale, detenuti, familiari, avvocati, ecc.).
In conclusione
Altri istituti ben più piccoli di Lamezia non sono stati e non vengono attualmente dimessi (ad es. Camerino, Massa, Lauro, Empoli, Sondrio) e nel complesso sono oltre trenta gli istituti a livello nazionale che non raggiungono la capienza di 60 detenuti. La chiusura del Carcere di Lamezia trova, quindi, unicamente origine, per come chiarito anche dal Provveditore Regionale dott. Acerra, dalla necessità di aprire il “nuovo” padiglione di Catanzaro e dalla conseguente necessità di recuperare altrove il personale di polizia penitenziaria. Mentre sembrerebbe che dagli interpelli effettuati dall'Amministrazione altro personale avrebbe dato la disponibilità ad essere trasferito presso il nuovo padiglione di Catanzaro. È, dunque, davvero impossibile comprendere come in un momento in cui l'Europa ci condanna per il disumano sovraffollamento delle nostre galere, in cui aleggia di continuo il ritornello dell'amnistia da usare come svuota-carceri, in cui il Ministro di Giustizia in adeguamento alla sentenza Torreggiani progetta di pagare una indennità giornaliera ai detenuti per risarcirli della ulteriore pena inflitta con il sovraffollamento, che ci sia qualcuno che pensi a chiudere un Carcere come quello di Lamezia, che potrà essere ancora in minima parte inadeguato, ma non è certo disumano. Per finire, una domanda non retorica. Vorremmo sapere se con l'apertura di nuove strutture i Dirigenti che ne assumono l'onere e gli onori vengano anche a godere di premialità e incentivi economici legati alla realizzazione del progetto della nuova struttura”.
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