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Lamezia Terme – La situazione al Comune di Lamezia ha ormai del paradossale. Non solo le polemiche in atto sull’inagibilità delle strutture sportive che sta paralizzando le società e le squadre in attesa di nuove decisioni, ma anche la presa di coscienza che gran parte degli edifici pubblici di proprietà comunale risultano non accatastati. In Primis? Proprio il Palazzo di via Perugini. L’elenco presente sul sito del Comune risale in realtà al 2013 e conta ben 21 immobili in questa situazione, comprese molte scuole e le tanto citate strutture sportive. I dati aggiornati al febbraio 2018 ne indicherebbero poi ulteriori, arrivando circa ad una cinquantina. Quello che lascia più perplessi è proprio il mancato accatastamento dell’immobile dove insiste il Municipio, ma a questo se ne aggiungono tanti altri: i vari impianti sportivi ormai da tempo sotto la lente d’ingrandimento, tra cui anche campi da tennis e la piscina comunale, inoltre, più di una decina tra scuole elementari, medie e dell’infanzia, senza risparmiare le zone periferiche. A queste si affiancano il mercato ortofrutticolo in contrada Rotoli, i locali del Convento di Sant’Antonio, e alcuni immobili confiscati come quelli in località Baronello, via Marconi, Lenza e Solferino.

Intanto, ieri il clima al Comune era rovente. La manifestazione delle società, che ha ospitato anche i due parlamentari lametini D’Ippolito e Furgiuele, così come diversi cittadini in cerca di risposte, ha portato ad un confronto con il componente della terna commissariale Rosario Fusaro. Per ora un nulla di fatto, almeno sino ai prossimi mesi. Si attende un nuovo incontro nella prossima settimana e si incrociano le dita per una proroga. “I lavori sono a buon punto – ha provato a rassicurare Fusaro – e il Comune si sta adoperando affinché si possa arrivare alla fruibilità degli impianti”. Parla poi di ulteriori approfondimenti, proprio perché, ha aggiunto: “Ci sono tutt'oggi degli impianti che ormai insistono sul territorio da tantissimi anni, che non risultano accatastati”. Niente in realtà, che quindi non fosse già a conoscenza negli uffici di via Perugini e da parte dei dirigenti, ma che rende ancor più complicata, nell’iter, una situazione di per sé assurda.

A.R.

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