
Lamezia Terme – “Il mercato coperto di Nicastro è prossimo al capolinea”. Lo sconforto è grande. Ma i commercianti sono lì. Ogni giorno. In mezzo a mille difficoltà, a fronteggiare una “crisi nera” che sta mettendo a dura prova le loro attività. E in effetti il quadro è desolante: pochissime persone in giro per la struttura a due piani in centro città e molti box sfitti. Il giudizio degli operatori è unanime: “Il mercato sta morendo. Ad andare bene è la grande distribuzione, e noi piccoli siamo destinati a chiudere, perché non è possibile fare tanti sacrifici per poi incassare pochi euro al giorno”. Addirittura, c’è chi, pur demoralizzato, si spinge a fare dell’amara ironia, che comunque fotografa alla perfezione il contesto: “Il lunedì, in questi spazi, potremmo giocare a pallone, perché non c’è anima viva nel mercato. L’unico giorno in cui si lavoricchia un po’ di più è il sabato. Gli altri giorni, se siamo chiusi, non se ne accorge nessuno”.
Ma non è tutto. I commercianti si sentono ulteriormente penalizzati “da quando lo spazio prima adibito a parcheggio qui fuori è stato trasformato in area pedonale. Ora non si ferma più nessuno – aggiungono - perché non si sa dove lasciare l’auto. Ma non c’è un altro aspetto: questo deserto uccide anche il rapporto umano, perché qui non si compra soltanto, ma si ha soprattutto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il commerciante di fiducia e di ricevere i suoi consigli. Sono solo quei pochi anziani a comprare. Di coppie giovani, neanche l’ombra. Però, l’anziano, che magari vive da solo, spende pochi euro. Siamo arrivati proprio alla fine della corsa. Paghiamo le tasse con grande difficoltà”.

Un nodo spinoso, quindi, considerando che il mercato non è solo commercio, ma anche tradizione. E a rappresentare la memoria sono i discendenti degli storici “jiardinari”, che in tempi passati scendevano in città dalle zone montane dell’hinterland per vendere i prodotti dei loro campi e non solo. “Vengo qui da cinquant’anni. Accompagnavo mio padre da piccola. E ora, in mezzo a mille difficoltà, porto avanti il suo lavoro. Ho sempre fatto questo. E non voglio che si perda, ma oggi è davvero difficile” dice una signora anziana mentre pulisce con cura una cassetta di verdura. A fare bella mostra sui loro banchi merce chiaramente genuina (a prezzi contenuti), che proviene direttamente dai campi. C’è di tutto: frutta, verdura, uova fresche, olio, olive, conserve di vario genere e anche formaggi. “Noi produttori diretti dovremmo essere una categoria privilegiata. Invece, siamo ridotti proprio male”.
Giuseppe Maviglia


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