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Lamezia Terme - Un luogo dove il tempo si è fermato e dove “l’animo umano si eleva fino a naufragare nel divino” : questa la Nocera Terinese dei Vattienti raccontata dagli scatti di Aleardo Grandinetti, in una mostra curata dalla storica dell’arte Elisa Polimeni, visitabile dal 4 all’11 aprile presso il Museo Diocesano. Sono foto ravvicinate, quelle di Grandinetti, che mescolano l’ordine alla tensione, con i protagonisti spesso posti ai margini e una serie di indizi che portano lo sguardo fuori dalla mera inquadratura, liberando i freni dell’immaginazione. Foto delicate, che dal sangue spostano l’attenzione agli sguardi e ai volti, frutto di uno studio durato anni e maturato grazie all’intuizione dell’artista di calarsi nella realtà sociale del luogo, fino addirittura ad affittare una casa per passare un’intera settimana a stretto contatto con i protagonisti dei suoi scatti, attori di un rito millenario che si racconta importato dai Templari e che sembra tuttora immune allo scarto della modernità.

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“E’ questo attualmente – dichiara l’autore – il modo migliore per raccontare il nostro territorio”. Dall’esperienza di Grandinetti – fortemente supportato da Elisa Polimeni e dall’associazione Angoli Corsari, di cui è la vicepresidente – nasce anche un breve e intenso documentario proiettato durante l’inaugurazione, che ha visto la straordinaria partecipazione del vescovo Cantafora. Fortemente sottolineato dal vescovo soprattutto “il contenuto evangelico insito nella pietà popolare” intesa come “ il luogo e il tempo in cui il popolo si sazia della Buona Notizia di Cristo morto e risorto”, e dunque come “ il grande patrimonio culturale e umano che la nostra terra possiede”. Anche la Polimeni rimarca “l’importanza di promuovere eventi che raccontino la realtà attraverso l’arte mettendo al centro l’uomo e in questo caso le emozione profonde che nascono in chi pratica il rito dei Vattienti”. “E’ il rito che si mescola all’arte – commenta il sindaco Mascaro presente all’inaugurazione – Quelli immortalati sono momenti che  riescono a superare gli anni, in cui la sacralità va al di là di quello che è il rito stesso.”

Giulia De Sensi

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