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Lamezia Terme - Welfare e cittadinanza: questo il binomio al centro della relazione tenuta dal professor Vincenzo Antonelli in occasione dell’incontro mensile della Scuola Diocesana di Dottrina Sociale della Chiesa tenutosi in episcopio alla presenza del Vescovo Cantafora, del responsabile don Fabio Stanizzo, e del presidente della Consulta dei laici Alfredo Saladini. Docente di Diritto Pubblico all’Università Luiss di Roma, Antonelli ha sviscerato un tema di grande attualità, fondamentale nella visione dell’attuale Pontefice ma storicamente presente nel contesto della dottrina sociale, il cui compito, secondo quanto dichiarato introduttivamente da Cantafora, è evangelizzare, anche e soprattutto in un aspetto sostanziale della vita dell’uomo come l’economia.

Antonelli, citando l’Evangeli Gaudium di Papa Francesco, definisce tuttavia “fastidioso per molti” il fatto che si parli di etica, della dignità dei deboli, di un Dio che “esige un impegno per la giustizia”. Ma parlando di welfare si parla proprio di questo: di dare una risposta ai bisogni fondamentali dell’uomo realizzandone la dignità all’interno di una comunità responsabile. Tuttavia i concetti di welfare e di cittadinanza, come chiarito da Antonelli in un breve excursus storico, viaggiano a lungo separati: lo sono ancora nell’Italia liberale di fine ‘800 in cui è solo la Chiesa ad occuparsi degli indigenti, e anche esigenze primarie come la salute “non sono bisogni esigibili”.

Qualcosa cambia con l’avvento del suffragio universale – che solo nel ’46 sarà allargato alle donne – quando “i bisogni di tutti hanno rappresentanza”. Ma a sancire definitivamente i principi del welfare sarà nel ’48 la Carta Costituzionale,  in cui trovano espressione legale i concetti di dignità, di uguaglianza sostanziale, di umanità, di rispetto della persona. Concetti pienamente evangelici, che Antonelli ritrova in passi cruciali della Scrittura come la parabola del Buon Samaritano o il discorso sulle Beatitudini, che si traducono in concetti di responsabilità, condivisione dei bisogni, solidarietà e partecipazione: anche in condizioni di crisi le leggi di mercato non possono dunque essere anteposte al bene della persona.

“E’ una questione di risorse” sottolinea Antonelli, ricordando l’incidenza di fenomeni come l’evasione fiscale ma anche del clientelismo, della corruzione, della mentalità mafiosa a causa dei quali, inevitabilmente, “diminuiscono i nostri diritti”: importante, al sud come al nord, il concetto di legalità.

Giulia De Sensi

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