
Lamezia Terme – Una donna ogni due giorni viene uccisa in Italia e la violenza è la prima causa di morte per le donne dai 15 ai 44 anni, più del cancro e degli incidenti. Nel giorno in cui tutto il mondo celebra la lotta alla violenza contro le donne, questa è la fotografia sul femminicidio in Italia. In questa mappa rossa, come il sangue versato dalle vittime di violenza, Lamezia si dimostra esempio positivo nel cambiamento: una città nella quale si fa fronte alla criminalità più becera, diventa, invece, modello da esportare. Ne danno prova le istituzioni, il mondo dell’associazionismo e le forze dell’ordine che quotidianamente si scontrano con casi particolari di violenza domestica e non, nei quali, purtroppo le donne sono protagoniste.
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Le manifestazioni organizzate in questa giornata, divenuta simbolo della lotta alla violenza, sono partite dal Tribunale di Lamezia Terme. Scarpe rosse sulla scalinata di ingresso, nel luogo della Giustizia con la g maiuscola, dove le istituzioni hanno espresso il loro punto di vista su questo fenomeno. L’esempio positivo di Lamezia parte qualche anno fa e si è consolidato negli anni. Ogni personalità nel corso della manifestazione lo ha ricordato: in primis il presidente del Tribunale Bruno Brattoli che, insieme al giudice Valentina Gallo, in forza all’ufficio Gip di Lamezia, e l’avvocato Lucio Canzoniere, segretario del consiglio dell’Ordine degli avvocati lametini, hanno rimarcato come questo tipo di reati, specie in ambito familiare, abbiano giurisprudenzialmente una corsia preferenziale.

La legislazione è, infatti, cambiata negli anni, in positivo, ma è cambiato soprattutto il modo di approcciarsi a questo tipo di reati. Il modello scelto è quello della cooperazione tra più attori: per questo a Lamezia il lavoro si fa su più fronti. Uno sportello di ascolto è stato aperto proprio all’interno del Palazzo di Giustizia, da parte del Comitato pari opportunità, (rappresentato stamane dall’avvocato Maria Angela Longo) con l’intenzione di ascoltare le vittime di violenza, guidare ed eventualmente trovare rimedi, oltre a fornire assistenza legale gratuita. Un aiuto concreto che si inserisce nella serie di iniziative che rientrano nel cosiddetto “Protocollo Rosa”, siglato e attivato un anno fa che coinvolge più soggetti, voluto fortemente dal prefetto Luisa Latella. Si parte dal pronto soccorso, come ha ricordato anche il Dg dell’Asp di Catanzaro, Giuseppe Perri: portare aiuto con competenza, questo l’obiettivo. Per questo, per il primo intervento in ospedale, dedicato a chi è vittima, il protocollo si attiva immediatamente, con discrezione e con una vera e propria task force ad hoc, con personale competente e specializzato in questo tipo di situazioni.
“Non esibizionismo ma concretezza” ha affermato Perri con indosso un fiocco bianco, un altro simbolo delle iniziative messe in campo oggi, perché sono gli uomini ad indossarlo per dimostrare il loro impegno personale in questa battaglia: “un fiocco bianco per dimostrare un vero e proprio cambio culturale”.
Un cambio culturale che è il leit motiv della campagna contro la violenza. Il cambio avviene con l’insegnamento alla non violenza, alla denuncia, a non chiudersi nei problemi ma ad aprirsi. Su questo si sono concentrati sia l’assessore Graziella Astorino, che il sindaco Paolo Mascaro che, sia davanti al Tribunale che parlando poi agli studenti nell’auditorium dell’Istituto Perri Pitagora, hanno rimarcato quanto sia fondamentale educare alla difesa, guidare alla denuncia e insegnare ai giovani uomini ad amare e rispettare le donne.

Ragazzi che rispondono bene agli insegnamenti: la testimonianza arriva direttamente dal sostituto commissario di polizia Maria Ventriglia, in prima linea a combattere questo tipo di reati e che si scontra, professionalmente ogni giorno con la realtà lametina. “Lamezia sta facendo grandi passi avanti – ha affermato – e io sono molto orgogliosa di questi ragazzi, perché sono loro a cambiare il modo di pensare e soprattutto, oltre ad aiutare nelle denunce, accompagnano e, letteralmente, proteggono, chi è stato vittime di violenza. Un insegnamento che trasmettono anche agli adulti. Come non si lasciano sole le vittime di estorsioni, - ha concluso – non si lasciano sole le vittime di violenza”.
Una violenza che passa, spesso e purtroppo, soprattutto dalle famiglie. Le denunce a Lamezia ci sono e lo ha confermato anche una referente del centro antiviolenza Demetra, finanziato con la legge regionale 20/2007 ed entrato nel maggio 2014 nel numero verde nazionale 1522. Una commistione tra pubblico e privato che permette alle donne di essere ascoltate, capite e aiutate. Se a Lamezia le donne cominciano a denunciare, la percentuale nazionale è, comunque, molto bassa. Lo ha ricordato la presidentessa del Soroptimist Lucia Greco che, parlando agli studenti, ha spiegato di “fare propria la cultura del dialogo contro la discriminazione di ogni genere”. A fare da sfondo, non solo il colore rosso delle scarpe, simbolo di quel sangue versato dalle donne uccise dai mariti, amanti, compagni e familiari, ma anche il colore arancione, simbolo della campagna “Orange the world”, lanciato proprio dal club Soroptimist e che vede il coinvolgimento anche della Royal Team Lamezia, la squadra di calcio a cinque femminile che milita nel campionato di serie A. Domenica le ragazze giocheranno con un polsino arancione, mentre alcuni palazzi simbolo di Lamezia, come quello dei servizi sociali e del complesso del San Domenico, verranno illuminati di arancio.
E gli studenti, i giovani, quelli che spesso vengono chiamati in causa come esempi negativi, oggi hanno dimostrato la loro concreta presenza nel corso di queste celebrazioni: presenti gli studenti del Liceo Scientifico, Classico, del Liceo “Campanella”, ma anche l’istituto tecnico “De Fazio” e quelli del “Da Vinci” e dell’”Einaudi”. E proprio questi ultimi, hanno messo in piedi un flash mob. Con questa nuova forma di comunicazione, si sono posizionati sulla scalinata dell’istituto Maggiore Perri e con un libro in testa hanno manifestato il loro No alla violenza. Il libro come casa, il libro come simbolo della cultura, una cultura che viene vista come unica via per cambiare la mentalità. “Un lavoro portato avanti soprattutto con i maschi, - ha sottolineato l’insegnante che li ha accompagnati nel percorso sul concetto di “possesso”– perché da loro parta il vero cambiamento”.
Claudia Strangis




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