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Lamezia Terme - “Chiediamo un incontro pubblico con i vertici della sanità e i giornalisti per avere chiarimenti sulla delibera, pubblicata sull’Albo pretorio dell’Asp, che ci toglie operatori”. Si tocca con mano la preoccupazione di alcune mamme dei minori che frequentano il Servizio di recupero e rieducazione funzionale dell’Unità operativa dipartimentale Fragilità e cure intermedie di Lamezia. Antonia Palazzo, Elisabetta De Vito e Antonella Mandaliti fanno parte del comitato (di cui è portavoce Claudio Mercuri) di genitori di bambini con problemi di psicomotricità e logopedia. Il loro cruccio è enorme alla luce del nuovo Piano triennale del fabbisogno del personale, con l’organico che passerà complessivamente da 23 figure a 19. Da qui, la domanda carica di angoscia delle mamme: “Quindi, è normale chiedersi: che fine faranno i nostri figli che sono in carico a questi operatori?”. Non solo. Le tre mamme vorrebbero anche conoscere “il motivo che sta alla base di questo provvedimento”.

“I nostri bambini non hanno un piano terapeutico, nel senso che non c’è né una relazione della psicologa né della psichiatra, perché sono figure che mancano. Mio marito, Claudio Mercuri, portavoce del comitato, ha lanciato un appello indirizzato ai vertici della sanità. L’ex commissario dell’Asp, Giuseppe Fico, ci ha quindi incontrati, manifestando la sua volontà di spostare questa struttura in luoghi più idonei, considerata la condizione che c’è. Ma non se ne è fatto nulla. Comunque, dopo tante lotte, finalmente ci hanno mandato la tanto attesa logopedista” spiega Antonia Palazzo. Che non nasconde le difficili situazioni con le quali le famiglie sono costrette quotidianamente a fare i conti.

“I nostri bimbi - continua Antonia - in mezzo a mille ostacoli vanno avanti. Fanno le cure. Ci sentiamo di ringraziare gli operatori del centro di riabilitazione, che ci hanno dato una grossa mano. Avendo, purtroppo, problemi serissimi, i nostri bambini devono avere cure tutta la settimana, non solo due giorni. Chiediamo dunque continuità, perché una volta superati i dieci anni, dove li portiamo questi bambini? Siamo costretti ad andare fuori, non avendo le figure specifiche. Oltre al danno, la beffa. Ma noi non molliamo fino quando non avremo risposte certe. Andremo avanti, perché i nostri figli devono avere cure specifiche”. Le mamme, e tutto il comitato, hanno quindi la ferma intenzione di non desistere e, dopo il primo appello all’Asp a marzo da il lametino.it, oggi si ritrovano per invitare ulteriormente chi sta nelle stanze in cui si prendono le decisioni a non lasciarli soli.

Giuseppe Maviglia

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