
Lamezia Terme – Un premio al giudice Romano De Grazia in una lunga serata al teatro Grandinetti che l’ha visto ripercorrere le fasi della legge Lazzati contro gli scioglimenti dei consigli comunali e commentare, inevitabilmente, il terzo per infiltrazioni mafiose in città. ”Non faccio un discorso strumentale sul piano politico – ha affermato - non l'ho mai fatto. Io amo parlare senza ipocrisia, e a Lamezia basterebbe stare attenti, perché alle cene, ai comizi, si vede chi c'è sotto il palco, si vede chi appoggiano le benemerite famiglie degli Iannazzo e dei Torcasio".
E nonostante, dal buio della platea, si sia sentito qualcuno urlare “basta” durante il discorso, il giudice ha voluto ribadire il suo concetto: “Perché è proprio questa l’occasione di parlare con la mia gente”. Il riconoscimento Federico II, giunto alla quarta edizione, è stato organizzato dal Lions Club di Lamezia in collaborazione con l’associazione "I Vacantusi". Alla cerimonia ha partecipato anche il presidente del Lions club lametino Giovanni Garofalo.

Una targa conferita al magistrato lametino, già presidente onorario aggiunto presso la Corte di Cassazione, Fondatore del Centro Studi Nazionale G. Lazzati e autore della Legge omonima contro il voto di scambio, per una serata ricca di riflessioni e di spunti. L'obiettivo del riconoscimento è quello di sensibilizzare i cittadini lametini su tematiche culturali e sociali. Il riconoscimento, non è come specificano "un premio", ma rappresenta un atto di stima per i traguardi raggiunti da personaggi lametini che si sono distinti in un particolare ambito affinchè siano un esempio positivo per le generazioni future.
“Il senso della scelta del giudice Romano De Grazia – affermano - è quanto mai appropriata in questo particolare momento storico che sta attraversando la città di Lamezia Terme”. A confermare la scelta, il presidente del Lions Club Lamezia Giovanni Garofalo: "Non vogliamo premiare nessuno, è il presidente Romano De Grazia con la sua presenza e con il suo esempio che ha premiato noi tutti" e prosegue "prendiamo atto con umiltà di quello che Romano De Grazia rappresenta, dell'esempio che ha portato e che continua a portare".

Il giudice Romano De Grazia, nella lunga intervista con la giornalista Ketty Riolo, ha raccontato quello che è stato il punto fermo della sua carriera e della sua vita: la lotta alla mafia. E subito sottolinea, senza mezzi termini, che "c'era la possibilità di eliminare alla radice quel legame tra mafia e politica, e lo dobbiamo fare per le nuove generazioni per dare uno stato di diritto credibile, e ho lottato per la costruzione di questo stato di diritto".
Non tralascia quello che l'ha fatto sentire "tradito", per una legge che è stata trasformata in una legge "ridicolizzata" come la definisce lui stesso: “poi approvata ma mutilata, la Legge Lazzati: un disegno di Legge, che avrebbe stroncato il voto inquinato, scongiurando anche il pericolo di un eventuale scioglimento dell'ente locale".
Il giudice De Grazia sottolinea poi: “Io mi sono proposto con questo disegno di Legge di bloccare il voto di scambio che è all'origine di ogni corruzione, era uno strumento di agile di semplice applicazione" ma ci tiene ad evidenziare anche il paradosso normativo che da anni lo tormenta: "Colui che è sottoposto a sorveglianza speciale non può votare né presentarsi, però se attorno al suo nome raccoglie voti, quei voti sono validi".
A.B.

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